Politica

Caso Spinelli, Furfaro: “Deciso tutto in 4 stanze”. Ma Maltese: “Scelta collettiva”

La scrittrice aveva deciso, in caso di elezione, non di non andare a Strasburgo. Poi ha cambiato idea. L'esponente di Sel - che a causa del dietrofront, non andrà in Ue - critica l'assenza di un processo democratico. Il giornalista di Repubblica eletto in Europarlamento: "Contenti che non fosse candidato di bandiera"

Prima Barbara Spinelli accetta di candidarsi per la lista Tsipras, specificando che, in caso di elezione, rinuncerà al seggio. Poi, trascorsi alcuni giorni dall’esito elettorale, fa dietrofront: andrà a Strasburgo. Quindi, niente più dimissioni. Una decisione che suscitato molte polemiche tra gli elettori,  Sel e Rifondazione comunista. Ecco cosa ne pensano Marco Furfaro (Sel), che a causa della scelta della giornalista ha perso il seggio al Parlamento europeo, e Curzio Maltese, l’editorialista di Repubblica eletto a Strasburgo.

Marco Furfaro: “Hanno deciso tutto in quattro stanze” – L’espressione “usati come carne da macello” adoperata a caldo, una volta appreso di essere il candidato “beffato” dal dietro front di Barbara Spinelli, non se la rimangia: “Niente è falso di quello che ho scritto. Alcune espressioni possono essere riviste. Ma ora mi interessa parlare del merito”.

La accontentiamo: cosa non ha funzionato in questo progetto?

Un processo politico così delicato, che ha visto il successo di una sinistra che si metteva insieme, aveva bisogno di due cose. Innanzitutto, la cura, non delle persone o delle sigle, ma di un processo collettivo. E la dovevano avere coloro che detenevano le redini del percorso. Secondo: la democrazia, da intendere non come un orpello ma come una pratica politica. A prescindere dai seggi e dai ripensamenti. Per quanto mi riguarda ho cercato di avere cura del processo politico e al di là di quello che stava succedendo non ho mai alzato la voce.

C’è quindi una responsabilità precisa dei garanti?

Non si doveva restare chiusi nelle stanze. Sono venti anni che perdiamo perché c’è chi guarda dall’alto in basso, chi parla di operai e non sa dove stanno. La responsabilità dei garanti è di tutti coloro che non hanno cura dei processi e della democrazia. Possono essere garanti, segretari, intellettuali. Io non personalizzo nulla, ci sono persone e persone, ma in queste ultime due settimane un processo politico è stato sequestrato. E invece avremmo bisogno di un milione di garanti, tanti quanti sono gli elettori.

Pensa che dopo questo contraccolpo il vostro progetto reggerà ancora?

Sì, se si fuggirà dal politicismo per cui la sinistra si mette insieme su tre o quattro individualità. La sinistra, per me, è un’idea del mondo, una visione della società. Invece, abbiamo preferito il politicismo alla politica. Ricostruire la sinistra significa rimettere insieme un processo politico aperto e partecipato. Serve una sinistra che sappia cambiare, cosa che in questi giorni non si è vista. È questa la vera voglia di chi ha votato la lista Tsipras, ma anche chi ha votato M5S e Pd. La sinistra di questo paese va al di là del 4% o di un partitino.

L’aggregazione della lista Tsipras andrà avanti o è destinata a finire?
Le formule organizzative vengono sempre dopo. La sinistra si costruisce con coloro che ci credono, nella lista Tsipras ma anche fuori di essa. Se qualcuno pensa che debba diventare escludente e minoritaria non sarò io a mollarla ma tutti gli elettori.

E Sel reggerà?
Sel è una comunità democratica in cui ci si rispetta e prenderemo una decisione collettiva. Si chiama democrazia. 

Curzio Maltese: “Basta, non serve terapia di gruppo”– Com’è andata veramente la vicenda delle dimissioni, poi ritirate, di Barbara Spinelli, lo chiediamo a chi da subito ha voluto che l’editorialista di Repubblica, di cui è collega, sedesse a Strasburgo: “Ci siamo trovati dopo le elezioni – spiega Curzio Maltese, neo-parlamentare europeo – con Barbara che, piena di dubbi, ci ha comunicato che sarebbe andata al Parlamento europeo. Noi tutti, chiamati a dare la nostra opinione, abbiamo detto che eravamo contenti e che non era giusto non fare il candidato di bandiera. 

Parliamo dei garanti?
Parliamo di Moni Ovadia, Marco Revelli, Guido Viale, Massimo Torelli e me. In quella riunione non ho sentito Luciano Gallino, ma mi dicono che la pensasse così. Noi pensavamo di chiedere a Barbara di non scegliere il collegio e di trovare un accordo o un sorteggio. Lei ha sostenuto invece che avrebbe scelto il collegio del Centro perché trovava inaffidabile Sel. Una cosa che ci ha sorpreso perché sia Sel sia Rifondazione sono stati entrambi leali e se non lo fossero stati non ce l’avremmo fatta. 

Perché questa idea?
Perché c’era il rischio che Sel non rispettasse la scelta del gruppo europeo (il Gue-Ngl e non il Pse, ndr). 

Quindi, è stata una decisione collettiva?
Sì, certo. Difficile da gestire, come è evidente, ma c’è stata anche una richiesta di Tsipras in tal senso ed eravamo tutti d’accordo che lei accettasse di fare la parlamentare. Anche se in disaccordo sulla polemica dura con Sel.

Difende comunque questa decisione?
Sì, anche perché non credo sia la cosa più importante a livello politico. Come garanti, io e Moni Ovadia, ci abbiamo messo un’ora a decidere. Per me è finita lì. Sono contento che venga al Parlamento europeo, anche se trovo ingiusto muovere accuse a Sel. 

E qual è il futuro di questa lista?
La lista è nata fuori dai partiti e in collaborazione con loro. Credo che continuerà così. Parlando però di problemi seri e concreti. Siamo partiti male perché siamo alla terapia di gruppo su scelte personali. Ora occorre dedicarsi ai temi concreti. Pochi sanno, ad esempio, che si vogliono privatizzare le tv pubbliche in tutta Europa.

Eppure in Rete lei viene accusato di non essere andato, come unico eletto certo, alla riunione dei comitati Tsipras, lo scorso sabato.
Vengo anche accusato di voler passare con i socialisti del Pse. Sabato, come è noto, ero alla festa di Repubblica a Napoli, impegno preso da due mesi. Forse ho il difetto di fare quel che dico.

da Il Fatto Quotidiano del 10 giugno 2016