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Gaza, Israele avvia ritiro dell’esercito. Hamas: “Scelte che non ci impegnano”

Secondo il quotidiano Haaretz e alcune fonti locali, le truppe di terra stanno rientrando e nelle prossime 24 ore sarà annunciata la distruzione di tutti i tunnel conosciuti. Tel Aviv ha annunciato che non parteciperà ai colloqui in programma a Il Cairo per tentare di raggiungere una tregua definitiva. Hamas: "Noi ci saremo, in una posizione di forza"

Le truppe di terra di Israele stanno lasciando la Striscia di Gaza e rientrano dentro il confine. Come annunciato da Tel Aviv è partito il ritiro delle forze. In serata il premier Benyamin Netanyahu, in un discorso alla nazione, ha annunciato: “Le nostre forze stanno completando la neutralizzazione dei tunnel a Gaza” e hanno “distrutto migliaia di obiettivi terroristici”. Netanyahu, che ha disertato i colloqui di pace in corso al Cairo, ha comunque ribadito che l’operazione Margine protettivo ha il sostegno di Stati Uniti ed Europa e “continua”. Il Paese intende “rischierare” le sue truppe di terra inviate nella Striscia di Gaza secondo le proprie “esigenze di sicurezza”. “Chiederemo che ogni ricostruzione e sviluppo di Gaza”, ha aggiunto il primo ministro, “sia legata al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia”. Hamas, ha avvertito, pagherà “un prezzo intollerabile” se continua a lanciare razzi contro Israele. Per quanto riguarda Hadar Goldin, il soldato che si ritiene sia stato rapito da Hamas, Netanyahu ha assicurato che Israele “farà di tutto per riportarlo a casa”. La sua famiglia aveva fatto appello perché le truppe non lasciassero la Striscia. Il premier si è poi detto “dispiaciuto” per la morte di civili palestinesi, spiegando però che l’operazione è complessa a causa dei combattimenti in zone densamente popolate.

Hamas resta però fermo sulla sua posizione, nega la vittoria di Israele e dice che anche il ritiro non porterà a immediate conseguenze. “Sono scelte che non ci impegnano a niente”, ha detto, citato dall’agenzia palestinese Maan, il portavoce dell’organizzazione Sami Abu Zuhri, il quale ha sottolineato che Hamas “è pronta a continuare a combattere se necessario”, ma si regolerà a seconda di quello che succederà sul terreno. Un altro portavoce, Fawzi Barhum, in risposta alle dichiarazioni del premier israeliano ha detto all’Afp che l’organizzazione intende “proseguire la nostra resistenza fino a quando i nostri obiettivi saranno raggiunti” e ha negato che Tel Aviv abbia vinto sul campo. “Netanyahu – ha detto – vuole rivendicare falsamente una vittoria al suo governo e al suo esercito”.

I possibili scenari: ritiro di Israele e ritorno di Abu Mazen
Venerdì i combattimenti erano ripresi dopo l’annuncio di Stati Uniti e Onu di un cessate il fuoco umanitario di 72 ore. Il conflitto tra Palestina e Israele dura ormai da 26 giorni e ha già provocato oltre 1.650 vittime (78 solo oggi), la maggior parte delle quali tra i civili palestinesi. Ora per Israele la via d’uscita dall’operazione ‘Margine protettivo’ potrebbe passare attraverso la proclamazione della “vittoria” e il ritiro unilaterale delle forze di terra dalla Striscia di Gaza, per lasciare il campo a una prospettiva di ripristino almeno parziale dell’autorità del presidente palestinese Abu Mazen nell’enclave di Hamas. Tutti segnali vanno nella direzione di uno sganciamento israeliano senza trattative con Hamas. Secondo l’analisi di Dan Perry, pubblicata nella pagine dei commenti dell’edizione online di Yediot Ahronot, il giornale più venduto d’Israele, gli scenari a questo punto – magari in successione temporale ravvicinata – potrebbero essere tre. Come prima opzione, Israele potrebbe dichiararsi vittorioso e ritirarsi: a quel punto la speranza sarebbe che Hamas rallentasse fino a cessare il lancio dei razzi. Seconda possibilità evocata, c’è il fatto che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen riprenda il controllo del confine Gaza-Egitto: la Striscia di Gaza potrebbe incassare da parte sua un alleggerimento del blocco con una vera riapertura del confine con l’Egitto a patto che il valico di Rafah (l’unico alternativo ai passaggi controllati da Israele) torni – con la garanzia e la vigilanza egiziana – sotto l’autorità delle forze di sicurezza palestinesi fedeli al presidente moderato Abu Mazen: forze che erano state espulse dalla Striscia nel 2007 sullo sfondo dello scontro interno tra i laici di Fatah (partito di Abu Mazen) e gli islamici di Hamas. Infine come terza opzione c’è quella che l’Anp torni a controllare la Striscia: è quella più complessa da realizzare e al momento prevedibile – ammesso che vada in porto – solo in tempi più lunghi.

