Caro Mario,

non sono d’accordo col post che hai pubblicato oggi e ritengo inopportune le “esternazioni” di Battiato al Parlamento europeo. Sia per il luogo in cui sono state fatte che per il linguaggio adoperato. Parole a cui hanno fatto seguito le scuse: “Mi dispiace aver utilizzato un termine inappropriato in questo contesto, certo non volevo offendere le istituzioni”.

Sono anni che assistiamo allo stesso copione. Rappresentanti istituzionali che rivelando la propria inadeguatezza a ricoprire il ruolo, pronunciano parole  inopportune, offensive, persino volgari e poi compiono passi indietro con rettifiche e giustificazioni: “Hanno estrapolato dal contesto le mie dichiarazioni”, “sono stato frainteso”, “mi scuso non intendevo dire”. Apprezzerei maggiormente chi, dopo essere stato attaccato per le proprie parole avesse almeno il coraggio di affermare: “Ho detto proprio quello che volevo dire”. Se non altro dimostrerebbe di aver riflettuto prima di parlare sul senso e la scelta delle proprie parole. Mi spiace solo constatare che nell’elenco di chi parla a propria insaputa sia finito anche un intellettuale come Franco Battiato.

Tantomeno sono d’accordo su quanto hai scritto su Laura Boldrini. Non credo che la presidente della Camera abbia ricevuto, in quanto donna, giudizi migliori di quelli che meritava. La sua storia parla per lei. Ho apprezzato il discorso di insediamento alla terza carica dello Stato che metteva al centro della politica italiana il problema del femminicidio, solitamente messo ai margini dalla politica di casa nostra. Il suo giudizio di sessismo sulle dichiarazioni di Franco Battiato non è un “parlare a vanvera”. Sono convinta che Laura Boldrini non si troverà mai nella condizione di chiedere scusa per le proprie parole.

Un’ultima osservazione. In questo Paese, un milione di donne e di uomini hanno manifestato, il 13  febbraio del 2011, per dire che non erano in vendita. Una manifestazione che è nata sull’onda dell’indignazione per le rivelazioni sui comportamenti sessuali di Silvio Berlusconi. Dopo quella manifestazione il nulla. Non siamo tornate e tornati in piazza quando ci hanno tolto i diritti, quando abbiamo assistito a ladrocini, a menzogne, a tradimenti della Costituzione, a leggi ad personam o contra personam. Sono anni che ingurgitiamo di tutto senza nemmeno un goccio di olio di ricino. Nonostante tutto quello che è accaduto, alle elezioni non è avvenuta quella rivoluzione pacifica sperata: a mala pena abbiamo alzato il capino. Siamo in stallo. Pagheremo ancora per la nostra inerzia. Sembra che per suscitare una reazione negli italiani e nelle italiane, si debbano aspettare scandali sessuali, e per esprimere l’indignazione per la volgarità, l’arroganza e la protervia del potere che corrompe e distrugge la democrazia ci resti solo il ricorso coattivo a parole o a metafore sessiste che peraltro finiscono per stigmatizzare (solo) le donne.

E hai voglia a dire che si tratta di “senso lato del discorso”. Non ci sembrano sufficienti le parole corruzione, mafia, concussione, appropriazione indebita, compravendita di voti, violazione delle norme costituzionali? La parola “troia” pare peggiore della parola “mafioso” o “corrotto“?

Tutto sommato la prostituzione sessuale è una questione che riguarda un gruppo ristretto di persone. Il mercimonio dell’anima e di ciò che è intangibile avviene tutti i giorni, ci riguarda tutti. Sulla percezione di quella volgarità e di quel quotidiano tradimento siamo a un livello di ottundimento.

di Nadia Somma