Misfatto

Il naufragio della Concordia

Il tredici gennaio, venerdì, assistiamo quasi in diretta al naufragio della Concordia. Le vittime sono numerose, e ancora stanno cercando di recuperarne i corpi. L’evento, date certe caratteristiche del comandante e della manovra, diventa immediatamente emblematico: è una tragedia come l’affondamento mette in evidenza comportamenti, coraggio, vigliaccherie: insomma parole antiche.

Una registrazione radio fa il giro del paese, e l’Italia si divide in Schettino e De Falco: il tutto, in un clima tempestosissimo dal punto di vista dell’economia, con sinistri scricchiolii della barca nazionale, e richiami costanti al sacrificio e al coraggio.

Insomma, mai naufragio fu più metaforico, anche in virtù del nome della nave: tassisti, farmacisti, camionisti e altri soggetti scendevano in quei giorni in piazza, e la Concordia del consumo cedeva il passo alla Discordia della recessione.

Per tutti questi motivi, il relitto spiaggiato davanti Giglio divenne rapidamente il monumento (in movimento verso un abisso piu profondo) all’Italia contemporanea. Le molte immagini raccolte dai giornalisti, dai fotografi, le voci che volavano nelle radio e nelle televisioni sono precipitate in questa storia, illustrata da Spadoni. Gli episodi a cui faccio riferimento nel testo sono veri o verosimili, nel senso che li ho letti sui giornali di questi giorni.

Tavola di Francesco Spadoni. Per ingrandire clicca qui