Politica

Elezione Presidente della Repubblica: il Pd e la mossa del Pellicano

Quello che abbiamo osservato in questi giorni e che molti già definiscono ‘romanzo Quirinale’, ricco di suspense e colpi di scena improvvisi, risulterebbe imprevedibile anche al bravissimo De Cataldo. L’autore di questo romanzo inedito lo conosceranno i nostri nipoti, con le stesse modalità con cui abbiamo appreso solo lo scorso novembre della fronda Marini/D’Alema del ’98. Le impronte digitali sono minuziosamente cancellate e tutti gli accorgimenti per impedire il rilevamento del dna degli autori, sembrano essere stati presi. Eppure…eppure appare abbastanza chiaro che in questi giorni i cunicoli di Sant’Eustacchio o altri luoghi segretamente nuovi, saranno stati affollatissimi, ci scommetterei. Quello che mi sembra chiaro è che il Pd ha attuato la mossa del Pellicano.

Questo nobile volatile non esita a squarciarsi il petto per offrire in pasto ai propri piccoli il suo cuore. Ma questa volta il rapace B. è giunto all’improvviso divorando cuore e piccoli. Le nuove generazioni, con le primarie, hanno risollevato un partito morente, lasciando che tentassero di convivere i giovani con i vecchi dirigenti. Tempi diversi, modalità comunicative antitetiche e soprattutto la necessità di competere con il M5S che ogni giorno incamera un successo proponendo alla guida del nostro Paese le persone migliori e inedite modalità di azione fondate su coerenza e trasparenza.

A mio parere, inconsapevolmente, la fine del Pd l’ha decretata Zanda il giorno in cui dichiarò di essere favorevole a votare l’ineleggibilità di Berlusconi. Da allora tutto è stato più difficile per tutti a sinistra e nel Pd. Tutti i legami antichi, i vecchi ricatti, le parole d’onore, sono apparsi in maniera dirompente costringendo i vari attori antichi a giocare la partita nello stress e perdendo lucidità. La paura del Cavaliere e l’inadeguatezza di qualunque nome rispetto a quelli offerti da Grillo e dalla società civile hanno reso la partita del Quirinale determinante.

Alla fine, come avevo scritto la scorsa settimana la scelta veste “gli abiti del rimpianto”. Resta sullo sfondo un Bersani pellicano in lacrime, e una pletora di sconfitti tutti appesi alla giacca logora di un signore di 87 anni trasformatosi in Bourguiba moderno. Ma il nostro Paese non è la Tunisia anche se il profumo di gelsomini adesso si sente più forte. L’eroico Mentana ha permesso che la fiction mostrasse chiari i meccanismi mentre tv di Stato e Cavalierato ignoravano il dramma nazionale. Sono stati giorni tesi ma alla fine, per fortuna, il sistema “tinto” che regola le cose italiane nell’ombra non ha fatto saltare in aria nessuno. Segno, che la presenza del M5S impaurisce perché narra capillarmente tutto ciò che accade e rappresenta una capacità di mobilitazione immediata di centinaia di migliaia di cittadini. La reazione sarebbe stata imprevedibile. Sulla P.zza di Montecitorio resta la carcassa del Pellicano, e le urla che dalle finestre hanno penetrato il Palazzo. E’ l’ululato del popolo che denuncia: abbiamo visto tutto…non ci provate!