Hamas e Olp a colloqui di pace a Il Cairo
In serata è atteso l’arrivo della delegazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina nella capitale egiziana. Intanto anche Hamas ha annunciato di partecipare ai colloqui: “Andiamo al Cairo in una posizione di forza” ha affermato un portavoce del movimento, Mushir al-Masri. “E’ Israele che sta ora tentando di cambiare l’equazione e di negoziare pur continuando a sparare”. Tel Aviv diserta invece l’incontro.

Hamas: “Ufficiale morto in bombardamenti israeliani”
La nuova crisi è stata scatenata dall’annuncio del rapimento di un ufficiale dell’esercito israeliano da parte di miliziani islamici, durante il cessate il fuoco. Per questo le truppe di Tel Aviv hanno battuto casa per casa la zona di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Rimane comunque un giallo la sorte di Hadar Goldin, il 23enne ufficiale della brigata di fanteria Ghivati. Le brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno scritto sul proprio sito internet che “non sono a conoscenza fino a questo momento di un soldato disperso, o di dove si trovi, o delle circostanze della sua scomparsa”. Il gruppo ha affermato di ritenere che l’ufficiale sia stato ucciso in un bombardamento. “Abbiamo perso i contatti – ha sostenuto in un comunicato ripreso dai media israeliani – con il gruppo di combattenti che ha preso parte all’imboscata e crediamo che siano stati tutti uccisi in un bombardamento. Supponendo che loro abbiano condotto il rapimento del soldato, riteniamo che anche lui sia stato ucciso nell’evento”.

Israele: “Colpiti 200 obiettivi in 24 ore”
La breve tregua ha lasciato spazio a una nuova offensiva militare dell’esercito israeliano. Nelle ultime 24 ore sono stati colpiti 200 obiettivi nella Striscia di Gaza. I militari comunicano di aver attaccato cinque moschee dove erano nascoste delle armi, e l’Università islamica di Gaza, sostenendo che veniva usata come centro di ricerca e di fabbricazione di armi da parte di Hamas. Bombardamenti anche nella città di Rafah. Almeno 35 palestinesi sono rimasti uccisi nel bombardamento e negli attacchi dentro la città e nei suoi dintorni, secondo quanto riferito dal funzionario sanitario palestinese Ashraf al-Kidra, che ha aggiunto che il principale ospedale della zona è stato evacuato a causa degli attacchi. Mentre dalla Striscia continuano i lanci di razzi da parte di Hamas che colpiscono il sud di Israele, nelle comunità a ridosso della Striscia. Almeno cinque – dicono i media – sono caduti nella zona di Shaar Ha Neghev. Le sirene di allarme sono risuonate nelle località di Sderot e a Nahal Oz.

Renzi-Al Sisi: “Cessate il fuoco”
Intanto sul piano diplomatico Matteo Renzi e Al Sisi hanno lanciato un appello per un cessate il fuoco. Il presidente del Consiglio si trova in visita in Egitto e al capo di Stato ha rinnovato il sostegno alla proposta del Cairo “per la risoluzione della crisi a Gaza: è l’unica possibilità per uscire dalla crisi” ha detto Renzi. “C’è un’identità di vedute tra Italia e Egitto sull’iniziativa egiziana per mettere fine al conflitto a Gaza – ha confermato il presidente egiziano – Questa è l’unica in grado di apportare una soluzione effettiva e porre fine all’emorragia di sangue palestinese nella Striscia”. “Stiamo facendo molti sforzi con tutte le parti”, ha aggiunto Sisi. Renzi rilancia l’appello per l’immediato rilascio del militare.