Politica

Governo, Senato: no del Pdl alla fiducia. Finocchiaro: “Monti salga al Colle”

L'esecutivo perde la maggioranza e è appeso a un filo. In aula per il decreto Sviluppo Gasparri annuncia l'uscita dalla maggioranza e il passaggio all'astensione: "E sulla legge di Stabilità valuteremo nei prossimi giorni". Maroni: "Dimissioni subito"

Il governo è appeso a un filo. Il gruppo del Pdl al Senato, infatti, non ha votato la fiducia sul maxiemendamento dal decreto sviluppo. Un annuncio a sorpresa del capogruppo Maurizio Gasparri che ha precisato che “il Pdl vuole esprimere il passaggio del nostro gruppo alla posizione di astensione nei confronti del Governo”. Stessa scelta da parte del gruppo di Coesione Nazionale, cioè gli ex Responsabili, vale a dire coloro che il 14 dicembre 2010 arrivarono (da altri gruppi parlamentari) in soccorso del governo Berlusconi. Il Pdl non ha partecipato, dunque, al voto di oggi sul decreto Sviluppo, nonostante abbia garantito il numero legale. Il provvedimento è passato con 127 voti favorevoli, 17 contrari e 23 astenuti. I votanti sono stati quindi 169. Ma oggi il governo non ha avuto la maggioranza assoluta visto che i senatori del Pdl sono 128 (tutti astenuti o assenti). Il segnale politico, tuttavia, è chiaro. Nel centrodestra a votare la fiducia sono stati solo l’ex ministro Beppe PisanuGiuseppe Saro, Paolo Amato e Franco Orsi (che poi si è pentito nelle ore successive).

Il Pdl ha poi annunciato l’astensione anche alla Camera dov’era in programma il voto di fiducia sul decreto legge sui costi della politica nelle Regioni. Un atteggiamento che il Pdl aveva minacciato nemmeno troppo velatamente nei giorni scorsi anche con una dichiarazione di uno dei coordinatori del partito Denis Verdini, passata quasi sotto silenzio: “Se non ci sarà l’election day, sarà crisi”. Il centrodestra, insomma, mette tutto sottosopra e costringe il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a intervenire per evitare una fine di legislatura convulsa.

Sullo sfondo dell’esplosione di questa che potrebbe diventare una crisi di governo, l’uscita di Corrado Passera: a una domanda sul ritorno di Berlusconi come candidato a Palazzo Chigi, il ministro ha infatti risposto che tornare indietro “non sarebbe un bene per l’Italia”.

A Palazzo Madama il governo non ha la maggioranza assoluta
I senatori Pdl non hanno partecipato al voto, ma hanno cercato di evitare che mancasse il numero legale. Così il provvedimento è passato e con questo, però, l’avvertimento politico al governo. Tra i sì alla fiducia quello del presidente del Consiglio Mario Monti: il capo del governo si è anche intrattenuto a parlare con lo stesso Gasparri, prima di tornare in consiglio dei ministri, all’esame del quale peraltro ci sono provvedimenti che probabilmente sono al centro della trattativa “invisi” al Pdl: incandidabilità (il cui testo varato dal consiglio dei ministri è molto stringente) e election day. Tuttavia in questo modo l’esecutivo non ha la maggioranza assoluta che è di 161 senatori. Con la defezione dei 128 senatori del Pdl la maggioranza di oggi si è costituita solo grazie a Pd, Centro (Udc-Svp-Autonomie) e gruppo misto.

Le “letture” della mossa del Pdl: dal caos interno all’immunità per Dell’Utri 
Le interpretazioni sull’improvvisa detonazione di una crisi interna al Pdl, che arriva a contagiare la maggioranza e il governo, si moltiplicano. Ci sono le “perplessità sull’azione di governo” citate ufficialmente da Gasparri al Senato. Ci sono le parole di Passera. Molti nel Pdl chiedono le dimissioni (il battistrada è Renato Brunetta) e gli ex Responsabili di Coesione Nazionale lo mettono pure “a verbale” al Senato.

