Economia & Lobby

Finanza e mercati si lasciano alle spalle il club dei “pigs”. E per la Ue inizia l’anno della verità

Il 2010 è stato l’anno in cui l’Europa si è scoperta più debole. Ma i guai non hanno risparmiato gli Usa mentre gli speculatori hanno incamerato bonus e profitti

Il 2011 sarà forse l’anno della verità, molto probabilmente per l’Italia, di certo per l’Europa. Dopo aver raggiunto un accordo sul Patto di Stabilità, i Paesi dell’Unione sono chiamati a uno sforzo immane. E l’Italia, schiacciata da un debito che sfiora ormai un valore prossimo al 120% del Prodotto nazionale, è ovviamente in testa al gruppo. Appuntamento importante ma forse non decisivo, non solo per l’Europa, sarà il prossimo vertice del G20, in programma a Cannes nel mese di novembre. E’ l’ennesima occasione per discutere seriamente delle nuove regole da imporre alla finanza, nonché delle possibili soluzioni al terremoto dei conti pubblici. Sul tavolo c’è sempre una proposta rivoluzionaria: quella di una tassa sulle transazioni finanziarie. Per il momento la sostengono apertamente solo Francia e Germania. Difficile pensare che undici mesi scarsi possano essere sufficienti per ottenere il consenso delle altre principali economie del mondo.

L’anno che si è concluso, invece, è stato per gli osservatori internazionali, europei in testa, “l’anno del maiale”, anzi, “dei maiali”. “Pigs”, “porci” in Inglese, è stato l’acronimo principe del 2010. Una sigla nata dalla fantasia e dall’ironia degli analisti che fin dall’inizio avevano puntato il dito contro quelle economie nazionali schiacciate dal debito pubblico e destinate presto o tardi a collassare trascinando sul fondo il continente e la sua moneta unica. Parliamo ovviamente di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna ai quali, se ne è discusso ampiamente, andrebbe probabilmente aggiunto un altro componente senza che ne patisca l’assonanza della sigla. Per molti ormai esponente a pieno titolo dei “P(i)igs”, l’Italia e la sua bomba ad orologeria chiamata finanza pubblica è diventata ormai la vera chiave di volta dei destini europei. Se il Paese saprà tenersi alla larga dell’effetto contagio della crisi che caratterizza le periferie continentali, l’Unione e la sua moneta potranno sopravvivere. In caso contrario le ipotesi catastrofiche troverebbero piena cittadinanza.

Non c’è dubbio che l’Europa sia stata l’epicentro dei drammi finanziari 2010. Ma gli aspetti critici, problematici, o peggio ancora deleteri e insultanti della finanza globale si sono manifestati con forza anche nel resto del Pianeta. Dalla crisi dei conti statali americani, passando per gli scandali dei bonus e la vergognosa speculazione sulle materie prime (alimentari in primis, il Terzo Mondo ringrazia…) sono stati numerosi e diffusi gli elementi che hanno caratterizzato questo annus horribilis dell’economia. Un anno “indimenticabile”, di quelli che si vorrebbero dimenticare al più presto.

GENNAIO

Scudo fiscale, nessuno “meglio” dell’Italia

A gennaio l’Internal Revenue Service (Irs), l’agenzia delle entrate statunitense, rende pubblici i dati comparati sulle amnistie fiscali del Pianeta. Con i suoi 95 miliardi di euro regolarizzati, lo scudo fiscale italiano ridicolizza i risultati di Francia (3 miliardi), Olanda (1,5), Regno Unito (circa 2) e Argentina (8,3). Il superministro delle finanze Giulio Tremonti parla di “straordinario successo”, ma l’arcano è presto svelato. A motivare il “trionfo” italiano c’è l’anomalia di un trattamento ultra favorevole per gli evasori che, dopo l’ultima proroga, possono chiudere ogni pendenza pagando un’aliquota del 7% contro le sanzioni a doppia cifra promesse dagli altri Paesi. In Francia, a seconda della gravità della situazione, l’evasore rischia di dover restituire dal 10 all’80% della somma occultata, negli Usa si può arrivare al 50%, nel Regno Unito lo Stato può decidere di trattenere l’intero ammontare rientrato. Come se non bastasse, rivelerà qualche tempo dopo la Banca d’Italia, soltanto una parte minoritaria dei capitali “scudati”, 35 miliardi, sarebbe effettivamente rientrata nel Paese. La quota restante (50, visto che secondo l’istituto di via Nazionale la cifra totale vale 85 miliardi) sarebbe stata semplicemente regolarizzata e mantenuta all’estero. Fatti i conti nelle casse pubbliche non finisce quasi niente. Le banche private, al contrario, beneficiano di nuova liquidità.

