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Rc Auto, lobby assicurazioni alza il tiro: “Tagliare risarcimenti per danni gravi”

L'Ania scopre le carte. Anche perché il Parlamento è dalla sua: depositati alla Camera tre emendamenti fotocopia secondo cui "è impensabile avere altri sconti sulle polizze senza intervenire su voci di costo come i danni alla persona". E, in particolare, a quelli legati a incidenti mortali o altamente invalidanti. Il giurista Bona:" Bufale e falsificazioni alimentate da una classe politica lobbizzata che sta svilendo i diritti fondamentali dei cittadini"

Rc Auto, la lobby delle assicurazioni alza il tiro ai danni gravi, anche perché sa bene che in Parlamento c’è qualcuno che la sostiene, visto che ci sono già ben tre emendamenti identici ad hoc targati Forza Italia e Pd che vanno proprio in questa direzione. Non bastava l’assedio al risarcimento dei danni lievi avallato dall’esecutivo di Enrico Letta, che ha inserito un comma ad hoc nel decreto Destinazione Italia, all’interno del capitolo sulla riforma delle polizze obbligatorie di responsabilità civile. L’Associazione Nazionale fra le imprese Assicuratrici (Ania) ha scoperto le carte proprio mentre l’iter parlamentare è ancora in corso e il provvedimento ha già ricevuto la sonora bocciatura della Commissione giustizia della Camera. “Nel 2013 le tariffe Rc Auto sono diminuite del 4,5% rispetto al 2012”, fa sapere in una nota l’associazione guidata dal vicepresidente di Telecom Italia, Aldo Minucci, sottolineando che secondo i suoi calcoli il risparmio complessivo per gli assicurati – che spesso, però, non coincidono con gli infortunati – “è stato di oltre 1 miliardo“. Poi la stoccata: “Per un’ulteriore riduzione occorre approvare subito le tabelle per il risarcimento delle lesioni gravi“.

“TAGLIAMO I PREZZI SE TAGLIATE I RISARCIMENTI PER DANNI GRAVI” – Il ragionamento della lobby delle assicurazioni è questo. Le polizze Rc Auto italiane sono tra le più care d’Europa, ma i prezzi da novembre 2012 sono già calati grazie (si fa per dire) al “prolungarsi della crisi economica e all’alto livello del costo dei carburanti, ambedue fattori questi che hanno limitato l’utilizzo delle autovetture. Un positivo impatto è stato poi determinato dall’entrata in vigore della norma che ha reso più rigorosi i criteri per il risarcimento dei danni lievi alla persona (colpi di frusta)”. Cioè la norma Monti che il governo Letta sta tentando di irrigidire ulteriormente, cancellando di fatto il risarcimento dei danni lievi con risparmi sui costi delle compagnie per l’Rc Auto stimabili intorno al 50 per cento. Un nodo su cui però la commissione Giustizia della Camera non è affatto d’accordo, non ravvisando “alcun ragionevole motivo per limitare il diritto al risarcimento di danni, escludendo le lesioni riscontrabili con diagnosi di tipo visivo (si pensi, ad esempio, al cosiddetto «colpo di frusta») che comunque, per quanto normativamente definite di « lieve entità», possono essere in varia misura invalidanti”.

Sarà forse per questo intoppo che l’Ania salta già al passaggio successivo e più sostanzioso per gli affari. “Per ridurre in maniera strutturale i prezzi è necessario però intervenire con modifiche normative sulle cause che determinano il maggior costo dei sinistri in Italia rispetto ai principali paesi Europei: i risarcimenti particolarmente elevati delle lesioni gravi (superiori al 9% di invalidità) – sostiene Minucci – e l’anomala percentuale di frodi che caratterizzano vaste aree del nostro paese. In particolare appare improcrastinabile l’approvazione delle tabelle che stabiliscano gli importi dei risarcimenti del danno biologico per le lesioni di grave entità. A questo riguardo è importante la decisione della Corte di Giustizia Europea che nei giorni scorsi ha ammesso la validità di una normativa nazionale che regoli i risarcimenti secondo valori predefiniti (appunto le tabelle). Speriamo che la recente sentenza della Corte di Giustizia possa stimolare il nostro legislatore a completare finalmente la normativa”.

GLI EMENDAMENTI FOTOCOPIA TARGATI PD E FORZA ITALIA – Quello che Minucci non dice è che la sua richiesta è stata accolta ancor prima di essere formulata. Da ben tre parlamentari che hanno avuto in contemporanea la stessa illuminazione. Tra gli oltre 1.500 emendamenti al Destinazione Italia che sono stati presentati alla Camera giovedì 23 gennaio, infatti, ne sono arrivati ben tre, identici, che vanno proprio nella direzione da lui auspicata. Portano la firma di onorevoli sia del Pd che di Forza Italia. Del resto, benché il campione della Rc Auto italiana sia la “rossa” Unipol, gli affari sono affari e non hanno colore politico. “L’emendamento si basa sull’assunto secondo il quale il 2/3 dei costi per le imprese di assicurazione riguardano i danni alla persona, mentre solo un terzo riguarda i danno alle cose”, spiega la nota illustrativa allegata a uno dei tre emendamenti fotocopia. Quello scritto sulla carta intestata dell’onorevole Antonio Distaso (Fi) che, come i colleghi Gianfranco Giovanni Chiarelli (Fi) ed Ernesto Carbone (Pd), propone l’inserimento di tre nuovi articoli nella nuova normativa, incentrati rispettivamente sul “danno non patrimoniale da morte subita dai prossimi congiunti”, sul “danno non patrimoniale dei prossimi congiunti del macroleso” e sulla “tabella unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale subito dai prossimi congiunti”.

