Trash-Chic

Trash-chic, non solo figli d’arte: quando le nuove generazioni si superano in creatività

Un buon esempio di aggregazione creativa e familiare sono i Castellini Baldissera, i Bonaccorsi Beccaria e i Marinella. In attesa della Fashion week che si annuncia sotto tono

Non solo figli d’arte. Ho un debole per le famiglie dai talenti multiformi. Un buon esempio di aggregazione creativa e familiare sono i Castellini Baldissera, i Bonaccorsi Beccaria e i Marinella.
Piero (Castellini) decora le case più belle d’Italia. Suo figlio Nicolò è un raffinato architetto. Sebastiano e Olimpia, gli altri due figli di Piero, sono entrambi fotografi provetti. Anche la madre di Olimpia, Milagros Branca, scrive e fotografa. Se poi vogliamo arrampicarci sull’albero genealogico, tra gli antenati illustri c’è quel Piero Portaluppi (nonno di Piero), architetto, maestro dell’eclettismo milanese. Da Son, lo spazio di design in via Zenale a Milano, affacciato sugli Orti di Leonardo, sono esposti i click d’autore di Sebastiano. Una goccia cristalizzata sul fondo di un vassoio che imperla un lavandino, dilatata, fermata nel suo attimo fuggente. Il mondo visto attraverso una goccia. La goccia di “Drop Effect“(questo il titolo della mostra) è stampata in tutte le sue declinazioni su alluminio, 50×60. La foto diventa quadro e visione. L’artista vive con animo zen in un centro di formazione olistica, la Osho Circle School, sulle colline del Montefeltro. Un’oasi nel verde per il corpo e la mente, un buen retiro per gli ospiti provenienti da tutto il mondo, che cercano, per l’appunto, visioni.

Ma ecco che il parterre di ospiti si lascia tentare dal prosciutto speziato della cascina della Cuccagna, dal cosciotto di maialino cotto al miele e dagli arancini del LùBar. Obbligatoria la pronuncia dialettale sicula: è stata la rivelazione della stagione. Acronimo di Lucilla, Lucrezia, Ludovico Bonaccorsi, ma anche di mamma Luisa (Beccaria, la stilista amata dalle star di Hollywood) che si sono inventati un ‘chiringuito’, che sembra un nido di boungaville, nell’Oasi di Vendicari a Noto. Nato per gioco, è diventato The place, dove andare per una granita di fichi d’india con il sole al tramonto che si infila nel canneto. E il chiosco si è fatto itinerante e, su un Ape a tre ruote tutto rivestito in tela di iuta, si è trasferito dalla Sicilia a Milano. Prime radici piantate nell’Orto Botanico dell’Accademia di Brera. E così Lucilla, stilista in erba, Ludovico, che si è autostroncato una carriera di assicuratore, Lucrezia, diplomata alla Saint Martins School londinese, scenografa “disoccupata”, tutti under 30, hanno dato sfogo alla seconda passione, quella di un fast food siciliano verace. Arrivano a destinazione, aprono il gazebo en fleur, si infilano i cappelli da chef e in friggitrice scoppietta una girandola di frittelle e croquette in salsa bucolica. Ecco la loro ricetta anti crisi.

Con Alessandro Marinella, figlio di Maurizio, un cognome che si è brandizzato, siamo già arrivati alla quarta generazione. Stiloso come le cravatte cucite a mano che da 100 anni sono al collo dei potenti di mezzo mondo, ha soli 19 anni, studia economia aziendale e si muove con disinvoltura tra amuse bouche di bufaline e bocconcini di parmigiana, griffati Larte, il risto più gourmet di Milano. È lui, con mamma Lia (che si occupa della comunicazione), ad aver inaugurato il negozio di Via Manzoni, una pre-ouverture della Fashion week che si annuncia sotto tono. Intanto hanno aperto a Tokyo e a Londra. E raccontano del gagliardo papà che si sveglia tutte le mattine alle cinque e qualcosa, apre lui personalmente alle sei e mezza la “bottega” storica di Riviera di Chiaia a Napoli, sette giorni su sette, compreso la domenica, ai primi clienti offre pure ‘na tazzulella ‘e cafè dal bar accanto. E Alessandro strizza di nuovo l’occhio al food, dopo il pastificio Gentile di Gragnano, un Marinella Bar è già nel cassetto. Con impegno e idee chiare la family brand passa asciutta e indenne attraverso il mar rosso della crisi.
twitter@piromallo