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Guerra in Siria: se i militari Usa dicono no

Diceva il generale von Clausewitz che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Nell’attuale contesto mondiale e al presente stadio di sviluppo tecnologico degli armamenti e dell’economia, tuttavia, questa affermazione non è più valida. Dovremmo dire piuttosto che la guerra è la negazione della politica, intesa come sforzo di trovare una soluzione per quanto possibile comune e concordata ai problemi.  

Tutta la storia dell’umanità degli ultimi cento anni costituisce una conferma di questo assunto. Un altro giudizio celebre che potrebbe essere rivisto nel nuovo contesto è quello di Georges Clemenceau, secondo il quale “la guerra è cosa troppo seria per lasciarla ai militari“. Andrebbe corretto specificando che la guerra è una cosa troppo brutta e pericolosa per farla, e che lasciarne la decisione ai politici può risultare addirittura peggio. Quantomeno i militari, grazie alla loro professionalità in materia, sanno di che si tratta e che rischi può presentare.

Un esempio interessante in questo senso è costituito dalla presa di posizione del generale Dempsey, capo di Stato maggiore delle forze armate statunitensi, a proposito dell’intervento in Siria. Con rigore e professionalità il generale Dempsey ha messo in guardia dalle possibili conseguenze l’amministrazione Obama, che con incredibile faciloneria si appresta a scatenare l’inferno in Medio Oriente e nelle zone limitrofe.

Molto rilevante e fortemente contrario alla guerra è poi l’intervento su Facebook ed altri social networks di vari soldati ed ufficiali statunitensi, i quali mettono in risalto l’assurda e paradossale circostanza che dovrebbero scendere in campo, in Siria, a fianco delle forze di Al Qaeda, responsabili del più spaventoso massacro terroristico di cittadini statunitensi mai compiuto, con il tremendo attentato alle Torri Gemelle. Quest’ultimo, il cui effettivo svolgimento non è mai stato chiarito fino in fondo come hanno giustamente rilevato varie personalità, fra cui Giulietto Chiesa e Ferdinando Imposimato, è servito al governo statunitense come pretesto per scatenare varie guerre. E ora si trovano paradossalmente a scatenarne una in cui avranno come alleati i responsabili diretti e conclamati dell’attentato.

La guerra civile siriana è certamente un conflitto disumano nel quale varie e di varia provenienza sono state le atrocità. Ma proprio per questo risulta oggi folle continuare ad alimentare tale conflitto anche mediante il paventato intervento diretto che, come rilevato da Dempsey, sarà ben difficilmente contenibile come si illude l’amministrazione Usa. Per giustificare tale guerra, i media tendono a filtrare le notizie che potrebbero rappresentare un ostacolo alla guerra, come l’intervista del reporter di Associated Press ad alcuni guerriglieri islamisti che affermano di aver causato per errore l’esplosione dei gas forniti loro dall’Arabia Saudita.

Questa classe politica occidentale (e non solo italiana) è più che mai da buttare. Paradossalmente ma neanche troppo, dato che sanno di cosa si tratta, al contrario degli interventisti da spiaggia o da blog, i militari manifestano al riguardo un atteggiamento spesso più maturo e consapevole. Oltre ad esprimersi contro questo intervento, vari militari statunitensi tendono a mettere  in discussione in termini più generali il ruolo improprio e dannoso di gendarme del mondo che il loro Paese si è assunto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.

“Generale, l’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare”.  Così si concludeva una famosa poesia di Bertold Brecht. Anche questa andrebbe oggi riattualizzata, nel senso che anche i generali pensano e si esprimono, come dimostrato da vari episodi e prese di posizioni recenti, anche nel nostro Paese, su questioni che vanno dagli F-35 a critiche più sistematiche sull’uso dello strumento militare,  che vanno indubbiamente estese e valorizzate, per impedire che le forze armate divengano lo strumento cieco di politici irresponsabili e del complesso finanziario che li controlla.

Certamente, i militari che contestano la guerra devono trovare l’appoggio di un movimento di massa da costruire per impedire che il mondo scivoli verso la catastrofe per soddisfare le ubbie di potere di personaggi come Obama od Hollande che si stanno rivelando purtroppo non troppo meglio dei loro disastrosi predecessori Bush e Sarkozy.