Ambiente & Veleni

No Tav, Caselli e l’eversione

Un intervento del Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli sul Movimento No Tav apparso il 22 ottobre sulla versione cartacea di questo quotidiano mi pare purtroppo confermare un teorema accusatorio “a prescindere”  formatosi nelle segrete stanze della Procura nei confronti del Movimento, e, come tale, non mi pare che contribuisca a rasserenare gli animi. Caselli in buona sostanza accusa il Movimento di una deriva eversiva e la fa addirittura risalire al periodo della “libera repubblica della Maddalena”. Mi permetto di dissentire in toto dalle sue affermazioni.

Vorrei qui ricordare che la “libera repubblica della Maddalena” nacque da una regolare concessione di suolo pubblico rilasciata dal Comune di Chiomonte ad un portavoce del Movimento No Tav . Non c’era quindi una occupazione abusiva (nessuno ne è imputato) e le attività che si svolsero in quel periodo furono tutt’altro che eversive, con concerti, dibattiti, interventi di intellettuali di vari schieramenti. Io, come tanti altri avvocati, andai più volte alla “libera repubblica” e ne ricavai la bella sensazione di un movimento pacifico e solidaristico.

Poi, secondo Caselli, ci sarebbe stata una escalation di violenza da parte dei No Tav. Ci sarebbe da disquisire sulla responsabilità del Movimento nel caso di lanci di pietre quando ci sono migliaia di persone a partecipare a delle manifestazioni, ma vorrei qui ricordare gli atti di violenza della polizia a Venaus con la gente inerme assalita nella notte e malmenata e vorrei ricordare altresì i lanci di lacrimogeni – che ancora oggi non sappiamo se essere o meno legittimi – scagliati ad altezza d’uomo. Così come vorrei ricordare i pestaggi di manifestanti all’interno del recinto occupato dalle Forze dell’Ordine, fatti sui quali la Procura della Repubblica ha dovuto attivarsi a seguito delle denunce del Movimento nonostante gli elementi di prova fossero già in possesso dell’autorità inquirente (Operazione Hunter).

In compenso la Procura si dimostra molto solerte nei confronti degli attivisti appartenenti al Movimento, inquisendo addirittura per procurato allarme chi si permette di collaborare con la giustizia depositando un esposto. Posso dire che questa apparente giustizia a due velocità forse non contribuisce a calmare gli animi?

Poi ancora, gli episodi contro imprese che lavorano nel cantiere o contro giornalisti. Perché partire dal presupposto che siano opera dei No Tav? Quali argomenti ha il Procuratore Capo per affermarlo considerando che sono ancora in corso indagini e che errori sono già stati compiuti, come riconosciuto dal Tribunale di Torino e dalla Suprema Corte di Cassazione? Del resto, in un mio post precedente ricordai come in passato il Movimento fu in realtà riconosciuto estraneo a fatti gravi di violenza che gli vennero imputati. Fino a prova contraria non vi è nessuna prova che i fatti denunciati da Caselli siano da attribuire al Movimento, che anzi si è dichiarato estraneo.

Detto questo, mi permetto di fare una chiosa. Se il progetto dell’opera si fosse accompagnato ad un reale coinvolgimento della popolazione, se davvero si fossero analizzati i dati forniti dagli esperti super partes, il cunicolo di Chiomonte non si sarebbe nemmeno mai aperto e la faccenda finiva lì. Se, una volta deciso di realizzare il cunicolo esplorativo, lo Stato non avesse usato la mano dura militarizzando la valle, forse gli animi non si sarebbero inaspriti. Se l’informazione dei mass media in questi anni non fosse stata tutta  smaccatamente, spudoratamente, a favore dell’opera, il Movimento si sarebbe sentito ascoltato e non escluso e la cittadinanza italiana avrebbe una visione oggettiva dell’opera. Se infine tutta la violenza fosse stata perseguita con lo stesso zelo, il Movimento non si sarebbe sentito “ghettizzato” e criminalizzato come oggi ingiustamente accade.