Cronaca

Razzismo, in Italia c’è un grande problema. E Grillo non sa affrontarlo

C’è un problema, questo è certo, ed è grande come una casa, anzi come un palazzo. Le 11mila condivisioni del post in cui raccontavo la storia di Fabio Tozzo – l’italiano che quattro anni fa aveva colpito per strada due persone con un martello ed era stato immobilizzato dagli unici passanti che avevano avuto il coraggio di intervenire, due ragazzi nigeriani clandestini a cui per premio è stato poi concesso dalla Questura il permesso di soggiorno per un anno – e le 22mila condivisioni del post sul blog di Grillo in cui lui fa uno scarno (sono tre persone) elenco di immigrati (due clandestini, uno no) che hanno commesso reati sul suolo italiano, sono lì a dimostrarlo.

Questi temi – la sempre maggiore presenza di stranieri nelle nostre città o piccoli comuni, l’invasione dei migranti (siamo, insieme alla Grecia, il primo sbarco naturale per i cittadini africani), il disordine pubblico e lo stato delle nostre periferie urbane, l’illegalità diffusa in Italia – si mescolano nelle nostre coscienze e generano tarli che ci pungolano in maniere fastidiose che non riusciamo a far tacere, a tenere a bada.

Perché riguarda la questione fondamentale della nostra identità di italiani, se guardiamo bene.

Siamo infatti un popolo giovanissimo che ha mancato di passare attraverso la fase storica che ha fondato le identità nazionali degli altri Stati europei, la cosiddetta (per dirla alla Gobetti) rivoluzione borghese o liberale, ovvero quel processo che avrebbe dovuto farci riconoscere come popolo unito da una stessa identità. O, per dirla con la celeberrima frase che pare aver pronunciato Massimo D’Azeglio nel 1861, “fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”, cosa che appunto sarebbe ancora in fase di realizzazione. Siamo come un individuo che passasse dall’infanzia all’età adulta senza passare per la pubertà, l’adolescenza e la giovinezza, anni in cui si consolida il carattere, l’identità, la padronanza e la consapevolezza di sé.

Come possiamo non essere mossi da sentimenti così forti, fortissimi, non ancora sciolti dentro la razionalità e la consapevolezza, se noi per primi di fronte agli stranieri non sappiamo chi siamo?

È facile dire che il post di Grillo sia qualcosa di scritto in fretta e soltanto sulla spinta di una forte emotività. È troppo facile per Grillo metterla così, ma è anche stupido, perché è superficiale, vede soltanto il lato emotivo del problema. E con l’emotività non si va lontani – perché quella presto trascolora in un altro impeto emotivo – e di certo non si può far politica (e qui non cominciate a commentare che sono del Pd, non è così. Il Pd ha deciso di suicidarsi, fatti suoi, e qui non c’entra niente).

Ma vogliamo far finta di stare al gioco e fare un elenco à la Grillo di tutti gli immigrati, clandestini o meno, che contribuiscono positivamente ogni giorno a fare migliore il nostro paese?

Alì ogni giorno si alza alle quattro e va a scaricare all’ortomercato in mano alla ‘ndrangheta le cassette della frutta e della verdura che mangiamo.
Said ha costruito il palazzo in cui vivo.
Ahmed ogni giorno, per pochi euro e sotto caporali della mafia italiana, raccoglie i pomodori che finiscono nella mia insalata.
Mariana ogni mattina si sveglia alle sei, quando non fa il turno di notte, e accudisce i malati all’ospedale Galeazzi di Milano, lo stesso dove gli uomini delle cosche di ‘ndrangheta si incontrano per decidere i loro affari, con la complicità di uomini – italiani – del nord e del sud.

C’è bisogno di continuare? A cosa servono le liste? C’è bisogno di dire che le liste ricordano qualcos’altro, di ben più amaro e difficile da cancellare dalla memoria?

È poi: stata davvero fatta l’Italia? Forse sì. E noi italiani?

Perché nessun movimento politico è in grado di affrontare seriamente, ovvero in maniera matura, questo tema fondamentale e necessario? Le migrazioni non si fermano. Esistono. Come siamo migrati noi e abbiamo ricominciato a farlo, così gli uomini si spostano da condizioni di guerra verso condizioni di pace e da condizioni di povertà verso condizioni di ricchezza. Questo è. La realtà non si può cambiare.

C’è qualche movimento politico che riesce a dire qualcosa di sensato oppure bisogna prendere atto che è proprio vero che dall’infanzia siamo passati all’età adulta saltando il processo di razionalizzazione?