Cronaca

Papa Francesco, dalla “rivoluzione” alle prossime sfide: Ior, lobby e pedofilia

Gesti di tenerezza, rinuncia a "privilegi" e messaggi sociali dedicati agli ultimi e alle categorie in difficoltà. Così Bergoglio ha conquistato fedeli e laici imponendo una nuova immagine alla Chiesa di Roma. Ma i nodi cruciali hanno bisogno di tempo e di perseveranza rispetto alle resistenze dei potentati e quelle interne alla Curia. Per ora, la linea è quella utilizzata per il "caso omosessuali": parole di tenerezza per i gay ("chi sono io per giudicarli") ma condanna per l'attività di lobbying ("non è mai buona")

Ior, lobby e pedofilia. La rivoluzione di Papa Francesco in nove mesi ha abbattuto muri che soltanto un anno fa sembrava impossibile far crollare. Con una velocità record, a dispetto dei tempi biblici della bimillenaria Chiesa di Roma, Jorge Mario Bergoglio è andato subito al cuore dei problemi incarnando nel suo pontificato le richieste emerse nelle congregazioni generali che hanno preceduto il conclave che lo ha eletto. Soldi e sesso, ovvero Ior e pedofilia, i problemi contro i quali ha lottato nei suoi otto anni di regno Benedetto XVI. Francesco è ripartito proprio da qui dopo la fumata bianca avviando una riforma della banca vaticana, da molti osservatori considerata una “lavatrice di denaro sporco”, all’insegna “della trasparenza e dell’onestà”. Verifiche capillari su tutti i conti dello Ior, analisi accurate sulla provenienza dei soldi dei depositi, controlli sulle operazioni sospette – quelle segnalate sono ancora poche però – per evitare scandali come quello che ha visto protagonista l’ex capocontabile dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, monsignor Nunzio Scarano, che ha tentato di riportare in Italia dalla Svizzera 20 milioni di euro. Tra le ipotesi per il futuro dello Ior quella più apprezzata dal cardinale honduregno Óscar Rodriguez Maradiaga, chiamato da Bergoglio a coordinare gli otto “saggi” porporati che stanno aiutando il Papa nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia, è la trasformazione in banca etica. Una proposta che sarà valutata con attenzione a febbraio quando per la terza volta si riuniranno insieme con Francesco gli otto porporati e poi l’intero collegio cardinalizio per il concistoro nel quale il Papa imporrà le sue prime berrette rosse.  (video di Gisella Ruccia)

Altro muro abbattuto da Bergoglio in questi primi mesi di pontificato è quello delle potentissime lobby che hanno tramato all’interno dei sacri palazzi contro Benedetto XVI armando la mano del suo maggiordomo infedele Paolo Gabriele, all’origine della vicenda Vatileaks, ovvero della fuga di numerosi documenti riservati di Ratzinger. Francesco ha ammesso l’esistenza di una lobby gay, ma ha condannato e contrastato attraverso alcune rimozioni significative ogni tipo di lobby. Come, infatti, ha spiegato con chiarezza ai giornalisti sul volo che lo ha riportato da Rio de Janeiro a Roma, si “deve distinguere il fatto di essere una persona gay, dal fatto di fare una lobby, perché le lobby, tutte non sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”. Parole che hanno segnato l’ennesimo tabù rotto da Bergoglio che ha preso di petto, sulla scia di quanto aveva fatto con notevole forza Benedetto XVI, la lotta alla pedofilia. Proprio in questa direzione è stata la prima decisione presa dal “consiglio dei cardinali” che sta aiutando il Papa nel governo della Chiesa: sarà istituita una commissione per la protezione dei minori. Ma alle scelte di governo di Francesco si sono affiancati in questi mesi quei gesti di tenerezza che lo hanno fatto entrare nel cuore di milioni di persone, anche al di là della stretta geografia cattolica.

Significativi in questo senso sono stati la Messa dell’ultima cena celebrata con i detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo, la visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, il suo incontro con i malati durante le udienze generali del mercoledì e il suo aiuto concreto per i rifugiati che arrivano a Lampedusa e per i senza fissa dimora che dormono attorno alla Basilica Vaticana. Gli attacchi non sono mancati. Prima l’accusa di essere stato complice della dittatura militare in Argentina (1976-1983) del suo omonimo Jorge Rafael Videla, e poi quella di essere soltanto il protagonista principale di un’operazione di marketing messa in atto dalla Chiesa cattolica dopo lo scandalo Vatileaks. Dalla prima accusa Papa Francesco non solo è uscito completamente pulito ma, grazie anche a un’inedita e accurata ricerca del giornalista di Avvenire Nello Scavo pubblicata nel volume “La lista di Bergoglio” (Emi), sono emerse le storie di numerose persone salvate proprio da Bergoglio durante il regime di Videla. Alla seconda accusa, invece, è stato lo stesso stile pastorale di Papa Francesco, identico a quello dell’allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, a smentire senza ombra di dubbio che la sua elezione fosse soltanto un’operazione di marketing ecclesiale.

In Argentina sono ben note le messe di Bergoglio nelle “villas miserias” e la sua attenzione ai poveri rifiutando, proprio come ha fatto a Roma dopo la fumata bianca, di vivere nel Palazzo arcivescovile e di utilizzare auto ultimo modello per i suoi spostamenti. I temi principali del suo magistero a Buenos Aires, ripresi e sviluppati con un orizzonte universale a Roma e in particolare nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium“, documento programmatico del pontificato di Papa Francesco, sono tutti raccolti nel prezioso e utile volume “Riflessioni di un pastore” (Libreria Editrice Vaticana). In oltre seicento pagine di omelie, discorsi, lettere ai sacerdoti e ai laici della sua diocesi argentina emerge l’attenzione di Bergoglio verso le “periferie esistenziali”, espressione cardine della sua predicazione. In questo spirito la scrittrice Jeanne Perego ha voluto raccontare ai più piccoli la vita di Papa Francesco nel volume “Il nostro amico Jorge” (San Paolo) sostenendo l’attività della “Asociación Civil El Almendro” di Buenos Aires che si occupa di assistere bambini, adolescenti, adulti e famiglie che si trovano in situazioni di vulnerabilità e di rischio.

La rivoluzione di Papa Francesco ha altri muri da abbattere: la Curia “vaticano centrica” e “la lebbra della corte del papato” (copyright di Bergoglio). “Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri – ha scritto il Papa nell’Evangelii gaudium – devo anche pensare a una conversione del papato. A me spetta, come vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati a un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”.

Twitter: @FrancescoGrana