Scuola

Scuola, anche Milano contro i finanziamenti alle private

Sulla scia del referendum consultivo di Bologna – il cui esito è stato clamorosamente disatteso dall’amministrazione, che lo ha di fatto ignorato, nonostante avesse confermato l’indisponibilità dei bolognesi ad appoggiare il trasferimento di fondi comunali alle scuole dell’infanzia private – il comune di Milano ha annunciato il taglio di 1,2 milioni dei contributi promessi alle scuole dell’infanzia private. Nel capoluogo lombardo sono circa 22.000 i bambini che frequentano le scuole dell’infanzia comunali, poco più di 2.000 vanno alle statali e 9.000 alle private, tradizionalmente e prevalentemente di orientamento confessionale.

Le scuole dell’infanzia – un tempo scuola materna – si dividono, come tutti gli altri ordini di scuola, in statali e paritarie. L’anomalia è che, per la legge di parità 62/00, tra le scuole paritarie dell’infanzia ci sono anche le comunali. Come si evince dai dati del Comune, a Milano esse sono in numero decisamente preponderante rispetto sia a quelle statali sia a quelle private. Ma sono scuole pubbliche: si tratta di una risposta massiccia dell’amministrazione locale, superiore alla media nazionale, alla richiesta di scuola dell’infanzia. A Bologna questa complicata questione si risolse in maggio, chiedendo nel quesito referendario di scegliere se destinare i soldi pubblici alle scuole dell’infanzia pubbliche o a quelle private.

Com’è noto le ristrettezze in cui versano le amministrazioni locali sono enormi, a causa dei mancati trasferimenti statali e regionali. Il Comune di Milano ha dunque dovuto stabilire alcune priorità, per continuare a garantire un servizio ritenuto indispensabile. Oltre ad altri tagli che riguardano anche gli interventi nella scuola pubblica (progetti, borse di studio), con il bilancio di previsione 2013 s’intende tagliare circa 1,2 milioni di euro alle scuole d’infanzia private, con le quali il Comune ha stabilito convenzioni (550.000 euro in contributi, 690.000 euro di fornitura di derrate alimentari, corrispondente agli ultimi mesi di quest’ anno).

“A Milano si sta registrando un incremento di iscrizioni alle scuole materne comunali, 22 nuove sezioni erano state aperte lo scorso anno e 4 quest’ anno. Da registrare anche l’apertura di 6 nuove sezioni statali dopo le 4 dell’ anno scorso a seguito di pressioni da parte del Comune nei confronti dell’Ufficio Scolastico Regionale. Per inciso va detto che, mentre nelle scuole statali e comunali la percentuale di bambini con cittadinanza straniera è in media del 30%, di cui oltre quasi il 90% nato in Italia, nelle paritarie è circa il 7%, di cui circa il 60% nato in Italia. Anche i bambini con disabilità sono diversamente ripartiti con una decisa presenza proporzionalmente più alta nel pubblico”, afferma Patrizia Quartieri, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio comunale di Milano. Insegnante, Quartieri si è fortemente impegnata sul fronte della scuola pubblica, in particolare a livello locale, per trasformare il contributo per l’acquisto di libri di testo, erogato dalla Moratti a tutte le famiglie, in un’erogazione proporzionale al reddito.

Tra grida allo scandalo delle associazioni dei genitori delle scuole cattoliche e osservazioni terroristiche da parte della Curia, che dal vento di laicità partito da Bologna non ha nulla da guadagnare (don Michele Di Tolve, responsabile della pastorale scolastica per la Diocesi ambrosiana, ha osservato che “Quanto prospettato metterebbe in seria difficoltà molte famiglie degli alunni e tanti lavoratori delle scuole paritarie, che fanno parte del sistema integrato dell’educazione»), Milano potrebbe indicare una strada percorribile. La priorità nella distribuzione di fondi pubblici va – sia in tempi di vacche magre, come questi; ma anche in un futuro, che si spera migliore – assegnata senza se e senza ma alla scuola pubblica.  Chiedere contributi a tutte le famiglie per finanziare con le proprie tasse anche le scuole private è condizione giudicata – persino dal punto di vista costituzionale – spesso negativamente. Un’ipotesi di provvedimento che si va a saldare con la campagna contro i buoni scuola e una grande iniziativa sulla difesa dell’art. 33 e contro il finanziamento ai privati che una serie di associazioni in difesa della Scuola della Repubblica e della Costituzione organizzeranno il 26 ottobre nel capoluogo lombardo.