Politica

Cosa porta la sinistra alla sconfitta

La lotta per la liberazione dal berlusconismo non è certo finita con la sciagurata scelta del gruppo dirigente del Pd di accodarsi al Caimano per dar vita a quello che sarà ricordato come il più disastroso governo dell’Italia repubblicana. Essa entra solo in una nuova decisiva fase nella quale anche ad orbi, ciechi e guerci di ogni genere è oramai evidente il vero carattere del Partito democratico, accozzaglia di gruppetti di potere subalterni ad ogni tipo e genere di poteri forti, compresi quelli radunati attorno a Mr. Bunga Bunga.

Né qualcuno osi dire che non si poteva fare diversamente dato che il Pdl aveva ottenuto molti voti alle ultime elezioni. Intanto non si è perseguita, da parte del Pd gonfio di estrogeni filoberlusconiani e comunque profondamente di destra, con la sufficiente tenacia, l’alternativa basata sull’accordo con il Movimento Cinque Stelle. Poi è più che mai valido quanto affermato da Manuel Castells su Internazionale di questa settimana a proposito della situazione in Islanda e in Italia: non è un programma radicale che porta alla sconfitta la sinistra, ma il mancato rispetto di tale programma. 

Dalla crisi non si esce certo con le ricettucole di Letta, che sembra la caricatura di Monti. Tutt’al più si darà ossigeno a Berlusconi soddisfacendo le sue richieste in materia di Imu, con le quali il furbo individuo ha del resto colto un’esigenza diffusa, e allontanando in tutti i modi le minacce giudiziarie che giustamente si addensano sul suo capo.

Intanto la resistenza antiberlusconiana riparte da Brescia, con la manifestazione a sostegno della magistratura da parte dei centri sociali e da Roma, con la manifestazione a ricordo di Giorgiana Masi che ha avuto luogo ieri nonostante il divieto di Alemanno e della questura, contro la sfilata filoclericale che aveva luogo contemporaneamente.

Il berlusconismo è anche questo, una capacità davvero spregiudicata di combinare il libertinaggio e il clericalismo più sfacciati. Anche su questo piano del tutto inconsistente appare il Pd, oggi dominato fra l’altro da ex democristiani che in fatto di clericalismo non hanno nulla da imparare dalla destra. 

Un fatto positivo in questo quadro è anche costituito dall’inizio dell’emancipazione del Movimento Cinque Stelle dal suo padre fondatore, che pure qualche merito lo ha avuto. Ed è positivo che tale emancipazione avvenga su di un terreno come quello della concessione della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione. Chi, da Grillo a Grasso, si esprime contro questa norma, vuole confondere le acque e attingere alla peggiore demagogia di stampo razzista. In discussione infatti non è un astratto jus soli, ma il diritto di chi in Italia è nato e ha vissuto di accedere concretamente alla cittadinanza. Nei termini previsti dalla proposta di legge di iniziativa popolare che ho voluto mettere in appendice al mio ultimo libro su “Immigrazione, asilo e cittadinanza universale”.

Cittadinanza, diritti civili, crisi. Pare proprio che la lotta su tutti questi piani, che si intrecciano fra di loro, sarà lunga e complessa, e che per liberarci davvero di Berlusconi e tutto ciò che rappresenta dovremo liberarci di molte altre cose, primo fra tutti il Pd. Ma probabilmente anche Beppe Grillo, quantomeno nella sua veste di guru indiscusso. Come ricordava il candidato del Movimento Cinque Stelle alla presidenza dell’VII municipio romano, alla manifestazione convocata sabato dal Comitato NoPUP indignati, il vero cambiamento di paradigma è dato dallo spostamento del baricentro decisionale da una classe politica nella sua massima parte inadeguata e spesso indegna ai cittadini. Cittadini vecchi e nuovi, aggiungo io.

Appunto per questo è necessario ridare vita e linfa a una sinistra di cui si sconta drammaticamente oggi in Italia la mancanza. Che certo dovrà essere profondamente diversa da quella che finora abbiamo conosciuto e che giustamente è oramai pressoché defunta. Oltre alle manifestazioni indicate voglio ricordare l’iniziativa di Sel a Roma con la partecipazione di Rodotà e l’assemblea di Bologna per la costituzione di un nuovo polo anticapitalista, che ha assunto la suggestiva denominazione di Ross@. Nonché ovviamente, il necessario successo della Repubblica Romana, la coalizione di liste per Sandro Medici sindaco alle prossime elezioni del Comune di Roma, che già nel suo nome rievoca uno dei più importanti esperimenti costituzionali dell’Italia preunitaria sul piano della democrazia e della laicità.