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Sarkozy: “iperpresidente” alla ricerca del riscatto, tra Carla Bruni e la politica

Ritratto dell'ex inquilino dell'Eliseo, figlio di un aristocratico ungherese e di una borghese parigina di origini ebraiche. Dal desiderio di apparire tra belle donne e Rolex al polso fino alle riforme annunciate e mai realizzate

Un uomo sempre in corsa contro il tempo, perfino fisicamente, quando andava a qualche riunione da Presidente o meglio Iperpresidente, come lo chiamavano i francesi, ai tempi in cui era ancora in carica. Nicolas Sarkozy è sempre andato di corsa, perfino in vacanza, quando, sulla Costa azzurra, dalla villa della moglie Carla Bruni, presto la mattina, partiva per il suo jogging mattutino, seguito a distanza dalle guardie del corpo. Non si è mai fermato Sarkò, neanche negli ultimi tempi, quando non dava interviste, ma in realtà preparava il suo rientro sulla scena politica, in silenzio, dai suoi lussuosi uffici dell’ottavo arrondissement, nel cuore di Parigi. Solo oggi, forse, dopo il fermo della polizia, la corsa dell’uomo politico si è fermata davvero.

Figlio di un aristocratico ungherese e di una borghese parigina, di origini ebraiche, Nicolas nasce povero in un ambiente di ricchi. Il padre abbandona presto il nucleo familiare. Per Andrée Mallah, la madre, non è facile tirare su la famiglia da sola, a Neuilly-sur-Seine, il sobborgo parigino dei ricchi. La famiglia non è certo povera, ma arranca dietro il resto della comunità. Il piccolo Nicolas comincia la sua corsa contro tutto e contro tutti. Da ragazzino è soprattutto un appassionato di televisione, studente sveglio ma mediocre, in un ambiente classista e competitivo, dove l’obiettivo principale della jeunesse dorée è essere ammesso a una delle grandes écoles parauniversitarie, fucina dell’élite di Francia. Dove lui, peraltro, non riuscirà mai a entrare. Per mantenersi gli studi, però, comincerà a fare il commesso da un fioraio.

Alla ricerca disperata di un riscatto sociale, sarà la politica a offrirgli le sue opportunità già da giovanissimo, quando si imporrà contro tutti e contro tutti (e con molta astuzia, non priva di perfidia) sindaco proprio della sua Neuilly. Sarà l’opportunità per entrare subito in contatto con alcune delle famiglie più ricche di Francia, come Liliane Bettencourt, proprietaria di L’Oréal, che molti anni più tardi si ritroverà al centro di uno degli scandali, che ha colpito di recente Sarkozy.

Tanti aspetti della personalità dell’uomo politico possono essere spiegati rifacendosi ai suoi primi trent’anni. La tendenza allo show-off, la voglia di apparire, il desiderio di avere belle donne al suo fianco e Rolex scintillanti al polso, il suo lato bling-bling – dal look ostentato ed esibito – che rimanda allo stile berlusconiano scaturisce tutto da lì, da quel desiderio di rivincita, umana prima di tutto. Il suo passato è forse anche all’origine della sua capacità di capire il francese medio, a differenza dei tanti figli di papà che fin da piccolo lo hanno circondato e che costituiscono nella stragrande maggioranza dei casi la classe politica francese.

Dopo il primo turno delle presidenziali del 2007, dove quasi fino alla fine Ségolène Royal, la candidata della sinistra, era la favorita, Sarkozy prese la parola in diretta tv e fece un discorso a tratti commovente, dove parlava a chi in Francia aveva perso un lavoro o era sottopagato. Fu chiaro a tutti a quel punto che a vincere sarebbe stato lui, di fronte alla gelida e cerebrale rivale. Nonostante i limiti della sua preparazione o i dubbi, già allora, sulla sua etica personale, soprattutto nel rapporto con i soldi. D’altra parte, il fatto di non aver frequentato le grandes écoles ha avuto anche dei riflessi positivi sulla sua politica. Sarkozy non era formattato come i politici suoi coetanei, sia di destra che di sinistra. Non ragionava, almeno agli inizi, secondo schemi precostituiti. Dal 2007, al di là di tante iniziative deprecabili- tra cui la forte riduzione delle tasse per i più ricchi – iniziò una serie di battaglie, come la riforma di un’amministrazione pubblica. Oppure la sua idea di un sistema scolastico più moderno e più giusto. Sono tutti progetti che alla fine non è riuscito a realizzare, anche per l’opposizione dei compagni di partito, l’Ump, la formazione neogollista e tradizionalista.

Progressivamente, per mantenersi a galla, ha abbandonato tante delle sue sfide che facevano parte di un progetto più ampio, quello di fondare una nuova destra, più moderna, anche un po’ di sinistra, perché è diventato consapevole che il suo elettorato era quello di un Paese conservatore come la Francia. E c’era poco da fare. Le sue battaglie anti-Rom vanno interpretate in questo senso, per strizzare l’occhio a quel bacino di elettori, più che frutto di una convinzione personale. Perché se si ripercorre ancora una volta la sua storia personale, si scopre in Sarkozy, figlio di ebrei e di un immigrato ungherese, molta più tolleranza di quanto si immagini. E tanti amici di origini straniere. Al di là di una certa lucidità politica, innegabile, soprattutto a confronto con la limitatezza del resto del suo partito, quello che ha segnato il suo declino è stata una sfrenata voglia di rivincita. Per alimentarla occorrevano anche tanti soldi, che fosse per finanziare un certo stile di vita o le sue campagne elettorali.