Poi una terza: “Proprio mentre il consiglio dei ministri è riunito per varare un decreto che stabilisce l’incandidabilità dei condannati – afferma in una dichiarazione l’ex Idv e ora portavoce nazionale di Diritti e Libertà Massimo Donadi – Berlusconi, che si attende da qui a poco una prevedibile condanna per il caso Ruby, apre di fatto una crisi politica”. Di più l’accelerazione di oggi, raccontano in ambienti del Pd, è dovuta non tanto alle condanne di Berlusconi (ammesso che arrivasse davvero quella su Ruby sarebbero comunque di primo grado), ma quella definitiva di Marcello Dell’Utri.

Ma su tutto pesa la spaccatura del Pdl. Il caos di oggi sarebbe legata a un conflitto interno tra Alfano e Schifani da una parte e Berlusconi dall’altra (quest’ultimo vorrebbe staccare la spina). L’astensione è una veronica per evitare un voto in ordine sparso. A molti ex An non è andato giù il comunicato uscito a tarda sera da Palazzo Grazioli con il quale il Cavaliere ha rimesso in marcia se stesso.

Finocchiaro: “Pdl irresponsabile, in un momento delicatissimo”
L’interpretazione della capogruppo del Pd Anna Finocchiaro è questa: “Se il principale partito della strana maggioranza che sostiene Monti non vota la fiducia, e lo fa in modo irresponsabile, in un momento delicatissimo per il Paese, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Cosa succede in questi casi? Credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale“. La presidente dei senatori democratici rincara poi la dose: “L’irresponsabilità del Pdl – sostiene – che oggi è un coacervo di odi e rancori interni affossa la possibilità di avere un governo che accompagni la fine della legislatura e pesa sul destino dell’Italia in un momento delicatissimo”. “C’è un problema politico di enorme importanza – evidenzia Finocchiaro – Oggi la fiducia avrà numeri che non rispettano la maggioranza del Senato”. Per questo Monti deve consigliarsi subito con Napolitano.

Gasparri: “Legge di stabilità? Valuteremo nei prossimi giorni”
L’accusa da parte del Pd è che la crisi del Pdl si scarichi sul Paese. Ma Gasparri replica: “Consapevole dell’importanza politica del fatto di oggi dico però che non intendiamo scaricare nostre crisi politiche sull’intero paese. In un momento particolare della vita del paese abbiamo accettato nascesse questo governo e lo abbiamo sostenuto contribuendo a riscrivere la legge di stabilità”. E’ chiaro, aggiunge, che “siamo perplessi” sull’attività del governo e su alcuni provvedimenti, ma “la responsabilità verso l’Italia l’abbiamo sempre dimostrata”.Tuttavia la conclusione di Gasparri è quasi sibillina: “Lasciate a noi le valutazioni su quello che avverrà nei prossimi giorni. Non è questo il momento per trarre conclusioni. Noi valuteremo cosa fare nei prossimi giorni”. Anche sulla legge di Stabilità, “che consideriamo fondamentale per il Paese”.

Bersani: “Se c’è una maggioranza bisogna chiederlo al Pdl. Lo sapremo stasera”
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani che alle 14 incontrerà i capigruppo, prevede di capirne di più già in serata: “In queste ore vediamo se si tratta di un’astensione da questo voto o di un’astensione politica. Non ho capito bene. Oggi incontreremo i nostri capigruppo e faremo il punto. Stasera sarà chiaro in un senso o l’altro. Noi siamo gente seria e siamo per sostenere il governo Monti fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma se c’è o meno una maggioranza non è una domanda fare a me ma al Pdl”.

Maroni: “Dimissioni e elezioni”
Il segretario della Lega Roberto Maroni scrive su facebook: “Il governo Monti non ha più la maggioranza al Senato: dimissioni subito”. Per dirla con Roberto Calderoli Monti “è un morto che cammina”. “Finalmente il Pdl ha aperto gli occhi e ha deciso di non sostenere più il Governo” esulta il capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama Federico Bricolo.  “Se Berlusconi butta giù il governo a me non dispiace proprio per niente” commenta sollevato, su Twitter, Francesco Storace, segretario della Destra e probabile alleato del Pdl alle politiche.