Cronaca

Inchiesta Bpm, perquisito Ponzellini<br>E Laboccetta (Pdl) scappa col “suo” pc

L'ex presidente della Banca popolare di Milano è indagato per associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza insieme ad Antonio Cannalire direttamente interessato al business delle macchine da gioco e in affari con Marco Dell'Utri. Nel mirino un finanziamento di 18 milioni di euro alla Atlantis di Francesco Corallo, figlio del boss Gaetano legato al clan Santapaola. Giallo sul computer che un deputato Pdl ha sottratto ai militari invocando l'immunità parlamentare

Il deputato Pdl Amedeo Laboccetta

“Accertare l’esistenza di dazioni, finanziamenti, rapporti d’affari illeciti generati nell’ambito dell’associazione affaristico criminale”. Con questo obiettivo, messo nero su bianco nel decreto di perquisizione, la Guardia di Finanza di Milano ha perquisito Massimo Ponzellini, presidente fino allo scorso ottobre della Banca popolare italiana (Bpm), indagato per associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura del capoluogo lombardo.

L’indagine è nata da un rapporto ispettivo della Banca d’Italia arrivato in procura il 15 giugno scorso che segnalava un finanziamento di 148 milioni di euro a favore del gruppo Atlantis/betplus, attivo nel gioco d’azzardo (leggi). Secondo la procura, Ponzellini – indagato insieme ad Antonio Cannalire e una terza persona di cui non si conosce ancora l’identità – e gli altri indagati avrebbero dato vita a una “associazione affaristica criminale” coltivata in parte “all’interno delle strutture della stessa Bpm”. Si tratta, secondo i pm, di una “vicenda che presenta molteplici elementi di anomalia, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente secondo le regole di disciplina in materia di riciclaggio“. Perché un’anomalia? Perché “per gli standard della Bpm, banca tradizionalmente rivolta alle pubbliche e medie imprese, sulla base del modello cooperativo”, 148 milioni sono “un finanziamento rilevantissimo” oltretutto fatto a favore di “una società la cui catena di controllo fa capo a un’azienda di Saint Martin, nelle Antille Olandesi, il cui titolare effettivo, Francesco Corallo (figlio del boss Gaetano pregiudicato per criminalità organizzata e legato al clan di Nitto Santapaola, ndr), non vive nel territorio dello Stato e versa gran parte dei suoi ricavi fuori dall’Italia senza che sia possibile accertare dove essi vadano a finire.


Servizio di David Perluigi

Insieme a Ponzellini è indagato anche Antonio Cannalire, “persona molto vicina a Ponzellini” che avrebbe trattato – si legge nel decreto di sequestro – in una posizione di “supremazia” coi dirigenti di Bpm “pur senza aver ricevuto alcuna investitura formale in banca”. Ma chi è Cannalire? Direttamente interessato al business delle macchine da gioco, l’uomo è stato socio fino all’ottobre scorso della Jackpot Game srl con una quota del 33,3% ceduta poi alla Finanziaria Cinema di Marco Dell’Utri, figlio del senatore Pdl Marcello. “Dalle interrogazioni delle banche dati – scrive la Gdf – Cannalire è risultato ricoprire anche l’incarico di consigliere di amministrazione di M2holding srl e M2pictures srl insieme a Dell’Utri jr e al catanese Alessandro La Monica, “incontestabilmente factotum italiano” della Atlantis. Ma Cannalire, secondo la procura, non è solo “in stretti rapporti” con Ponzellini, ma anche con “personaggi di rilievo istituzionale” come l’ex braccio destro del ministro dell’Economia Tremonti, Marco Milanese. In sostanza, si legge nel decreto di sequestro, “Cannalire, appare rappresentare il terminale di un fascio di interessi di origine politico-imprenditoriale che attraverso di lui hanno accesso alla Banca popolare di Milano”. Interessi diretti a ottenere finanziamenti, indipendentemente dalle ragioni di merito creditizio o “addirittura in contrasto” con queste. Insomma Cannalire, sostengono ancora gli inquirenti “potrebbe essere la persona che favorisce o gestisce i guadagni illeciti di Ponzellini, procurandose al contempo di propri”.

