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Authority dei trasporti boccia Sblocca Italia: “Cambiare norme su autostrade”

Il presidente Andrea Camanzi, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha criticato l'articolo del decreto che introduce la possibilità per i concessionari di "proporre la modifica di elementi essenziali delle convenzioni in essere" e ottenere proroghe a fronte di investimenti nella rete. "Un ritorno a procedure del passato", "in deroga alla legge vigente" e "contrario a ordinamenti comunitari"

Il presidente dell’Authority dei trasporti, Andrea Camanzi, boccia il decreto Sblocca Italia. Durante un’audizione in commissione Ambiente della Camera, Camanzi ha detto che il testo determina nel complesso “un ritorno a procedure del passato incentrate, tra l’altro, sulla determinazione in via amministrativa di canoni, pedaggi e tariffe di accesso alle infrastrutture di trasporto”, in contrasto con la scelta di regolazione indipendente scelto con la costituzione stessa della neonata Autorità dei trasporti. Di qui la richiesta di una “espunzione o profonda rivisitazione” di disposizioni “derogatorie, incomplete e che generano instabilità”. Nel mirino le norme su ferrovie, aeroporti e porti ma soprattutto quelle sulle autostrade. L’articolo 5 del dl, ha ricordato il presidente, prevede che i concessionari “possano proporre la modifica di elementi essenziali delle convenzioni in essere quali i soggetti, l’oggetto, la durata, ed il valore economico delle stesse”. Di fatto, i gestori (leggi la Atlantia dei Benetton, il gruppo Gavio Toto) possono chiedere una proroga della concessione a fronte della promessa di investimenti nella rete. Una norma che “appare in contrasto con le norme istitutive dell’Autorità che pongono in capo ad essa il compito di stabilire i sistemi tariffari dei pedaggi delle nuove concessioni, di definire gli schemi di concessione da inserire nei bandi di gara e gli schemi dei bandi relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari, nonché di determinare gli ambiti ottimali di gestione delle tratte allo scopo di promuovere una gestione plurale e stimolare la concorrenza per confronto”.

Secondo Camanzi, “è del tutto evidente che le mutate condizioni del sistema autostradale, la complessiva riduzione dei volumi di traffico e le prevedibili richieste di ulteriori aumenti dei pedaggi sollecitano una riflessione sulla struttura delle concessioni vigenti. D’altro canto, allo scadere delle stesse, ogni nuovo affidamento dovrebbe essere oggetto delle procedure e delle modalità di individuazione del concessionario previste dalla legge in via ordinaria”. Al contrario il decreto presentato da Matteo Renzi il 29 agosto “introduce la possibilità di derogare a tali disposizioni e non assume come presupposto della ristrutturazione del sistema la prevista ridefinizione degli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali”. “Non possiamo, quindi, condividere l’impostazione dell’art. 5, che attribuisce al singolo concessionario la facoltà di predisporre un nuovo piano economico finanziario finalizzato a proporre l’unificazione di tratte, in assenza di provvedimenti dell’Autorità sugli ambiti ottimali di gestione”.

Conclusione: “Da una lettura di insieme degli effetti delle disposizioni” che riguardano i trasporti, contenute nel dl Sblocca Italia “sembrerebbe emergere un ritorno a procedure del passato”, “un approccio che, come noto, si pone in contrasto con gli orientamenti comunitari e con il modello di regolazione economica indipendente dei trasporti”. E non basta: Camanzi ha acceso un faro anche sul comparto ferroviario, sottolineando che “le ferrovie sono oggetto di una censura comunitaria e di una sentenza negativa della Corte di giustizia a causa del protrarsi di un modello di determinazione dei pedaggi in contrasto con il precetto comunitario in materia”, che “prevede che sia compito del gestore della rete quantificare la misura di tali pedaggi conformemente ai criteri individuati dal regolatore indipendente di settore, che è anche incaricato della vigilanza sulla corretta applicazione dei criteri medesimi”.