Politica

Senatori a vita, da Abbado a Rubbia conflitti con Berlusconi. I sospetti del Pdl

Chissà cosa avrà pensato Silvio Berlusconi leggendo l'elenco delle quattro personalità, Claudio Abbado Elena Cattaneo Renzo Piano e Carlo Rubbia, che Napolitano ha nominato senatori a vita. Tutti e quattro hanno avuto da dire sull'ex presidente del Consiglio in passato. L'archistar disse dell'ex presidente del Consiglio: "Esempio terribile"

Chissà cosa avrà pensato Silvio Berlusconi leggendo l’elenco delle quattro personalità, Claudio Abbado Elena Cattaneo Renzo Piano e Carlo Rubbia, che Napolitano ha nominato senatori a vita. Tutti e quattro hanno avuto da dire sull’ex presidente del Consiglio in passato. E in più si aggiunge il sospetto da parte del centro destra che i quattro – “che lavoreranno in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte” sostiene Napolitano, possano avere simpatie per la parte opposta pur non avendo mai espresso una fede politica.

E così se il Pd, con il segretario Guglielmo Epifani, parla di “scelta indiscutibile” del Colle, il Pdl ribolle. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Restiamo in fervida attesa di un voto determinante nel quale i cinque senatori a vita, creati da re Giorgio, saranno determinanti per la sconfitta del centrodestra e di Berlusconi. Proprio di ben in meglio” dichiara il deputato del Pdl, Maurizio Bianconi. Rocco Girlanda coordinatore del Pdl umbro, adombra quasi il complotto: “Come diceva Andreotti delle volte a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca… le nomine dei quattro “moschettieri” a vita, in questa fase, non saranno strumentali ad un Pd claudicante in Senato? Credo proprio che oggi peccheremo in molti! Resterebbe comunque una manovra superflua perché sono i numeri del PdL a mantenere in piedi il Governo”. Anche la Lega ha la sua da dire: “Non vorrei mai che queste nomine possano assumere l’importanza che i senatori a vita ebbero nel sostegno del governo Prodi. Facendo due calcoli vedo nel nostro futuro con questa scelta un Letta bis con una rinnovata maggioranza. Chi decide le sorti del paese votando le leggi deve essere eletto non nominato” dichiara il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. 

Nel 2003, per esempio, il direttore d’orchestra a Tokyo, nella conferenza stampa di consegna del Praemium imperiale, aveva puntato il dito contro il conflitto di interessi: ” Sono un uomo di cultura, non sono un politico – aveva detto nel suo breve intervento -. Voglio leggere un testo scritto di recente dallo scrittore tedesco Peter Schneider: ”E’ compatibile che nella parte più antica e nel cuore culturale del continente europeo ci sia un uomo che controlla l’80% dei mezzi di comunicazione, e che, per di più, quest’uomo sia primo ministro?”. Spiegando poco dopo il senso del suo intervento, Abbado aveva aggiunto: ”Le mie affermazioni vanno intese nel contesto di un intervento che parlava della cultura e degli scambi tra culture diverse. Ho parlato di un dato di fatto innegabile, che ciascuno può interpretare come vuole. Ci sono cose giuste, che vanno dette, che non sono né di destra né di sinistra. Che vanno dette perché sono fatti importanti, non solo per l’Italia, ma nel mondo”.  Nel 2001 il musicista rivolse una critica gli italiani per la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi in una intervista al quotidiano francese “Le Figaro”: ”Se volessi essere gentile, direi che gli italiani sono dei ‘creduloni‘. Ma si possono trovare almeno altre due parole, meno benevoli, che incominciano e finiscono con le stesse lettere”.

