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Giro d’Italia 2014, i colpi di Ulissi ed Evans in rosa

Se ci si era lamentati del meteo irlandese, la prima settimana in territorio italiano del Giro ha proposto una situazione paradossale ai ciclisti che speravano nel sole del Sud Italia. La pioggia ha reso viscido il circuito di Bari e il gruppo, dopo alcuni capitomboli ha scelto di non sfidare le insidie della strada e ha chiesto alla direzione di gara di provvedere all’annullamento del tempo nell’ultimo giro che ha visto sprintare solo chi era interessato al successo di tappa.

Nacer Bouhanni, appassionato di boxe, mette ko tutti e dopo l’abbandono di Kittel, il gigante abbattuto da una febbriciattola, si candida al ruolo di nuovo re degli sprinter. Il francese di origine algerina si conferma anche sul traguardo di Foligno firmando la personale doppietta, sempre davanti a Giacomo Nizzolo che inizia a odiare la seconda posizione. Da una doppietta all’altra si arriva a quella esaltante di Diego Ulissi. Il toscano s’impone a Viggiano e Montecopiolo con quello che sta diventando il suo marchio di fabbrica, tattica attendista, nessun errore e scatto bruciante negli ultimi 200 metri. Argentin, Saronni o addirittura il Cunego del 2004, i paragoni si sprecano nel tentare di inquadrare meglio il nuovo campione che tiene alto il nome dell’Italia in una edizione altrimenti avara per i colori azzurri. Proprio a proposito di azzurro, e di nazionale, gli scatti di Ulissi hanno fatto brillare gli occhi del C.T. Cassani che sogna, e noi con lui, uno scatto del genere al mondiale di Ponferrada. La maglia iridata è alla portata del toscano ma quella rosa, difficilmente potrà vestirla, forse potrà lottare per i primi posti di una classifica che dopo la salita di Montecopiolo ha visto l’avvicendamento australiano al vertice.

Il giovane Matthews, sorprendente vincitore di tappa a Montecassino, ha ceduto il simbolo del primato al vecchio Cadel Evans. Il capitano della BMC si è dimostrato il più lucido e in forma in questa prima parte di Giro e ha saputo sfruttare al meglio l’occasione che la disastrosa caduta della 6ª tappa ha creato.

Lo scivolone nei pressi della rotonda a una decina di chilometri dal traguardo, che ha fatto fuori diversi protagonisti della corsa, ha scatenato una polemica fra giornalisti, corridori e organizzazione. Nell’impossibilità e nell’inutilità di trovare dei colpevoli (la frittata era fatta), la colpa si scarica sulle strade italiane che di certo non godono di un ottimo stato ma ancor più certamente non possono replicare a chi le attacca. La colpa delle cadute è dunque del manto stradale però se il manto rosa è saldamente sulle spalle di Evans, qualche colpa la si può imputare agli altri pretendenti al successo finale. Soprattutto Rigoberto Uran e Nairo Quintana avrebbero potuto osare di più quando la strada s’impennava. A Sestola per esempio, invece di dar via libera alla fuga che ha spalancato le porte del successo di tappa a Weening e congelato, fra tatticismi e marcature, i primi in classifica. I due colombiani, forse, attendono le salite alpine per sferrare attacchi decisi.

Il podio sembra già fatto, le ambizioni degli italiani possono spingersi fino al quarto posto, non oltre. A contendersi il ruolo di miglior italiano sembrano rimasti in gioco il già citato Ulissi che dovrà però capire quanto vale in una corsa a tappe, il giovane sardo dell’Astana, Fabio Aru che al momento si è distinto per regolarità e il temerario Pozzovivo visto a Sestola. Basso naviga a ridosso dei primi dieci posti e con le sue caratteristiche, per recuperare posizioni, dovrà farsi trovare pronto nelle grandi salite dell’ultima settimana. La cronometro piemontese e poi gli arrivi di “piratesca” memoria a Oropa e Montecampione, in programma la prossima settimana, proveranno a scaldare un Giro ancora avaro di emozioni. La colpa del mancato spettacolo non si può dare alle strade o ai percorsi perché da sempre, la corsa, la fanno i corridori.