Zonaeuro

Ue, Berlino non rispetta regole su bilancia commerciale. Ma Bruxelles lascia correre

La Germania si prepara a sforare per il quinto anno consecutivo la soglia del 6%, fissata dal pacchetto europeo "Six pack" per il rapporto tra surplus commerciale e prodotto interno lordo. In pratica, il Paese di Angela Merkel esporta troppo, con ripercussioni negative per gli altri 27 Paesi membri. La Commissione Ue avrebbe potuto imporle una multa da 3 miliardi di euro. Invece, stando alle ultime "raccomandazioni", ha deciso di chiudere un occhio

Anche la virtuosa Berlino è inadempiente. E in teoria rischia una multa da 3 miliardi di euro. Ma Bruxelles chiude un occhio. Possibile? Sì, a giudicare dal testo della “raccomandazione” che la Commissione Ue ha inviato alla Germania in giugno. Documento che, scrive La Repubblica, non accenna al nodo dell’eccessivo surplus commerciale tra tedesco. Si tratta del fatto che la locomotiva dell’Unione esporta troppi beni e servizi: nel 2013 la sua bilancia commerciale, cioè la differenza tra export e import, è risultata in attivo per la cifra monstre di 198,9 miliardi di euro. Un eccesso che crea problemi al resto del continente, perché si traduce in un rafforzamento dell’euro, ostacola le vendite degli altri 27 Paesi, tiene bassa l’inflazione e per quella via contribuisce pure ad aumentare il valore reale dei debiti pubblici. A tutto svantaggio delle economie più deboli. Ma non è solo questione di “buon vicinato”: il pacchetto di regolamenti europei “Six pack”, lo stesso che impone di tenere strettamente sotto controllo il debito, vieta di avere un surplus superiore al 6% del prodotto interno lordo per tre anni di fila. Ebbene, il Paese guidato da Angela Merkel ha già sforato per quattro volte e si appresta a farlo anche nel 2014. Non per niente lo scorso anno la Commissione aveva, come si usa dire, “acceso un faro” su questa situazione. “Dobbiamo esaminare bene la questione e capire se l’elevato avanzo tedesco danneggi il funzionamento dell’economia europea”, aveva detto il presidente Josè Manuel Barroso. Lo stesso che non perde occasione per ricordare a Roma che “i patti vanno rispettati”. Evidentemente, però, per Berlino il verdetto finale è stato di assoluzione. Non verrà sanzionata con una multa pari allo 0,2% del Pil, come prevedono le regole condivise. In tempi di continuo tira e molla sulla flessibilità, un precedente non da poco. Che Matteo Renzi potrebbe giocarsi la prossima volta che i “falchi” richiameranno l’Italia sul rispetto del Patto di stabilità e crescita.