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Iw Bank, blitz della finanza nei conti correnti dei soci-creditori di Ubi Banca

L'inchiesta sul "patto di controllo" della Popolare coinvolge anche un gruppo di società bergamasche riconducibili tra gli altri alle famiglie Percassi, Radici, Zanetti e Jannone. Oltre alla Diocesi di Bergamo

L’inchiesta della Procura di Bergamo su Ubi Banca tocca anche Iw Bank. Mercoledì nel primo pomeriggio, infatti, la Guardia di Finanza si è recata in forze nella sede centrale milanese della banca online dell’istituto popolare lombardo. I militari del nucleo speciale di polizia valutaria erano alla ricerca di documenti su finanziamenti concessi a clienti e finalizzati all’acquisto di azioni della capogruppo Ubi Banca. In particolare, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, le Fiamme Gialle hanno chiesto copia degli estratti conto dal primo gennaio 2007 fino al 31 dicembre 2012 di un gruppo di società e del loro sindaco.

Tra i conti passati al lentino, quelli della Quattro Luglio srl e della Venti Ottobre Spa (oggi cessata). Ovvero due di un più ampio gruppo di società che erano state create nel 2007 per convogliare l’interesse per Ubi da parte di una vasta compagine di imprenditori e famiglie bergamasche decise a unire le forze per investire sulla banca. Come per esempio Antonio Percassi, patron dell’Atalanta e dell’Orio Center, nonché ultimo azionista di Alitalia e creditore di Intesa Sanpaolo. Ma anche i Radici dell’omonimo gruppo tessile; l’ex parlamentare Pdl Giorgio Jannone, attuale presidente delle Cartiere Pigna; gli Zanetti che contano tra i loro l’ex numero uno di Ubi, Emilio e perfino la Diocesi di BergamoSenza contare Pecuvio Rondini nella doppia veste di azionista, nel caso della Quattro Luglio, e di presidente del collegio sindacale. Ruolo, quest’ultimo, che il socio promotore dell’associazione Amici di Ubi Banca ha esercitato anche in alcune società del gruppo Ubi tra le quali proprio Iw Bank, dal 2003 al 2009 e nel 2012.

E’ lui il sindaco il cui conto corrente in Iw Bank è stato oggetto delle attenzioni delle Fiamme Gialle. Del resto è sua la firma delle relazioni del collegio sindacale ai bilanci del 2008 di entrambe le società, dove per la Venti Ottobre si sottolinea che “gli amministratori hanno ritenuto di non dover svalutare il valore di costo di acquisto delle 1.758.818 azioni di Ubi Banca acquistate per quantità frazionate nei mesi da settembre 2007 a gennaio 2008 ed iscritte nell’attivo tra le immobilizzazioni finanziarie per complessivi 32.709.966 euro ad un prezzo medio pari a 18,59 euro superiore alla quotazione di Borsa del titolo al 30 giugno 2008 in quanto ad avviso degli amministratori, detta quotazione risente del clima negativo che da diversi mesi investe tutto il listino azionario, in particolare il comparto dei titoli bancari, mentre – in un’ottica temporale di medio-lungo termine, in linea con l’oggetto sociale che prevede ‘l’assunzione di partecipazioni a scopo di stabile investimento’ – il target price del titolo, secondo diversi analisti di alcune società di rating, è previsto comunque superiore al suddetto prezzo medio di acquisto”.

Commento analogo per la Quattro Luglio, con la differenza che le azioni comprate tra agosto e settembre 2007 erano 3.194.161 per un controvalore complessivo di 59.377.500 euro sulla base del medesimo prezzo unitario di acquisto, appunto 18,59 euro. Un valore che però il titolo Ubi, che oggi quota 6,7 euro, non ha più rivisto. Ancora da dimostrare, poi, se parte dei capitali investiti nelle azioni della banca provenisse dallo stesso gruppo bancario come trapela e, in tal caso, se siano state adottate le prassi per i finanziamenti in conflitto d’interesse. Quel che è certo è che il crollo verticale delle quotazioni ha creato non pochi problemi tanto agli azionisti quanto ai creditori delle società.

L’iniziativa della GdF si inserisce nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bergamo e, in particolare, nel filone che riguarda direttamente il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli e il presidente del consiglio di gestione di Ubi-Banca Franco Polotti, oltre al presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio, il vicepresidente Mario Cera, nonché i consiglieri dell’istituto Victor Massiah e Italo Lucchini.  Qui il pm indaga sul reato di ostacolo all’attività di vigilanza in riferimento a presunte gravi anomalie nella modalità di “comunicazione riguardo alle indicazioni dei vertici” di Ubi Banca che coinvolgono l’Associazione Banca Lombarda e Piemontese: quel gruppo di azionisti, insieme all’Associazione amici di Ubi, per l’accusa avrebbe messo in campo, senza che le autorità di vigilanza ne avessero conoscenza, un sistema di regole tale da predeterminare i vertici della popolare. In pratica, secondo gli inquirenti, il professore bresciano pilotava le nomine dei vertici del gruppo bancario di cui è azionista, ma anche concorrente per via del ruolo apicale in Intesa.

Il nome di Iw Bank, per altro, ricorre anche a proposito di altre operazioni di Ubi effettuate in conflitto di interessi. Come quella con cui il gruppo delle popolari lombarde nel marzo del 2009 aumentò le sua partecipazione nella stessa Iw BankUn’operazione “discriminante per i piccoli risparmiatori”, come spiegava Il Sole 24 Ore dell’epoca, con un ruolo di primo piano per la Medinvest, la merchant bank di Mario Massari, professore della Bocconi che ha sposato Laura Zanetti, figlia dell’ex numero uno di Ubi. Massari del resto è un uomo importante nella banca di suo suocero con incarichi di prestigio come la presidenza della Twice sim e della Twice sim research fino al completamento dell’integrazione di queste ultime proprio in IW bank.

Ma è anche un professionista con tanti impegni in cda di società lombarde con incarichi delicati come quello di sindaco della San Raffaele srl, società che provocherà più danni che benefici ad Ubi. Del suo ruolo nell’operazione Iw Bank – e dei relativi incassi via Medinvest – c’è traccia anche nelle carte riportate venerdì 20 giugno da Repubblica, sulle dichiarazioni rese alla Consob fra ottobre e novembre 2013  da Jannone grande avversario del duo Zanetti-Bazoli. “Mi risulta che un ingente somma di denaro sia stata pagata a favore del genero di Zanetti, Mario Massari, marito di Laura Zanetti, quest’ultimo top manager di Twice sim. Mi risultano inoltre consulenze affidate allo studio di Gregorio Gitti, genero di Bazoli”, è stata la dichiarazione citata dal quotidiano del Gruppo Espresso. Che riporta una ricostruzione, sempre di Jannone, in cui, Massari, azionista di riferimento di Twice sim attraverso Medinvest, avrebbe incassato 32 milioni di euro nell’ambito dell’operazione che portò Ubi al controllo completo di Iw Bank, fusasi poi con la stessa Twice sim.