Economia

Corte dei conti chiede 234 miliardi a S&P: “Agenzie di rating non valutano la cultura”

Il Financial Times segnala il risarcimento astronomico chiesto per i downgrade all'Italia, perché "non hanno tenuto conto del patrimonio culturale". I magistrati contabili confermano ma frenano: "Azione in fase istruttoria, nessuna decisione è stata presa"

La Corte dei conti italiana chiede alle maggiori agenzie di rating internazionali, chiamate in causa per i downgrade dell’Italia, un risarcimento astronomico di 234 miliardi di euro. E’ quanto rivela il Financial Times, spiegando che nell’atto di citazione che Standard & Poor’s ha detto di aver ricevuto, i magistrati contabili avrebbero sottolineato l’errore fatto dalle agenzie nel non tenere conto dell’”alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese che universalmente riconosciuto rappresenta la base della sua forza economica”.

La notizia è stata presto confermata dalla Corte dei conti. “L’azione è stata aperta dal procuratore regionale del Lazio”, Raffaele De Dominicis, “ed è solo in fase istruttoria“, spiegano i magistrati contabili in una nota, precisando che potrebbe finire tutto con un’archiviazione e che è del tutto “prematura” qualsiasi quantificazione di eventuali risarcimenti. Mette le mani avanti anche lo stesso De Dominicis, che conferma l’esistenza dell’inchiesta contro Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, ma sottolinea che “l’indagine che non è ancora approdata a una decisione conclusiva”. I magistrati fanno infine sapere che l’aumentato spread e le sue conseguenze costituiscono base per le contestazioni alle decisioni di declassamento del debito pubblico italiano avvenute il primo luglio 2011, il 24 maggio 2011, il 5 dicembre 2011 e il 13 gennaio 2012.

Non si è fatta attendere la reazione delle “sorelle del rating”, che rispondono a muso duro. “Si tratta di accuse frivole, superficiali e senza merito”, attacca Standard & Poor’s in una nota in merito al maxi-risarcimento richiesto dalla magistratura contabile italiana. E anche Moody’s respinge le accuse: “Sono senza merito”.

La Corte dei conti, però, non è la prima a schierarsi contro le agenzie americane, che con i loro “voti” fanno tremare i mercati di tutto il mondo. E che troppo spesso si muovono in parallelo, alimentando i sospetti di chi sostiene che le decisioni di S&P, Moody’s e Fitch siano pesantemente influenzate da intrecci di proprietari e conflitti di interesse. L’anno scorso il pm di Trani, Michele Ruggiero, ha chiesto il rinvio a giudizio di alcuni dirigenti e funzionari di S&P e Fitch per manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata in quanto “attraverso artifici a carattere informativo fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari un’informazione distorta in merito all’affidabilità creditizia italiana”.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, pochi mesi dopo il presidente americano Barack Obama ha annunciato la presentazione di una causa da 5 miliardi di dollari contro Standard & Poor’s, accusata di aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, contribuendo in maniera determinante a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008.