Ambiente & Veleni

Ilva, approvata la nuova legge. L’Italia è fuori dalle norme europee

L’ultima legge di sanatoria per i mancati interventi di messa a norma dell’Ilva è una lampante violazione della direttiva europea IPPC sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento

Il Pd ha votato a favore (con il sostegno del centrodestra), SeL si è astenuta. Il M5S ha votato contro.

La direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) impone il rilascio di un’autorizzazione per tutte le attività industriali che presentano un notevole potenziale inquinante. Tale autorizzazione viene definita AIA (autorizzazione integrata ambientale) e può essere concessa solo se vengono adottate le migliori tecnologie disponibili e se vengono così rispettate determinate condizioni ambientali, per far sì che le imprese stesse si facciano carico della prevenzione e della riduzione dell’inquinamento che possono causare.

Mi stupisce che PD e SEL si dichiarino europeiste e poi aiutano l’Ilva a sottrarsi proprio a questa direttiva europea per la protezione dell’ambiente e della salute. 

Infatti da ieri la direttiva IPPC è facoltativa per legge al 20%. Sembra assurdo ma è così. ILVA potrà produrre anche se non rispetta il 20% delle prescrizioni dell’autorizzazione a produrre (la cosiddetta AIA, ossia autorizzazione integrata ambientale). E in quel 20% potrebbero rientrare proprio le prescrizioni più “toste” e costose, come la copertura dell’immenso parco minerali (grande come 150 campi di calcio), le cui polveri sporcano quotidianemente la città di Taranto e finiscono nei polmoni.
 
Ma poiché le leggi hanno valore generale, questa sanatoria si estende a tutti gli italici stabilimenti inquinanti che potranno beneficiare, per un ovvio principio di eguaglianza, del suddetto sconto del 20%. Potranno anch’essi non rispettare le prescrizioni al 20%. E così il governo, con l’aiuto dei brillanti parlamentari “ecodem” del PD, ha varato una delle cose più bizzarre che mente parlamentare potesse partorire. 
E’ come se voi poteste guidare senza mettere le cinture di sicurezza, senza mettere le frecce e senza fermarvi allo stop. E superano il limite di velocità 2 volte su 10.
Vi fermano i carabinieri e dite: sono a norma all’80%, non fatemi la multa.
 
Per L’Europa si è in regola se si rispettano le norme autorizzative al 100%. Per l’Italia invece da ieri si è in regola se si rispettano le norme anche solo all’80%. 

E le norme per uno stabilimento grande come quello dell’ILVA sono quelle fissate proprio nell’AIA. L’AIA è un’autorizzazione europea che, oltre che a tutelare l’ambiente e la salute, serve a costringere l’acciaieria A ad adottare le migliori tecnologie disponibili così come ha fatto l’acciaieria B. Se A adotta tecnologie “sporche” e B adotta tecnologie “pulite”, A avrà sul mercato un vantaggio competitivo su B in quanto non spende quanto B per rispettare l’ambiente e la salute. I proprietari di A useranno quel denaro risparmiato per accumulare ancora più profitti (e magari portarli all’estero) o per far scendere il prezzo dell’acciaio che vende sul mercato, in modo da battere la concorrente acciaieria B. 

Tutto questo si chiama “concorrenza sleale”

Ecco perché quello che è avvenuto ieri, con l’approvazione dell’ennesima legge di sanatoria delle norme che ILVA non rispetta, è il colpo di grazia che pone di fatto l’Italia fuori dalle regole europee, accelerando la procedura di infrazione sull’ILVA avviata dalla Commissione Europea

Cosa è questa procedura? Lo ha spiegato il senatore Sollo (ralatore al Senato per il PD): “Giovedì 26 settembre 2013 la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, concedendo due mesi per rispondere, con l’ipotesi che il Governo italiano non abbia garantito il rispetto delle direttive UE da parte dell’Ilva di Taranto, con gravi conseguenze per salute e ambiente, e in particolare per la «mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell’acciaio”.

Già nel giugno dell’anno scorso i tecnici dell’ISPRA, deputati alle ispezioni e ai controlli, avevano rilevato nello stabilimento siderurgico gravi ritardi e violazioni delle prescrizioni autorizzative.