Siamo a fine luglio 2005, quando invece scoppia l’affaire Enea. Lo scienziato e premio Nobel della Fisica, in alcune lettere ai giornali, bolla il cda dell’Ente nazionale per per l’efficienza energetica come “il branco” in mano ai partiti, e nonostante un curriculum straordinario e il riconoscimento universale delle sue competenze viene cacciato. Su di lui piovono pure le lagnanze di un senatore leghista, presunto ingegnere che aveva dichiarato: “Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente”. Rubbia, dal carattere ruvido riportano le cronache, era finito nel mirino per una lettera in cui esprimeva fortissime perplessità sulla gestione dell’ente da parte dell’esecutivo guidato Berlusconi: “Con la nuova legge si è voluto che il presidente dell’ente (l’Enea, ndr) avesse un profilo di altissimo livello scientifico internazionale. È però accaduto che il consiglio di amministrazione non venisse individuato dal governo con analogo criterio, ossia privilegiando quello di eccellenza delle conoscenze e esperienze acquisite nel campo delle attività tecnico- scientifiche. Avrei, forse, dovuto cogliere subito questo handicap di partenza e riflettere su quanto era, a quel punto, lecito e possibile attendersi da me. Senonché è prevalso sulle perplessità il mio forte desiderio di dare ciò che potevo al mio Paese, sostenendo costruttivamente l’Enea. È stato un errore. Un errore al quale si sarebbe potuto porre rimedio con adeguata sensibilità politica. Sensibilità che non c’è stata. La verità è  – argomentava Rubbia – che presidente e consiglieri di amministrazione parlano due lingue totalmente diverse. La carenza di sapere scientifico dei consiglieri, ha provocato un ulteriore deleterio effetto: il loro testardo compattamento in stile branco (con tutto il rispetto per le persone, ma il termine rende meglio l’idea), espressione di una mediocre difesa. Si è spesso detto dell’esistenza di scontri tra me e il cda: in realtà non ci può essere ‘scontro’ tra un gruppo compattato di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall’altra. Uno scienziato-presidente messo continuamente e sistematicamente in minoranza. Tale surreale condizione è frustrante, deleteria. I consiglieri hanno addirittura preteso di sostituirsi al presidente nel proporre il direttore generale. Ossia, rivendicando non solo il diritto (sacrosanto) di nominare il direttore generale, ma anche quello di proporlo a se stessi. Si è giunti al punto di chiedermi, avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una rosa di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale. Essendomi rifiutato di scadere nella burla, il Consiglio si è appropriato della ‘rosa’, con un solo e unico predestinato petalo. Mi sono allora rivolto al Tar e il tribunale mi ha dato ragione: la nomina era irregolare ed è stata annullata. Il paradosso è che la mia istanza al Tar avrebbe assunto connotati di un atto ‘sovversivo’, agli occhi dei consiglieri soccombenti nel giudizio. E ancora più sovversiva è ora ritenuta la mia richiesta che venga rispettata quella sentenza. Mentre infuria questo tipo di ‘altissima gestione’, l’istituto di ricerca è paralizzato”. Rubbia bacchetta nuovamente il Cavaliere nel 2008 quando rispondendo a una domanda sulla mancanza del ministero per la Ricerca risponde: “”Che ci voglia un ministero per la Ricerca evidente”.

Solo nel luglio di due anni l’archistar Renzo Piano (nella foto), non schierato in nessun partito ma considerato portatore di un’idea progressista dell’architetturaaveva bocciato sonoramente il Cavaliere: ”Berlusconi è un esempio terribile per il nostro Paese. L’Italia – aveva detto al Time magazine – non è una nazione egoista ma lui ha dato ossigeno alle parti peggiori della società. Non c’entra la destra o la sinistra, e’ una questione morale. Qualcosa che va oltre le sue donne, la corruzione e l’egoismo”. In una intervista dell’anno precedente al Corriere della Sera alla domanda se aveva visto La Milano 2 di Berlusconi era stato nettissimo: “Non ci sono mai stato. La prego, non mi faccia parlare di Berlusconi”. L’architetto poi aveva espresso simpatia per Beppe Grillo suo conterraneo: “E’ un caro amico, ci litigo spesso ma sulla forma, perché le sue battaglie civiche sono quasi sempre giuste”.

Anche la scienziata ha dovuto combattere una grande battaglia contro il governo Berlusconi per l‘esclusione delle cellule staminali embrionali dai bandi di ricerca pubblica in Italia. ‘Un abuso di potere” avevano scritto su Nature le tre ricercatrici, tra cui Elena Cattaneo, che nel luglio del 2009 avevano fatto ricorso al Tar del Lazio (poi bocciato) contro la decisione del governo di escludere dal finanziamento pubblico la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. ”Riteniamo infatti – avevano sottolineato le tre scienziate  che l’esclusione di questo tipo di cellule, legalmente utilizzabili e scientificamente importanti, costituisca un abuso di potere e che, pertanto, la nostra azione assuma una valenza sia sul piano politico che culturale di particolare rilievo nella situazione attuale del nostro Paese …. E’  già molto grave per la comunità scientifica cronicamente sofferente per la mancanza di finanziamenti, che il governo italiano abbia deciso di affrontare la crisi finanziaria tagliando i fondi per la ricerca, l’innovazione e l’istruzione e che il sistema di distribuzione dei finanziamenti pubblici usi modalità meno trasparenti di quelle che dovrebbero essere. Questo non solo – concludono le autrici dell’appello – per considerazione del lavoro dei ricercatori, ma anche (o soprattutto) di quello dei contribuenti da cui questi fondi derivano”.