“Se si vogliono abbassare le tariffe Rc Auto, quindi, è fondamentale affrontare tale tipologia di costo in modo efficace. Gli interventi sui danni a cose non saranno mai in grado da soli di garantire l’abbbassamento delle tariffe”, prosege la nota illustrativa. Nella quale si ricorda come la tabella sulle macrolesioni è in attesa di emanazione da più di 7 anni e che accanto ad essa “si ritiene di dover affrontare il tema dei risarcimenti del danno non patrimoniale dei prossimi congiunti, in caso di morte o lesioni gravissime che costringano il danneggiato all’assistenza continuativa per la realizzazione delle attività più essenziali per la vita quotidiana, finora disciplinati esclusivamente per via giurisprudenziale”. L’illustratore rileva quindi a titolo esemplare che “il 16% dei costi dei risarcimenti riconosciuti per il danno alla persona è riferibile ai danni da morte”. E sostiene che “in diversi Paesi europei non viene specificamente riconosciuto il danno non patrimoniale ai familiari della vittima di sinistro mortale e solo in alcuni Paesi esistono delle tabelle di legge per la monetizzazione del danno non patrimoniale”. Seguono grafici e tabelle senza precisazione della fonte, oltre a due note. Una dice che “come si può facilmente evincere dal grafico, la differenza è abissale. E’ impensabile avere tariffe più basse senza intervenire su tali voci di costo”. La seconda invita il governo a redigere la tabella “in modo scientifico e con la collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti”. Chi siano i soggetti coinvolti, assicurazioni a parte, non è però dato saperlo.

IL GIURISTA BONA: “UN’AUTENTICA FALSIFICAZIONE” – Non la pensa così l’avvocato Marco Bona, specialista in materia di responsabilità civile e risarcimento danni che ha seguito, tra il resto, il caso Thyssen Krupp, il disastro ferroviario di Viareggio ed è attualmente impegnato con la Costa Concordia. “Con tali emendamenti si introduce per l’ennesima volta una “delega in bianco” al governo per la fissazione degli importi da liquidarsi ai congiunti a titolo di danno non patrimoniale, così sottraendosi l’individuazione dei parametri concreti al Parlamento”, dice al fattoquotidiano.it a proposito della tabella.  Quanto ai dati presentati da Carbone, secondo l’avvocato si tratta di un falso. “Tale delega in bianco all’emanazione delle tabelle è giustificata con un’autentica falsificazione: infatti, si invita il governo a considerare che l’Italia sarebbe il Paese in cui si risarcirebbero i danni da uccisione nella misura più elevata in Europa, mentre invece ciò è smentito da ricerche indipendenti patrocinate dalla Commissione Europea; i dati citati dai parlamentari non sono assolutamente corretti e non considerano che al contrario, se si esaminano a livello comparatistico, come del resto è imprescindibile, i risarcimenti nel loro complesso (danni patrimoniali più danni non patrimoniali), l’Italia si colloca in linea con la media degli altri Stati membri europei, senza risultare costituire un’eccezione” (LEGGI QUI L’ANALISI). Per sintetizzare a scanso di equivoci: “E’ cioè smentito che l’Italia risarcisca di più rispetto a tuti gli altri Paesi europei, come, per esempio, la Francia, la Germania o il Regno Unito; l’Italia non è certamente il Paese meno generoso, ma non è neppure quello più generoso”. Non solo.”A differenza di tutta una serie di altri Paesi europei, le vittime italiane si trovano ad aspettare un risarcimento per diversi anni, senza ricevere neppure soddisfazioni morali in sede penale (i processi penali italiani relegano le parti offese a meri orpelli)”, aggiunge.

LA BUFALA DELL’EQUAZIONE TAGLIO RISARCIMENTI UGUALE TAGLIO PREMI – “Falso è altresì che il ribasso dei danni da uccisione sia tale da permettere una diminuzione dei premi, ormai lo sappiamo tutti che questo argomento è una bufala – prosegue l’avvocato – e comunque qualsiasi sia il ribasso non eguaglierà mai gli enormi risparmi delle assicurazioni“. Più in generale, secondo Bona gli articoli proposti sul danno non patrimoniale da morte subita dai prossimi congiunti e su quello del cosiddetto “macroleso”, “limitano in modo estremamente significativo e penalizzante i congiunti legittimati ad agire per il risarcimento sia nei casi di morte che in quelli di lesione del familiare, peraltro in senso nettamente contrario alle indicazioni più volte ribadite dalla Cassazione nell’ultimo decennio”. Obiezioni, poi, anche sul piano formale. “Tali emendamenti si pongono in assoluto contrasto con la Costituzione e con la Corte costituzionale, la quale ha chiarito che in sede di conversione non si può in alcun modo introdurre disposizioni nuove rispetto a quelle di cui al decreto-legge; in breve, trattasi di un’operazione incostituzionale in radice, la quale produrrà anni di penalizzazioni della tutela delle vittime in attesa di una sentenza della Consulta”. Infine le considerazioni su tutta l’operazione. “Se già le norme di cui al decreto legge erano abominevoli, questi emendamenti non possono che suscitare il disgusto più totale per una classe politica lobbizzata e che sta svilendo i diritti fondamentali dei cittadini – conclude – Grave infine, è che stia accadendo nel silenzio pressoché generalizzato della stampa”.