Politica

Kooly Noody, il requiem della famiglia padana

Le location ce le abbiamo: esterna (via Bellerio) e interna (la villa di Gemonio). La colonna sonora, pure: Kooly Noody. Aggiungiamo anche un brivido soprannaturale con i libri di cartomanzia e magia di Manuela Marrone. Ma c’è dell’altro. Lo scandalo che ha travolto la Lega non ha solo sfasciato un partito e segnato la fine di un’era che si apre col cappio in Parlamento e si chiude con l’immagine di un partito-bancomat. Ha anche aperto uno squarcio desolante sulla famiglia padana, su un padre raggirato e tradito da The Family, una fusione perfetta tra fatture e cerchio magico, e su un figlio portato per bontà paterna (o materna?) a ricoprire un ruolo che richiederebbe ben altra esperienza.

La parabola della famiglia padana, ormai, non è più una curva, ma una linea verticale. Ad accelerare la caduta nel precipizio sono le dichiarazioni dei protagonisti. Specie di Renzo Bossi, significativa punta dell’iceberg quando afferma:

Non ho mai preso soldi dal partito”

“La mia famiglia non ha mai preso soldi”

”Sono sereno, non ho mai presosoldi dalla Lega, nè in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale”

Eppure ci sono il video del suo ex autista, e i pagamenti per il diploma, l’auto, la benzina. Ad esempio.

Il giovane padano si sente anche un uomo retto e nobile, che addirittura dà l’esempio, perché

Senza che nessuno me l’ha chiesto faccio un passo indietro in questo momento di difficoltà, do l’esempio. Sono sereno, so cosa ho fatto e soprattutto cosa non ho fatto e non sono indagato. In consiglio regionale negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento”.

La base esulta come tanti dirigenti di partito, Maroni incluso, e il Trota forse ha parlato troppo presto. Non ci stupirebbe. E come se non bastasse dagli atti delle inchieste condotte a Milano, Napoli e Reggio Calabria emerge che Renzo Bossi e la sua fidanzata Silvia Baldo” sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa per timore di controlli”. Insomma, nemmeno il dono del silenzio.

Quei soldi pubblici sottratti alle casse della Lega hanno pagato anche la rinoplastica dell’ultimogenito Eridano Sirio e le multe del primogenito Riccardo. Direte: vabè, si salva Roberto Libertà, l’ultimogenito. Niente affatto. O meglio: non è lambito dall’inchiesta, ma pochi giorni fa è stato condannato per il lancio di un gavettone alla candeggina contro un militante di Rifondazione Comunista.

Eppure, anche i figli padani so’ piezz’ e’ core, e  padre Umberto non si risparmia nella difesa del figlio Trota. Certo, ha ammesso di averlo candidato per errore. Però fa quadrato intorno a lui: “Mio figlio Renzo mi ha portato le prove che l’automobile è sua, l’ha pagata lui, di questo sono certo, perché l’ho visto con i miei occhi”. Fu amor di papà anche per il mite Borghezio. Anche se a complicare l’interpretazione ci sono le conclamate difficoltà di salute del Senatùr che fanno vacillare anche il pugno di ferro. “C’è stata indulgenza, – ha detto l’europarlamentare – forse principalmente da parte di papà e questo è umano, ma teniamo conto delle condizioni del Bossi dopo malattia, un uomo solo alle prese con la malattia. E’ stata una debolezza e la sta pagando pesantemente”.

L’indulgenza di Bossi padre è infinita e tocca il suo apice quando giustifica le dimissioni del figliolo: “Erano due-tre mesi che mi diceva che era stufo di stare in Regione”. Si era scocciato, povero.

Poi c’è anche il lato femminile del cerchio magico. La signora Manuela Marrone che ha finanziato la Bosina e ristrutturato la villa di Gemonio. La nera badante, altrimenti detta Rosy Mauro, che ha pagato la laurea per sè e per l’amante, nonché autore di Kooly Noody.

Addio, famiglia padana.