FEBBRAIO

Atene chiama Goldman… E i derivati “cancellano” il debito

Il colpo giornalistico lo fa il tedesco Der Spiegel, uno dei più autorevoli settimanali del Continente. Per adeguarsi ai parametri di Maastricht e fare così il suo ingresso nell’euro, la Grecia avrebbe a suo tempo falsificato i propri conti. Come? Attraverso complessi strumenti finanziari derivati conosciuti come cross-currency swaps e in grado di convertire in euro le emissioni obbligazionarie in dollari e yen. Complice dell’operazione la banca d’affari statunitense Goldman Sachs. Lo scandalo evidenzia il problema dei disastrati conti pubblici di Atene. A maggio, con il Paese ormai prossimo al default tecnico, l’Unione europea attiverà un maxi prestito di salvataggio. Ma il futuro della Grecia resta incerto e la crisi dei debiti sovrani del continente è ormai una realtà. Gli europei possono così iniziare a familiarizzare con un nuovo e poco piacevole acronimo…

MARZO

Milano, derivati: sì al rinvio a giudizio. E’ il primo processo al mondo

Una decisione storica viene assunta il 17 marzo, quando il Gup Simone Luerti accoglie la richiesta del pm milanese Alfredo Robledo rinviando a giudizio due ex funzionari del Comune di Milano e undici manager degli istituti Deutsche Bank, Ubs, JP Morgan e Depfa accusati di aver guadagnato illecitamente un centinaio di milioni di euro nella maxi operazione sui derivati emessi da Palazzo Marino su un’obbligazione da 1,6 milioni. Reato ipotizzato: truffa aggravata. E’ la prima volta, nel mondo, che gli istituti di credito finiscono invischiati in un processo penale per le loro operazioni con i derivati. In Italia, si stima, almeno 664 enti pubblici avrebbero sottoscritto questo tipo di contratti con le banche. Il Sole 24 Ore ipotizza il possibile avvio di almeno 45 procedimenti giudiziari per irregolarità varie. Pur nei confini della giustizia amministrativa, altri comuni ed enti (come la Provincia di Pisa o i comuni di Rimini e Firenze tra gli altri) porteranno gli istituti in tribunale. Il procedimento milanese nasce da un esposto presentato dallo stesso Comune nel gennaio 2009. Ma le criticità contrattuali, rivelerà ad ottobre la scoperta di un documento riservato dello studio legale Pavia e Ansaldo, erano state rese note al sindaco Moratti quasi un anno prima. Di disastro da derivati si parla anche a Roma con l’apertura di un fascicolo da parte della Procura. Il 27 dicembre, dopo mesi di indagini, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini annuncia di aver citato in giudizio 11 banche chiedendo un risarcimento con gli interessi per presunte irregolarità nelle operazioni sui derivati. Si denunciano costi occulti per oltre 82 milioni di euro.

