Diritti

Sui gay l’Italia è quarto mondo

Ieri è avvenuta l’ennesima sconfitta del movimento omosessuale italiano e della civiltà giuridica di un Paese che continua a sostenersi europeo, occidentale, democratico e liberale, ma che lo è sempre meno o forse non lo è affatto.

La Commissione Giustizia della Camera, infatti, per effetto del blocco opposto da Pdl, Udc e Lega, ha bocciato il progetto di legge contro l’omofobia. Esso prevedeva un’estensione della Legge Mancino sui crimini d’odio ai crimini ispirati da omofobia e transfobia. Tale legge prevede una serie di strumenti, ben più efficaci della singola aggravante, per prevenire e reprimere i crimini ispirati dall’odio contro le vittime in relazione alla loro nazionalità, etnia e religione, quali la perseguibilità d’ufficio e la predisposizione di misure di pena alternative, che una semplice aggravante non sarebbe stata in grado di contemplare (qui un parere di Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford sul tema).

Se ci pensiamo bene, tutto questo ha dell’incredibile.

L’altro ieri la Corte costituzionale spagnola ha dichiarato costituzionale la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso del 2005. Ieri Obama, che si era pronunciato espressamente a favore dell’estensione del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ha vinto le elezioni, accompagnate dall’approvazione del matrimonio same-sex in 3 Stati e dal rigetto, in un quarto, di un emendamento costituzionale che voleva impedirli. Sempre ieri, il governo francese ha approvato una proposta di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, in un Paese che ha da almeno una generazione una legge contro l’omofobia.

E noi dove stiamo in tutto questo?

Forse che in Italia non c’è odio. Beh, è falso. Non è vero che in Italia non c’è odio e che le persone omosessuali non sono discriminate. Proprio ieri una coppia di ragazzi ha subito a Firenze un’aggressione fisica e verbale. Il che dimostra non solo che di questa legge c’è disperatamente bisogno, ma anche che si tratta di una necessità urgente, di un’emergenza sociale e costituzionale. Non possiamo continuare ad avere cittadini che, nell’esercizio di un loro diritto fondamentale e di libertà riconosciute a tutti, rischiano in continuazione di subire violenze alla propria integrità fisica e alla loro dignità. L’emergenza è attuale e impellente: tocca al governo intervenire, e presto.

L’unica speranza che mi viene da esprimere riflettendo sul progresso fatto da altri Paesi e sul raccapricciante e autolesionista regresso del nostro è che questa attuale classe politica, espressione delle più tristi creatività bigotte ed autoreferenziali del suo piccolo mondo, sia spazzata via nelle prossime elezioni, sempre che chi la sostituirà abbia a cuore il cambiamento radicale di cui necessita il nostro ordinamento, perchè così non si può più andare avanti.

Così andiamo solo indietro.