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Albania, la rivoluzione a colori dell’artista-premier Edi Rama

La notizia è di quelle che fa battere il cuore, emoziona e produce speranza e perfino una certa  invidia per un paese che, fino a ieri considerato miserrimo, ora ci dà delle belle lezioni di civiltà. Edi Rama è il nuovo premier dell’Albania. A capo di una coalizione di centro-sinistra ha stravinto nelle elezioni  tenute domenica scorsa (affluenza alle urne del 90%) contro il rivale di centrodestra, il premier uscente Sali Berisha. Campagna coloratissima, ovviamente, lo slogan Voto 29 e il colore viola dappertutto, e lui, Edi  Rama, con la bella faccia sorridente e preoccupata da commissario Montalbano: potete vederne le curatissime immagini sulla sua pagina Facebook. (Evvai coi like!).O sul suo blog, che lui è anche scrittore e giornalista…

Sindaco dal 2000 al 2011 di Tirana. Il fatto che lui fosse un artista e un insegnante – docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Tirana- ha fatto sì che portasse nel suo mandato una  visione diversa nel governo di una città. Un sentimento forte di bellezza, non estetizzante, ma vissuto come necessità primaria di segno politico. Assieme all’eliminazione delle “barbarie” dell’abusivismo (oltre 500 edifici demoliti), la sua lotta è stata quella rivoluzionaria di colorare i palazzi della città, coinvolgendo nel progetto giovani, cittadini e artisti,  primo fra tutti  Anri Sala con cui aveva vissuto per anni in esilio a Parigi. Nel  pluripremiato video di Sala, Dammi i colori, del 2003 , girato di notte nelle strade di Tirana, si può sentire la voce di Rama che racconta il suo progetto, interrotto da un accenno dell’aria Recondita armonia della Tosca, in cui Cavaradossi si accinge a dipingere la sua amata cantando  “Dammi i colori…”.

“Il compromesso ha un colore grigio– dice nel suo discorso di un anno fa a Salonicco– e noi avevamo abbastanza grigio da durare una vita”. Il colore riporta la speranza e quando il colore si è diffuso in giro, l’animo della gente ha incominciato ad interrogarsi su cosa stesse succedendo lì intorno, e a vedere, e a credere, che di nuovo fosse possibile cambiare qualcosa, dal momento che qualcosa stava cambiando. Il colore cambiava la città, ed anche il loro quotidiano. E il loro futuro.

Il sindaco artista ha fatto poi piantare alberi (oltre 5500), mettere lampioni e sistemare le strade.  Ha creato una green tax che a quel punto i cittadini hanno pagato senza una protesta. Un pò per volta ha messo fuori gioco malavita e spacciatori  nutriti di degrado. E ha avuto la fortuna di scampare a due tentati omicidi.

Oggi, analizzando questa notizia con i colleghi dell’Accademia di Belle Arti, subito dopo i rallegramenti per le scelte elettorali del saggio popolo albanese, veniva da rimirare la distanza fra una civiltà che dà valore e rispetto al lavoro e al pensiero degli artisti e riconosce un plus nella possibilità che questi accedano da protagonisti- determinanti- del rinnovamento della cosa pubblica  e di un’altra, diciamo, cultura, in cui l’artista – e qui il termine suona immediatamente meno nobile- che decida di scendere in politica, incarni al massimo un campione di futile pressapochismo pasticcione e/o deleterio (e anche il caso Battiato, ahinoi, docet).

E si valutava se non convenisse , d’ora in avanti, a noi artisti e pure docenti d’Accademia, salire su quei gommoni, stavolta invertendo la rotta, su quel braccio di mare di Otranto…Certo il rischio è tremendo, casomai nessuno se ne accorge.

Ma, suvvia,  bando alle melanconie, oggi si festeggia: e quindi  lunga vita a Edi Rama, primo ministro artista albanese e alla sua bellissima rivoluzione!