APRILE

Lo scandalo non ferma Goldman: distribuiti bonus da record

Annunciando i suoi ottimi risultati patrimoniali (3,46 miliardi di profitto nel primo trimestre 2010), la banca Usa Goldman Sachs comunica di aver distribuito quasi 5,5 miliardi di dollari tra bonus e retribuzioni ai suoi 33 mila dipendenti. Un dato impressionante che alimenta le polemiche su una gestione della crisi che ha finito per penalizzare soprattutto i contribuenti. Il leader liberaldemocratico britannico Nick Clegg definisce la cifra “grottesca”, alimentando il dibattito sulle riforme delle pratiche retributive delle banche. Grecia a parte, Goldman resta nella bufera dopo essere stata accusata di aver tenuto all’oscuro gli investitori della sua emissione di titoli garantiti da mutui sub-prime realizzata attraverso un veicolo d’investimento noto come Abacus 2007-AC1 realizzato, pare, su pressione del super speculatore John Paulson, il più grande operatore hedge del mondo. La banca respinge ogni accusa in merito all’operazione costata circa 1 miliardo di dollari di perdite.

MAGGIO

Italia: lotta senza tregua all’evasione… che infatti cresce del 6,7%

“Nei primi otto mesi dell’anno gli accertamenti del Fisco hanno permesso di recuperare 2,8 miliardi di euro, quasi un miliardo in più rispetto al 2008, con un incremento del 47%”. Così parlava il Governo Berlusconi in una nota pubblicata nel settembre 2009 all’alba del tanto celebrato Scudo Fiscale. A nove mesi di distanza, tuttavia, la realtà emersa è risultata completamente diversa. Nei primi quattro mesi del 2010, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 6,7% raggiungendo l’ammontare di 371 miliardi di euro annuali per un totale di 156 miliardi di euro di tasse non pagate. È il risultato dei calcoli effettuati dalla società Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani che, con il suo Sportello, monitora costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia. Nella classifica degli aumenti del fenomeno per regioni svetta la Lombardia con un +10,1%. Al secondo e al terzo posto il Veneto (+ 9,2%) e la Campania (+8%).

GIUGNO

Debiti, la minaccia viene dagli Usa

A lanciare l’allarme il Center on Budget and Policy Priorities (Cbpp), uno dei più autorevoli centri di ricerca di Washington. Nell’ultimo anno fiscale 46 Stati americani (su un totale di 50…) hanno prodotto un disavanzo da 112 miliardi di dollari. La spesa pubblica dei singoli Stati (circa 1.700 miliardi) ha un peso equivalente al 12% del Pil nazionale e non è più sostenibile. Insomma, servono tagli clamorosi. Nella classifica degli Stati a maggior rischio fallimento – calcolata in base al costo di assicurazione del credito sulle obbligazioni – l’Illinois è ottavo con una probabilità di default del 24,69%, peggio anche del Portogallo. La California è decima.

LUGLIO

Agrobusiness: la finanza affama il Pianeta

Tra il 2006 e il 2008 hanno alimentato nel mercato alimentare una delle peggiori bolle speculative della storia generando un’impennata dei prezzi che ha ridotto alla fame centinaia di milioni di persone. Vogliose di rifarsi al più presto dalle perdite post crisi le banche e i fondi speculativi proseguono ora nella stessa direzione. La denuncia viene dal World Development Movement (Wdm), una Ong di base a Londra attiva da anni nelle campagne per la lotta alla povertà, che pubblica il rapporto “The great hunger lottery: How banking speculation causes food crises”. Il 16 luglio il finanziere inglese Anthony Ward, a capo della società d’investimento Armajaro Holdings rastrella futures per 240 mila tonnellate di cacao (più o meno il 7% della produzione mondiale). Nei 18 mesi precedenti il prezzo del cacao è aumentato del 150% registrando il picco massimo degli ultimi 33 anni.

AGOSTO

Europa: sulle grandi banche lo spettro di una nuova crisi?

Secondo gli analisti del fondo speculativo Noster Capital, un hedge di base a Londra, le banche europee fronteggiano tuttora svariate minacce e gli esami di solidità cui si sono recentemente sottoposte potrebbero essere scarsamente indicativi. A sostegno delle proprie convinzioni, Noster avvia operazioni di short selling (vendita allo scoperto, un sistema che garantisce allo speculatore di ottenere un profitto dalla perdita di valore di un titolo finanziario) su cinque colossi bancari europei: la britannica Barclays, la spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva), la svizzera Ubs e le italiane Ubi e Intesa Sanpaolo. Molte grandi banche europee, si ricorderà due mesi più tardi, sono ancora piene di titoli tossici.

