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“Sarkozy come Berlusconi: fa la vittima e attacca le toghe rosse per tornare all’Eliseo”

Dopo il fermo per traffico di influenze e violazione del segreto istruttorio, l'ex presidente francese reagisce in diretta tv. E la stampa d'Oltralpe non ha dubbi: punta alle presidenziali con la stessa strategia che il Caimano ha attuato in Italia

Non esiste miglior difesa dell’attacco. Dopo 15 ore di fermo a Nanterre, alle porte di Parigi, e un’incriminazione per corruzione e diversi altri capi d’accusa, Nicolas Sarkozy ha reagito subito. E a suo modo, con l’intervista in diretta tv di mercoledì sera e le sue accuse forti (e insolite per un Paese come la Francia, rispettoso delle istituzioni) contro la magistratura. Gioca la carta della vittimizzazione. Come dicono ormai tutti a Parigi, Sarkozy si sta ‘berlusconizzando‘ sempre più. Il titolo di un articolo di Thomas Wieder su Le Monde riassume bene la situazione attuale: “Per meglio ritornare, Sarkozy si vittimizza”.

Perché, in effetti, una cosa è certa: nonostante tutto, malgrado l’umiliazione di uno stato di fermo (mai visto per un ex inquilino dell’Eliseo), l’ex presidente punta ancora a un suo rientro in politica, per le presidenziali del 2017. Neanche stavolta l’ha detto esplicitamente, ma frasi del tipo “guardo con costernazione lo stato in cui si trova questo Paese” e “niente mi fermerà nel mio desiderio di rivincita” fanno pensare chiaramente che l’idea è sempre quella, il suo chiodo fisso: approfittare del tracollo nei consensi di François Hollande e della sinistra, puntando sul suo ruolo di difesa della democrazia (da destra) contro Marine Le Pen. Per superare l’impasse attuale, l’idea è presentarsi come il bersaglio di un sistema giudiziario di sinistra (“Sono vittima – ha detto mercoledì sera – della strumentalizzazione di una parte della giustizia”). Proprio come ha fatto sempre Berlusconi.

“Ormai – scrive Wieder su Le Monde – Sarkozy fa pensare furiosamente a Silvio Berlusconi che, per anni e anni, si è imposto come vittima di un accanimento del sistema giudiziario per assicurare la sua sopravvivenza politica. Come il Cavaliere ieri, l’ex Capo di Stato vuol credere oggi che la sua battaglia contro una giustizia suppostamente ‘politica’ riunirà la destra, e al di là di questa, i francesi intorno a lui. E’ una scommessa rischiosa. Ma oggi, senza dubbio, è la sola che possa affrontare”. In Francia, almeno finora, al di là di tutto, forte è rimasto il rispetto nei confronti delle istituzioni, magistratura compresa. Per questo la strategia di Sarkozy non è obbligatoriamente vincente. Altri media, sul confronto fra Sarkozy e Berlusconi, ci vanno giù in maniera ancora più dura, con una buona dose di ironia. “Non ha il viso di cera – scrive Antoine Guiral su Libération – e i capelli corvini del vecchio pagliaccio italiano, rifatto in ogni parte del corpo dai chirurghi. Ma al di là del fisico, il parallelismo delle forme fra Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi è sorprendente: la stessa propensione a presentarsi come vittima dei giudici e della loro persecuzione“.

D’altra parte, proprio come è avvenuto nel caso di Berlusconi, anche per Sarkozy esiste ormai una strategia d’attacco pianificata per screditare la magistratura, alla quale partecipano tutti suoi collaboratori, amici e consulenti, a colpi di tweet, dichiarazioni televisive e voci diffuse sulla Rete in ogni modo con gli stessi obiettivi. Uno di questi è screditare uno dei due magistrati (entrambe sono donne) che hanno incriminato l’ex presidente. Si tratta di Claire Thépaut, definita come una ‘rossa’, antisarkozysta piena di pregiudizi. Nadine Morano, già ministro ai tempi della presidenza Sarkozy, sempre pronta a difenderlo con il suo piglio diretto, ha diffuso un tweet dove spiega che “la Thépaut, dopo la sua lettera aperta contro Sarkozy su Mediapart, è stata promossa. E sarebbe imparziale?”.

Molti media, siti e blog hanno rilanciato (con tanto di testo) una lettera aperta contro l’allora Presidente che il giudice avrebbe pubblicato su Mediapart, il sito che ha fatto emergere tanti scandali relativi a Sarkozy. Ma questa lettera, in realtà, è un falso. La Thépaut, in realtà, aveva semplicemente risposto (in maniera neutra e sobria) ad alcune domande di un giornalista del sito sul fatto che il ruolo dei giudici istruttori, come lei, era sempre più marginalizzato in Francia, che è semplicemente un’evidenza. Quanto alla promozione, non c’è mai stata. La Morano via Twitter ha pure inviato la foto di una lista di magistrati promossi, nella quale figura la Thépaut, ma si tratta solo di nomine interne, un atto amministrativo.

Il giudice è stata iscritta al Syndicat de la magistrature (Sm), tendenza di sinistra, ma questo non è illegale… Fra l’altro le accuse di bolscevismo alla magistratura francese da parte dei sarkozysti, che ricordano così tanto quelle dei berlusconiani in Italia, in Francia appaiono particolarmente fuori luogo. Nel Paese vige l’assoggettamento del potere giudiziario a quello esecutivo. I magistrati delle procure sono nominati direttamente dal ministero della Giustizia (anche ai tempi di Sarkozy) e non in maniera autonoma. Nel 2010, alle ultime elezioni sindacali all’interno della magistratura francese, Sm aveva raccolto appena il 32,1% dei consensi, mentre l’Union syndicale des magistrats (Usm), classificato a destra, aveva raggiunto il 58,9%. Come parlare di una giustizia ‘rossa’ in Francia?