Cultura

Spinaceto, la villa romana è un parco di erbe spontanee e immondizia

spinaceto-resti-archelogiciSpinaceto. Una frazione di Roma, a sud del Gra, delimitata a nord e ad ovest da via di Mezzocammino e ad est dalla via Pontina. Tra i palazzi e le strade un’area archeologica, delimitata da alcuni anni da una cancellata che avrebbe dovuto preservarla. Contribuendo alla sua musealizzazione. Che non sembra essere stata mai davvero realizzata. Poco o niente, “dentro”. “Fuori”, nessuno cartello a segnalarne almeno l’esistenza. Nel 2009, a riqualificazione in corso, dall’Ufficio tecnico del Municipio, dichiaravano come, “l’opera di volontariato…non è stata sufficiente, nel corso degli anni, ad arrestare l’avanzata dei rovi ed il conseguente disfacimento dei reperti”. A distanza di anni, a lavori terminati, quasi nulla è cambiato.

Percorrendo, a piedi, il ponte di viale Caduti per la Resistenza, all’altezza di Viale Eroi di Cefalonia e via Alberto Gozzi, lo sguardo non è catturato da niente. Non dai palazzoni, altissimi, compatti, che prospettano sulle strade, talora delimitandole rigidamente. Neppure dalle file di alberi che con irregolarità segnalano i marciapiedi. Elementi distintivi dell’utopia urbana che il Prg del 1965 volle coltivare qui a Spinaceto, zona urbanistica del Municipio XI. A quel che sembra, abitando quei moderni falansteri e camminando su quei marciapiedi sconnessi e senza la più minima manutenzione, deludendo le aspettative iniziali.

Ci sarebbe l’area archeologica, proprio sotto il ponte. Ma non ci si fa poi molto caso. Se non fosse per la recinzione, una solida cancellata, con tanto di ingressi. Uno quasi in coincidenza dell’incrocio tra via Cozzi e via Eroi di Rodi, l’altro, sul lato opposto, proprio al di sotto del ponte. Entrambi sbarrati. Sempre. Per il resto, “dentro”, colpisce la presenza di verde spontaneo. Sull’intera superficie, una distesa  di erbe, rigogliose. Soprattutto, verbena, tarassaco, piantaggine e achillea. Qua e là anche piante di ailanto, che si concentrano particolarmente nel settore del terrapieno a ridosso del ponte di via Caduti della Resistenza. Un’ampia zona completamente invasa da rovi. Nelle vicinanza degli ingressi cartacce, qualche lattina, della plastica ed ogni altro genere di immondizie.

Nonostante tutto, le strutture antiche si riconoscono abbastanza bene. Anche se la loro conservazione in altezza è diseguale. Su un’area di circa 1200 mq. si allungano i resti della villa romana identificata nel corso delle indagini archeologiche realizzate nell’area tra il 1982 e il 1983. In quella circostanza è stato possibile acquisire informazioni che permettono di riferire l’impianto del complesso al I secolo a. C., preceduto da una frequentazione dell’area datata almeno al V secolo a. C., e a riconoscerne, attraverso mutamenti funzionali e successivi interventi costruttivi, un utilizzo fino al IV secolo d. C. Ora, si fa più fatica ad identificare le diverse parti, perfino a farsi un’idea d’insieme della villa. Certo si possono osservare ancora gli ambienti in opera reticolata con ammorsature in blocchetti. Così le parti in opera laterizia, a partire da quelle absidate identificate in un ninfeo. Come le strutture a blocchetti e laterizi, dalle quali provengono alcuni sarcofagi, riferite senza dubbio alla presenza di un’area cimiteriale. Ma in compenso non sembrano più visibili alcuni pavimenti a mosaico a disegno geometrico bianco-nero. Forse anche dell’altro. D’altra in queste condizioni, e dall’esterno, è difficile rendersene conto. Ed è un peccato. Perché, dopo anni di degrado ed abbandono, nel quale il sito era divenuta una discarica abusiva, e la sopravvivenza dei resti affidata ad occasionali pulizie di volontari locali, finalmente nel 2008 l’occasione.

La Delibera n. 17/08 con la quale il Consiglio Municipale, nell’ambito del Contratto di quartiere “Tre Pini-Mezzocammino” ed allo stanziamento di quasi 300mila euro da parte della Regione, votava la riqualificazione della villa. Un progetto in piena condivisione con la Soprintendenza archeologica di Roma. Nel quale erano inclusi la recinzione dell’area, interventi sulle muratura in vista, coperture all’interno delle quale porre alcuni rinvenimenti mobili, panchine per la sosta, la realizzazione di percorsi pedonali e di pannelli didattici. Oltre ad indagini  preliminari, attraverso alcune trincee di scavo, sulla rampa di discesa che unisce viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione a via Eroi di Cefalonia. Indagini che hanno rilevato l’esistenza di altre strutture, forse le terme del complesso.

La recinzione c’è, indubitabilmente. Anche se non è mai stata completata per intero sul lato a monte di via Eroi di Rodi. Anche se per l’intera lunghezza, ingresso compreso, sul lato sottostante il ponte di via Caduti per la Resistenza, è quasi coperta dalla vegetazione infestante che vi cresce da anni indisturbata.

Le strutture antiche variamente consolidate, in alcuni casi quasi ricostruite, rifacendo giunti e stilature. Probabilmente non del tutto in maniera propria, senza seguire i moderni criteri per il restauro archeologico. 

Le panchine, in legno, sono state fissate a terra in prossimità di una struttura lignea sulla quale forse era previsto di affiggere pannelli con le informazioni sul sito. Che invece mancano del tutto, impedendo di avere cognizione dell’importanza dei resti. Al pari dei percorsi pedonali di visita. Forse, semplicemente ma anche tristemente, rimasti irrealizzati.

In mancanza della fruizione e della “pubblicizzazione” in loco, la tutela e la valorizzazione del sito che l’impegno economico della Regione avrebbe dovuto assicurare, appaiono tutt’altro che raggiunti. Il coinvolgimento degli abitanti della zona, impossibile. La riqualificazione della villa romana rimasta a metà tra l’abbandono del passato e quello del presente. Quel che sarebbe dovuto divenire un luogo della cultura, insieme alla Biblioteca comunale “Pier Paolo Pasolini” di via S. Lorizzo, interdetto.

Rinchiuso in un recinto che probabilmente ne salvaguarda l’integrità ma lo derubrica ad un “fossile”. Ad uno spazio “rubato” alla Comunità. In un parco delle erbe spontanee. Peraltro chiuso.