SETTEMBRE

Si aggrava la crisi in Spagna

La crisi è ormai conclamata in Spagna, la più grande economia del club dei “Pigs”. Protagonista della peggiore bolla immobiliare europea e caratterizzata da un sistema bancario sempre più fragile, la nazione iberica conferma una forte instabilità economica. Si rischia il contagio del Continente e la conseguente la svalutazione dell’euro. In Spagna i prestiti insolventi o che rischiano di diventare tali (le cosiddette sofferenze bancarie) rappresentavano tre anni or sono meno dell’1% del totale. Oggi l’incidenza è salita al 5,4% a causa soprattutto del disastro mutui. Secondo Business Insider, il 37% dei crediti concessi dalle banche al settore immobiliare e al comparto costruzioni risulterebbe “problematico”. Il valore totale di questi prestiti si aggirerebbe sui 165 miliardi di euro.

OTTOBRE

Stiglitz, proposta shock: Germania fuori dall’euro

Basta con l’euro forte, serve un’uscita della Germania da Eurolandia e la conseguente svalutazione della moneta unica per rilanciare l’export dei Paesi in maggiore difficoltà. E’ la tesi espressa dal Nobel per l’economia Joseph Stiglitz nella prefazione alla nuova edizione del suo ultimo libro Freefall e rivelata in esclusiva dal Sunday Telegraph. Mentre la Germania si avvia a chiudere l’anno con il tasso di crescita più elevato dai tempi della riunificazione (+3,3% secondo il Fmi), nazioni come Spagna e Irlanda tendono ormai apertamente al collasso. La Spagna in particolare, spiega il premio Nobel, “rischia di entrare in quella spirale perversa che aveva caratterizzato l’Argentina nel decennio passato” prima che quest’ultima decidesse di abbandonare l’aggancio con il dollaro per tornare successivamente a crescere. Un’esperienza replicabile oltreoceano solo con un euro debole.

NOVEMBRE

L’Irlanda resta indietro

Entro l’inizio del nuovo anno, si dice, l’Irlanda potrebbe essere costretta a chiedere l’intervento dell’Europa e del Fondo Monetario Internazionale. Lo sostiene l’economista dello University College di Dublino e consulente del governo irlandese Colm McCarthy in un’intervista rilasciata al quotidiano Irish Independent. Chiamato a fare i conti con un deficit galoppante e una debole prospettiva di crescita, l’esecutivo deve presentare il suo piano di budget 2011 il 7 dicembre. In caso di mancata approvazione parlamentare, sottolinea McCarthy, le speranze di rilancio del Paese giungerebbero inesorabilmente al capolinea. L’approvazione arriverà. Ma anche il salvataggio esterno (da 85 miliardi di dollari). Dall’inizio di ottobre il rischio bancarotta dell’Irlanda ha superato per la prima volta anche quello dell’Iraq.

DICEMBRE

Debito: la tempesta si avvicina all’Italia… e Bloomberg lancia l’allarme sulle banche

Alla fine di novembre il differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani e gli omologhi tedeschi ha superato quota 200 punti base segnando così il record assoluto dall’introduzione dell’euro. In pratica l’Italia non è mai stata così a rischio. Segue un ribasso ma ormai la realtà è sotto gli occhi di tutti: il Belpaese è ufficialmente finito nel mirino degli speculatori che ne hanno legato i destini a quelli, poco promettenti, di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Persino il sottosegretario Gianni Letta esprime per la prima volta “forte preoccupazione” sul rischio di una diffusione incontrollata dell’effetto contagio proveniente da Dublino via Lisbona e Madrid. Nel frattempo, spiega Bloomberg, il peso del debito pubblico e le scarse prospettive di crescita mettono a repentaglio la solidità degli istituti della Penisola a cominciare da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena. Nel corso dell’ultimo anno, i loro titoli scambiati a Piazza Affari hanno perso dal 25 al 32% contro il -7,6% del Bloomberg Europe Banks and Financial Services Index.