Donne di Fatto

‘Va’ a dar via i ciapp’: non si eliminano gli stereotipi a colpi di mestolo

“Va’ a Dar Via i Ciapp” che sarebbe un bel vaf…nel nostro bel dialetto lombardo. La signora che pronuncia l’invito ad alta voce poi scoppia in una fragorosa risata. Riprende le sue sporte pesanti ed esce lenta dalla panetteria a pochi metri da casa mia.

Ho portato dal fornaio dove vado normalmente e dove c’è un bel giro di donne che “servono” nel senso reale della parola, gli articoli tra i più dibattuti di questi giorni, quelli sul ruolo della donna nella pubblicità. Ma ho privilegiato quelli scritti da donne colte ma col mestolo pronto come questo questo o l’ormai blockbuster della signora pdellina felice di servire, questo.

Quindi, circondata da massaie, (quelle che si fanno il culo intendo 1 marito muratore, 3 figli ecc ), donne di servizio plurietniche, alcune italiane, ho letto a voce alta gli articoli qui sopra.

Ci fosse stato Cesare Cantù, il regista de Il Corpo delle Donne, ne sarebbe emerso un video pasoliniano. “Va’ a dar via i pè!” grida allegra la sciura Maria rivolta alla Cirocchi autrice della memorabile frase nel blog di Grillo: “Dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per  marito e figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia”.

“Perché, Maria manda a quel Paese la Cirocchi?” chiedo sorniona. “Cara la mia tusa (ragazza) mi, dopo un dì che g’ho sgobà (che ho lavorato) di servire non ho minga voglia. Tè capiì? G’ol da fà (lo devo fare) ma preferisi andà a dormiì.”

Ah.
Impossibile continuare e leggere i due post di Silvia Truzzi che afferma che in Italia i diritti delle donne sono ormai conquistati (ma le giornaliste dove reperiscono le notizie?) o la altrettanto fantasiosa Lowenthal che “spazza via gli stereotipi con un colpo di mestolo”. “Ma io il mestolo glielo lascio volentieri alla sciura Lowen. Mì alla sera, sun stanca morta” continua Maria tra le risa diverrtite.

Io non ho riso degli articoli qui sopra, che ho trovato insopportabilmente lontani da chi lavora da bestia in casa e fuori. Ho trovato miserabile che le donne non vogliano capire: capiscono le proletarie e non capisce chi ha laurea e master?

Qui la questione è seria, e il dibattito non è intorno ai nostri gusti personali ma è intorno al potere di creare modelli da parte dei media. E’ il tema che noi dibattiamo da anni.

Ed è vergognoso che chi lavora nei media, come le signore qui sopra, finga di non sapere che gli stereotipi creati dai media creano modelli negativi, in particolar modo in un Paese con un tasso elevatissimo di analfabetismo funzionale e abbandono scolastico.

Il dibattito non è tra chi vuole servire o no. Vuoi scodellare la minestra? Scodellala. Non vuoi scodellarla? Non farlo. Scusate, ma chissenefrega.
Urge acquisire la capacità di pensare “noi” e non sempre e solo “io”, come ricorda giustamente Lipperini. Quando scrivo i post mi sforzo di rappresentare le fasce più deboli, bambine bambini, giovani, persone con scarsa cultura. A quelle persone fa male, molto male guardare una tv che, come ci ricorda il Censis  propone solo 4 modelli di professioni femminili contro centinaia di maschili. Alle bambine fa male guardare gli spot dove si vedono solo mamme che servono, perché quelle bambine cresceranno ingabbiate. Forse voi no, forse altre fortunate no. Ma la maggior parte delle persone nel nostro Paese ha bisogno di modelli a cui ispirarsi. E la tv e la pubblicità possono essere veicoli formidabili.

Come scrivo in “Senza chiedere il Permesso”, in Italia si è creato un cortocircuito per cui una certa destra e una certa sinistra agiscono per preservare i loro diritti. Berlusconi con le sue tv triviali ha trovato nei radical chic della moribonda sinistra degli alleati formidabili.

Ciò detto, sono stanca. Alcune qua fanno lo sforzo di pensare. Altre non rispettano il lavoro immane e gratuito che facciamo.

Ragionate prima di scrivere. E se anche volete servire a tavola, pensate per una volta che siamo una comunità. E che altre potrebbero avere bisogno di modelli positivi dalle pubblicità perché vivono in contesti miseri. Sostituite “io” con un più sano “noi” e il dibattito crescerà più interessante.

Ciò detto saluto le intellettuali senza anima e senza rispetto per le altre, così  come farebbe la fantastica Maria:  “Andà  tutt a dar via i ciapp”