Politica

Le due facce del governo Monti

Non so se avete notato un fatto insolito: questo governo italiano, detto dei tecnici, ha due facce. Una è quella del presidente del Consiglio che va per il mondo ascoltato e rispettato e, se necessario, mette d’accordo potenti alleati che un tempo (parlo di Berlusconi) neppure notavano la presenza dell’Italia. La seconda è quella dei ministri (e vivaci sottosegretari come Polillo) che vanno ai talk-show e sembrano, anzi sono il passato, un po’ queruli, un po’ dissonanti (dicono o anticipano cose che non dovrebbero) e presentano un altro mondo, rispetto a quello che l’Europa riceve con rispetto e Obama consulta regolarmente al telefono. Cerco di precisare. Ci hanno appena fatto approvare una legge “per il miglioramento delle prestazioni sanitarie” che è un vecchio treno che corre su un vecchio binario.

Vi trovate intatta la immorale indifferenza italiana per i disabili (si era parlato addirittura di tagli all’accompagnamento), i risparmi sbadati sugli insegnanti di sostegno (vuol dire infinite giornate scolastiche di sofferenza, dolore, umiliazione per i piccoli disabili senza sostegno e per i loro disperati insegnanti), e il vecchio tipo di “spending review” sugli ospedali che si fa sui libri contabili, ma non in corsia e nei corridoi del pronto soccorso, come se i pazienti fossero clienti un po’ petulanti e i medici dipendenti esosi da tenere a bada e, in ogni caso, da non consultare. Sono curioso del nuovo incarico dato a Bondi (il grande contabile che ha salvato quel che si poteva salvare di Parmalat) che diventa commissario alla Sanità della Regione Lazio. Perché, pur con persone migliori, si continua a usare il criterio del taglio di spesa, non del cambio di visione (che spetta al governo, non all’esperto). Ora il governo, il ministro Balduzzi in questo caso (mi riferisco al dibattito alla Camera e poi al voto sulla legge per migliorare la sanità) è apparso come qualcuno che non vede l’ora di liberarsi di una valigia pesante e cerca dove lasciarla, non con chi lasciarla o che cosa farne. Certo, mi rendo conto che si incrociano due situazioni. Una è che il Parlamento non può cambiare nulla delle leggi così come arrivano dal governo, altrimenti c’è il rischio di spezzare in un punto o nell’altro il friabile equilibrio dei rapporti europei.

Perciò i parlamentari, anche quelli volonterosi, sono costretti e produrre lunghe file di ordini del giorno un po’ patetici perché o vengono respinti dal governo o non contano nulla neppure se accettati. Ma è la seconda situazione a preoccupare: chi ha detto che leggi severe debbano essere anche brutte, sbadate e ingiuste? Per brutte intendo dire che puntano sempre e solo a toccare le quantità, senza alcun tentativo (che pure un buon personale laureato e specializzato potrebbe fare) di cambiare la distribuzione. Dico “sbadate” per riferirmi alle occasioni frequenti in cui non sono stati notati fatti ovvi ma clamorosi, che lasciano gente in strada senza lavoro e senza pensione. Ma è troppo facile tornare sempre e solo sulla storia, già abbastanza tragica, degli “esodati”. È giusto notare che chiudono e licenziano fabbriche attive e produttive che bravi banchieri dovrebbero essere in grado di salvare trovando nel mondo (è il loro lavoro e la causa dei loro ingenti bonus) i compratori adatti. Ma nessun banchiere, fra i celebri membri del governo, sembra in grado di farlo. E credo che si possano definire “ingiuste” leggi o parte di leggi in cui stai bene attento a non ritoccare il peso secondo la forza di chi è chiamato a pagare. Lo ammetto, far pagare i poveri è più facile. Ma il senso di solitudine del Paese è dovuto al fatto che un limitato gruppo di ricchi e di manager beneficerà del salvataggio, che prima o poi ci sarà, pagato quasi interamente dagli ex lavoratori, dai quasi poveri e dai veri poveri. Anzi, andrà per il mondo a farsene un merito, mentre a chi ha perduto casa, lavoro e futuro dei figli (e persino l’insegnante di sostegno, se il figlio è disabile) verrà detto di rimboccarsi le maniche perché adesso c’è da riguadagnare il tempo perduto.

Due eventi confermano questo desolante “secondo volto” di un governo che pure ci fa fare bella figura nel mondo. Uno è la legge sulla corruzione. Non mi riferisco a vita e prestigio del ministro Severino, mi riferisco alla legge così come è venuta fuori dopo infinite pressioni di commissione e nella “maggioranza”: manca il falso in bilancio, la prescrizione è come una indulgenza plenaria, la concussione è punita con pene lievissime, l’incriminazione della vittima protegge il reato, al punto che anche il Csm di Vietti si dichiara meravigliato. Ma un’altra, strana e anche un po’ ridicola, “nuova norma” è il nuovo orario imposto improvvisamente agli insegnanti di tutte le scuole, ovvero 24 ore settimanali, in più senza retribuzione. Tutto ciò non ha niente a che fare con la crisi. Volendo, possiamo anche mandare a casa un po’ di malati gravi, abolire le dialisi, tenere ferme le ambulanze. Oppure: volendo, possiamo rivenderci tutti gli F-35 a decollo verticale, di cui non abbiamo urgente bisogno, e sanare il bilancio. Insomma, mentre il vertice del governo sembra avere una visione chiara dell’Europa e del momento, il resto del governo (“il secondo volto”) sembra non sapere e non voler sapere nulla della sopravvivenza italiana. Chi mi spiegherà questi due volti da film di Hitchcock?

Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2012