Politica

Riforme: Renzi? Non sa dove va, ma ci va

Nessuno va così lontano come chi non sa dove sta andando, diceva di sé Oliver Cromwell. Anche Matteo Renzi non sa dove sta andando, ma ci va. Che non sappia dove sta andando, non lo pensano solo Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky e, prima ancora, Fabrizio Barca. Chiunque studi da una vita i problemi sui quali il Putto fiorentino è sinora intervenuto, resta basito dal tasso di improvvisazione che caratterizza i primi provvedimenti renziani: Italicum, Jobs Act e riforma del Senato.

L’Italicum consegna l’Italia a tre partiti personali, quelli di Renzi, Grillo e Berlusconi, eliminando l’opposizione di sinistra. Il Jobs Act sancisce definitivamente la condanna al precariato dei nostri figli, dicendo di volerla combattere. La riforma del Senato elimina il bicameralismo perfetto, e va bene, ma lo fa pensando che basti sostituire i senatori con consiglieri regionali per risparmiare miliardi: che è falso, si risparmiano sì e no centoventi milioni, e comunque se si trattasse solo di risparmiare, tanto varrebbe abolirlo del tutto.

Ma c’è una ragione più profonda per preoccuparsi della disinvoltura renziana: e anche su questo i “professoroni” hanno ragione. In un paese del cui dna fanno parte mussolinismo e berlusconismo, non si può toccare la Costituzione dando per scontato che siamo definitivamente guariti dall’atavica propensione all’autoritarismo. Le costituzioni servono anzitutto come garanzie contro il potere: se servissero solo alla governabilità, tanto varrebbe mettersi nelle mani di un despota illuminato. Poi si può discutere, con i professori, se convenga passare per difensori dello status quo: io, nel mio piccolo, farei delle controproposte.

Comunque sia: per ignoranza, per ambizione, per vocazione al comando, Renzi non sa dove sta andando, ma ci va, mentre chi forse saprebbe dove andare resta a recriminare nel deserto. L’istinto politico porta il Putto a correre innanzi al disastro, prima che il disastro lo raggiunga: dove ‘disastro’ significa non solo il declino, ma anche la definitiva disaffezione dalla democrazia, da cui sinora il movimentismo renziano ci ha preservato. Io spero solo che valga per il renzismo quanto si dice di solito per il grillismo: che almeno ci risparmi il Front National, o Alba Dorata.