Cultura

Foresta & Fiorello. Così è nata una stellina

Per alcuni sembra la bambina dell’Esorcista, per altri è un fenomeno. Lo ha scoperto, va da sé, Fiorello: l’uomo che trasforma in mainstream tutto ciò che già lo era (ma magari qualcuno non se n’era accorto). Si chiama Mimmo Foresta, ha 34 anni e viene da Cicciano. Le sue imitazioni, durante Il più grande spettacolo dopo il weekend, spopolano. Martedì, dopo la diretta su RaiUno, il suo nome era il secondo hashtag su Twitter. Dal quasi anonimato a 13 milioni di spettatori, con uno share (42.60%) superiore di tre punti alla prima puntata. Fiorello è il vero Premier d’Italia e Mimmo Foresta la sua ultima scoperta. Il suo ennesimo ministro. Qualcuno lo aveva già notato ai RaccomandatiCiao Darwin. Fiorello l’ha scovato a Pomeriggio 5 (“Non si sono accorti quanto fosse bravo”), scritturandolo a teatro (Buon varietà) e in tivù.

Foresta non è un fenomeno, come tutti si affrettano a sottoscrivere, ma è dotato. Inizialmente impacciato nel ripetere autisticamente “sì” dopo ogni parola di Fiorello, ha poi imitato tra gli applausi Anna Oxa, Gianna Nannini, Laura Pausini, la brunetta dei Ricchi e Poveri, Giorgia. Ha vinto il premio Alighiero Noschese, e se ne capisce il motivo. La sua timbrica si adatta alle voci di donna: per questo, ancor più soffermandosi sulla testa tonda e calva, si ha la sensazione del doppiaggio. Non di rado lo hanno interrotto durante le esibizioni; “Credevano fossi in playback”. Nelle interviste appare modesto, dice che “come me ce ne sono 20mila” ma rimarca di saper imitare anche gli uomini (Mango, Renato Zero, Al Bano e Pupo: si noti come, in Fiorello e derivati, ogni cosa è nazionalpopolare. Anzitutto i “bersagli”). Forse si rivelerà meteora, forse no. Per ora è lecito paragonarlo, come esplosione mediatica, a Checco Zalone. Di cui Foresta è versione educatissima: tanto Zalone è ostentatamente sporcaccione, quanto Foresta è piacevolmente rassicurante. Un post-Gigi Saban, antico e anacronistico, buono per grandi e piccini: fiorelli e fiorellini.

La sua parabola dimostra, nel suo piccolo, un po’ di cose. Ad esempio che il talento, ancor più se garbato, paga. Fiorello ha poi ricordato come i talent nascano col fiato corto: la scoperta non arriva dai contenitori ad essa didascalicamente adibiti, ma si conclama quando il pigmalione – trasversalmente divinizzato – scommette sul cavallo vincente. Gran parte dei “divi” di Amici oX Factor non li ricorda più nessuno (e spesso è un bene). Fiorello, al contrario, ha il tocco magico. Come Renzo Arbore. Lui e solo lui: non Fabio Fazio, che ospita comici già affermati; non (più) Serena Dandini.

Una volta, quando conduceva quel gioiellino di cazzeggio chiamato Viva Radio2, Fiorello ospitò Nanni Moretti. Nelle imitazioni lo tratteggiava (realisticamente) come un cinefilo che guarda solo pellicole pakistane con piani-sequenza di 8 ore. Moretti presentò Il caimano, distantissimo per “cattiveria” al sentire artistico del padrone di casa, con queste parole: “Sono venuto da te perché sei l’unico capace di unire l’Italia”. E’ ancora vero, adesso più che mai. Re Mida Fiorello inventa l’uovo di Colombo (il varietà al lunedì), scimmiotta nel titolo uno dei brani più orridi di Jovanotti (che ha scritto anche belle canzoni) e si trova ulteriormente avvantaggiato da ciò che i politologi chiamerebbero “nuova congiuntura storica”: il passaggio dal bungabunga berlusconiano allo sbadiglio che sa d’incenso mariomontiano.

Fiorello era e resta uno straordinario animatore turistico. Un Restauratore. Chiedergli di essere urticante, o addirittura di fare satira, sarebbe come pretendere una poesia in endecasillabi da Balotelli. Il suo è sfottò, ammicco: risata bipartisan. Se è ora assurto a idolo indiscusso, è per la contingenza del presente e per la pochezza dei concorrenti (soprattutto se si chiamano Panariello). Fiorello trionfa perché è bravo come nessuno nel rimanere in superficie: nel fare esattamente ciò che ti aspetti da lui. L’Italia di Monti anela spensieratezza, la carezza serale dopo giornate di (sobrie) lacrime e sangue: ecco dunque Fiorello, l’imitatore che sa far tutto (“o forse niente”, citando nuovamente i Ricchi e Poveri) e che ha appreso dal mentore Mike Bongiorno la capacità istintiva di cavalcare il gusto medio. La quasi-ignoranza. Il perbenismo interessato. Con Fiorello si ride e ci si autoconsola, ovvero quel che capita quasi sempre nel piccolo schermo. Con lui e Mimmo Foresta, se non altro, si ha però la sensazione tattile di avere a che fare con forme oggettive di talento: di questi tempi, sbadiglianti e ammiccanti, non è poco.

Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2011