Il colpo di scena lo racconta l’agenzia di stampa Agi. Il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta ha portato via un computer durante una delle perquisizioni della Gdf sostenendo che fosse suo e invocando l’immunità parlamentare. I fatti si sono svolti in un ufficio a piazza di Spagna, a Roma, dove il deputato è arrivato in soccorso di Francesco Corallo. Il titolare della Atlantis,  infatti, per evitare la perquisizione dei finanzieri, ha sostenuto di essere ambasciatore Fao di un paese dei Caraibi e ha invocato l’immunità. Mentre gli inquirenti verificavano presso il ministero degli Esteri se la versione di Corallo fosse vera, nei locali di Piazza di Spagna sono intervenuti quattro avvocati, tra i quali il deputato di Fli Giulia Bongiorno. A un certo punto si è presentato anche il deputato Amedeo Laboccetta, che dopo essersi qualificato, ha rivendicato la proprietà del computer presente negli uffici e lo ha portato via con sé. Laboccetta risulta essere stato procuratore speciale in Italia per Atlantis fino al 2008. Tra gli inquirenti milanesi, però, l’episodio ha destato grande stupore e non si esclude che, ricevuto il rapporto della Polizia giudiziaria, la magistratura non valuti l’ipotesi di reato per il comportamento tenuto dal deputato. “E’ solo un grande equivoco – ha detto Laboccetta al fattoquotidiano.it – Sono disponibile a chiarire tutto. Io ora sono alla Camera a lavorare su questioni importanti e poi non siate invadenti, il collega Marco Lillo da tempo scrive falsità sul mio conto, ora la devo lasciare, fissiamo un appuntamento, ma non oggi”.

Le perquisizioni sono state effettuate anche negli uffici milanesi di Impregilo e nelle sedi milanesi e romane di Bpm, solo relativamente alla posizione di Ponzellini. Complessivamente i finanzieri hanno effettuato 9 perquisizioni  locali e domiciliari presso abitazioni e sedi di società a Roma, Bologna e Milano.

Chi è Massimo Ponzellini. Battuta pronta, marcato accento emiliano, tanti incarichi e altrettante simpatie politiche, vere o presunte: Massimo Ponzellini, bolognese classe 1950, ha lasciato la presidenza della Banca Popolare di Milano lo scorso 22 ottobre dopo nove mesi sotto i riflettori e un’assemblea che, con il cambio di governance, ha mandato in pensione con sei mesi d’anticipo l’intero consiglio di amministrazione. Per due anni e mezzo, caso unico in Italia, Ponzellini aveva ricoperto contemporaneamente la presidenza di due società del Ftse Mib, l’indice di Borsa che raccoglie i 40 principali titoli del listino: con Bpm, anche il general contractor Impregilo. Al vertice di quest’ultima Ponzellini siede da maggio 2007 ed è stato confermato nella primavera di quest’anno. Assistente personale di Romano Prodi alla fine degli anni Settanta, dopo l’ingresso in Bpm è diventato per tutti ‘il banchiere della Lega’. “Non ho mai votato la Lega in vita mia e non credo la voterò alle prossime elezioni”, ha dichiarato lui stesso. Eppure Umberto Bossi ha più volte rivendicato la paternità della nomina. E Ponzellini è stato abituale frequentatore delle feste del Carroccio, non ultima la ‘cena degli ossi’ di inizio anno cui era presente anche il ministro Giulio Tremonti. La carriera di Ponzellini, sposato con l’impreditrice del caffè Maria Segafredo e padre di tre figlie, inizia nei primi anni Settanta a Bologna come amministratore delegato della ‘Tipografia Compositori’. Poi la collaborazione con Prodi e, anni dopo, gli incarichi da dirigente all’Iri (dirigente superiore, segretario esecutivo del comitato per la ristrutturazione e la privatizzazione, responsabile del dipartimento strategia e studi). Negli anni Novanta è stato direttore delle operazioni della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e vicepresidente e ad della Banca europea per gli investimenti; fino al 2007 è stato al vertice della Zecca dello Stato. Infine, gli incarichi in Impregilo e Bpm.