Politica

La Lega proibisce il dissenso. Il sindaco di Varese si dimette dall’Anci

Attilio Fontana abbandona l'incarico nell'associazione dei Comuni dopo il diktat del partito che ha imposto ai primi cittadini leghisti di non manifestare il proprio dissenso. Sindaci del Carroccio fuori dalla protesta, ma la crepa con il partito si allarga, e la base è sempre più convinta che il partito imploderà

VARESE – Il primo cittadino di Varese Attilio Fontana non parteciperà allo sciopero dei sindaci di domani e annuncia le dimissioni da presidente di Anci Lombardia. Alla fine il sindaco leghista di una delle città più rappresentative per il popolo padano ha deciso di piegarsi al diktat imposto dal direttivo federale della Lega Nord.

Il documento varato lunedì sera dal massimo organo di partito impone infatti ai borgomastri tesserati di non aderire all’iniziativa organizzata dall’Anci. Una scelta accolta con preoccupazione da tutti i diretti interessati, che nelle settimane passate non si sono risparmiati in quanto a manifestazioni di dissenso nei confronti delle varie edizioni della manovra fiscale, con particolare riferimento ai tagli ai comuni.

E proprio Fontana è stato uno dei più attivi detrattori dell’azione del Governo. Una posizione che evidentemente non è andata giù ai vertici del partito, che hanno richiamato all’ordine il sindaco di Varese e tutti quelli che come lui avevano alzato troppo la voce, mettendo in imbarazzo i capi. Il presidente dell’Anci Lombardia non sciopererà e questa decisione ha già portato ad una conseguenza, spiegata in una nota dallo stesso Fontana: “Rimetterò il mio incarico da presidente di Anci Lombardia nelle mani dell’Assemblea regionale che sarà convocata la prima settimana di ottobre”. Una resa incondizionata, insomma. Almeno per il momento. Di certo, infatti, si tratta di una scelta sofferta.

Ufficialmente i sindaci leghisti non sciopereranno, ma i mal di pancia iniziano ad essere molti e dolorosi. Qualche amministratore leghista, a garanzia dell’anonimato (la paura di ritorsioni è alta) dà libero sfogo alle proprie preoccupazioni: “Io non sciopererò, ma ciò non significa che sono d’accordo con la manovra. Ovviamente se la Lega dimezzerà i voti sul territorio non vengano a dare la colpa a noi amministratori che per ora siamo stati la vera forza di un partito che è nato a tutela dei comuni e di tutti gli enti locali”.

Allo stesso modo le bacheche virtuali di sindaci e politici locali leghisti sono piene zeppe di commenti negativi a questa decisione dei vertici del partito. Il dissenso corre veloce su facebook, così non si fatica a trovare qualche militante che dà libero sfogo ai propri pensieri: “Ma qui bisogna fare qualcosa… non si può più continuare così… Bossi e gli altri se ne devono andare… vorrei sapere perché Maroni era favorevole”. E ancora: “Alle prossime elezioni prenderemo il 3%”.

Pronostici nefasti a cui si aggiungono valutazioni catastrofiche sul futuro del partito: “Se, magari! Voteranno solo chi ha una cadrega, i loro familiari e qualche stordito mili-tonto”. Poi non manca chi già si professa ex leghista: “Solo ora la gente capisce che dietro ai soliti proclami ci sono solo pagliacci e gente da prima repubblica attaccata alla cadrega… basta Bossi, basta Trota, ma soprattutto basta Lega”. È un continuo: “Più che basta Lega basta questa dirigenza… basta ‘sto cerchio magico che sta creando più contrasti che il resto”. E anche sui due profili del sindaco Fontana ci sono frasi di apprezzamento, incitazioni a continuare e a tenere duro.

Intanto, leghisti a parte, sui siti regionali dell’Anci continuano ad essere pubblicate le adesioni allo sciopero di domani. Ci sono i nomi di Ivana Cavazzini, sindaco di Drizzona e presidente del dipartimento Piccoli Comuni di Anci Lombardia, Matteo Pedercini, vicesindaco di Gorgonzola, Bruno Bettinsoli, presidente della Comunità montana della Valtrompia, Alcide Molteni, sindaco di Sondrio, Antonello Concas, sindaco di Pioltello e via via tutti gli altri, dai sindaci aretini a quelli siciliani passando per quelli della provincia di Venezia.