Ma la situazione, invece di risolversi nelle successive ispezioni, si è andata aggravando e si attende a giorni la relazione con gli esiti dell’ultima ispezione che riporterà l’elenco delle cose non fatte dall’ILVA oggi guidata da Edo Ronchi, un passato in Democrazia Proletaria, un passato prossimo nei Verdi e poi nel PD e un presente come subcommissario ILVA.

E poiché si incancrenisce la lista delle cose non fatte e delle violazioni alle prescrizioni AIA, ecco che è arrivata la sanatoria. Anche perché la prima legge Salva-Ilva (quella del dicembre 2012) era finalizzata proprio a realizzare l’AIA e la incorporava nella legge al fine di sconfiggere la magistratura che aveva posto sotto sequestro gli impianti. La Corte Costituzionale vincolava il proprio parere di costituzionalità di quella legge solo all’effettiva e scrupolosa esecuzione del cronoprogramma, che è invece saltato.
In questa situazione del tutto anomala che ha fatto il Parlamento? Ha messo una toppa.

Con la nuova legge approvata oggi in Parlamento, l’Ilva e altri impianti strategici possono essere autorizzati a produrre anche se non rispettano l’AIA integralmente in base all’articolo 7 comma 8 che consente l’attività produttiva a condizione che “siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno l’80 per cento del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”.  

Questo recita l’articolo 7 comma 8 del del decreto-legge 10 dicembre 2013, n.136, ieri convertito definitivamente in legge dal Senato
 
Che cosa significa questo?

Fate attenzione.

a) Le prescrizioni dell’AIA ILVA sono 94 (più due).  
b) La prescrizione n. 1 riguarda la copertura del parco minerali. 
c) E’ del tutto ovvio che con questa legge si sancisce la possibilità di non coprire il parco minerali (che vale solo l’1% delle prescrizioni).

Non solo. Quella norma consente di produrre anche se non sono state realizzate le prescrizioni. Basta che siano “avviati gli interventi”. Infatti la sapiente manina che ha redatto la legge precisa: “fermo restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”. Il che significa che è importante avviare un’opera di risanamento, non finirla nei termini temporali previsti dalle prescrizioni.
 
Con buona pace della Corte Costituzionale che richiedeva il rispetto rigoroso del cronoprogramma con la “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.
In sintesi, come abbiamo già detto, la legge si rispetta al 100% e non all’80%. E così pure le prescrizioni dell’AIA che sono state incorporate nella legge Salva-Ilva del dicembre 2012 che gli allora sostenitori oggi si pentono di aver fatto in quanto non può essere rispettata dall’ILVA. 

Se non si rispettava la legge del dicembre 2012 scattava per l’ILVA una multa fino al 10% del fatturato. Ora non più, la vecchia legge era “troppo severa” e andava cambiata. E l’hanno cambiata, proprio loro che nel dicembre 2012 giuravano trionfalmente che l’AIA sarebbe stata realizzata in tempi rapidi e che l’ILVA sarebbe diventata una fabbrica modello. Andate a leggere le dichiarazioni degli ecodem del PD.

Paradossale, vero?

Sullo sfondo di questa legge di sanatoria c’è la tragedia di Taranto, a cui per la verità il relatore del PD, il senatore Pasquale Sollo, ha fatto cenno con queste veritiere parole: “Per ciò che riguarda la perizia epidemiologica, i modelli adottati dai periti di parte nominati dalla procura di Taranto hanno attribuito per tutte le cause di morte, nei sette anni considerati: un totale di 11.550 morti, con una media di 1.650 morti all’anno; un totale di 26.999 ricoveri, con una media di 3.857 ricoveri all’anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie e cerebrovascolari. Gran parte delle sostanze rilevate nella perizia sulle emissioni sono state poi considerate in quella epidemiologica come «di interesse sanitario». Gli esiti sanitari per cui secondo taluni esiste una «forte evidenza scientifica» di un possibile danno che potrebbe essere attribuito alle emissioni del siderurgico sarebbero: mortalità per cause naturali, patologie cardiovascolari e respiratorie (queste ultime in particolare per i bambini), tumori maligni e leucemie”.
Non occorre aggiungere altro.