
Il presidente del Comitato italiano paralimpico (Cip) Marco Giunio De Sanctis a ilfattoquotidiano.it racconta la spedizione azzurra: dagli atleti che sognano il trionfo alle speranze per il futuro
Le Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono alle porte: il 6 marzo a Verona la cerimonia d’apertura, poi una settimana di gare e spettacolo fino al 15 marzo. Il presidente del Comitato italiano paralimpico (Cip) Marco Giunio De Sanctis a ilfattoquotidiano.it racconta obiettivi e speranze della spedizione azzurra, tra medaglie a cui ambire, atleti noti e giovani promesse. Tutto quello che c’è da sapere sul Team Italia raccontato dal numero uno del CIP.
Presidente De Sanctis, ci faccia una panoramica generale della spedizione della nazionale italiana paralimpica invernale.
La partecipazione dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali rappresenta per noi molto più di una semplice competizione sportiva: è un progetto Paese. Abbiamo una squadra con 42 atleti e 4 guide, un gruppo che vede grandi campioni che già a Pechino 2022 hanno regalato emozioni ma anche esordienti che siamo certi sapranno essere protagonisti di questi Giochi. Abbiamo 37 atleti uomini e 5 donne, tra questi abbiamo 13 esordienti. Sebbene il numero di donne sia ancora ridotto, è importante notare che la squadra sta crescendo in termini di qualità e rappresentanza in tutte le discipline. Per me è fondamentale affermare che lo sport è uno ed esiste l’atleta non il disabile.
Quali sono gli sport a cui parteciperemo?
I nostri ragazzi saranno impegnati in tutte e 6 le discipline che sono lo sci alpino, il nordico, il biathlon, lo snowboard, il Para Ice hockey e il curling in carrozzina. Come portabandiera abbiamo scelto Chiara Mazzel, campionessa ipovedente di sci alpino, e René De Silvestro, punta di diamante dello sci alpino sitting.
Un numero importante di partecipanti?
Si tratta della delegazione più numerosa mai schierata dall’Italia in una Paralimpiade Invernale, superando i numeri di Pechino 2022 e Torino 2006. Gareggiare in casa sarà un privilegio e una responsabilità enorme. Avremo il calore del pubblico e la possibilità di raccontare, attraverso lo sport, un’Italia inclusiva e moderna. La preparazione è iniziata da tempo, in sinergia con federazioni e gruppi sportivi militari, con un’attenzione particolare alla crescita tecnica e al supporto medico-scientifico. Abbiamo fatto il possibile per arrivare pronti sotto ogni aspetto: sportivo, organizzativo ed emotivo.
Quali sono le speranze di medaglie?
Diciamo che tra le sette medaglie, che sono quelle vinte a Pechino 2022, e le dieci sarebbe un ottimo risultato e ci poniamo questo obiettivo. L’Italia paralimpica invernale ha una tradizione solida nello sci alpino e nello sci nordico, in cui storicamente esprimiamo talento e competitività. Ma in questi giochi abbiamo grandissime aspettative anche dallo snowboard, dove abbiamo compiuto passi avanti significativi negli ultimi anni e l’attenzione è rivolta principalmente su Emanuel Perathoner e Jacopo Luchini. Ci aspettiamo risultati importanti in queste specialità, dove la continuità tecnica e l’esperienza internazionale ci rendono competitivi. Allo stesso tempo, guardiamo con grande attenzione alle possibili sorprese: il curling in carrozzina, ad esempio, è in crescita costante, così come alcune specialità nordiche dove giovani atleti stanno dimostrando progressi notevoli. Gareggiare in casa può rappresentare un moltiplicatore di energie e risultati, e non escludo che possano emergere nuove storie di successo capaci di sorprendere il grande pubblico.
Un mix tra campioni affermati e nuove speranze?
Ho già citato lo snowboard. Tra i volti più noti dello sci alpino paralimpico italiano c’è sicuramente Giacomo Bertagnolli, che con la sua guida Andrea Ravelli è stato protagonista assoluto nelle ultime stagioni, simbolo di continuità e mentalità vincente. Accanto a lui penso a Federico Pelizzari, giovane ma già capace di imporsi a livello internazionale, e a René De Silvestro, atleta di grande talento e determinazione. Ma abbiamo anche grandi aspettative dall’altra porta bandiera, Chiara Mazzel. Per lo sci nordico Giuseppe Romele, già protagonista a Pechino ma anche reduce dall’esperienza di Parigi 2024 nel triathlon potrebbe regalarci grandi emozioni. Ma potrebbero arrivare belle soddisfazioni anche da altri della delegazione.
Che ricordo ha di Pechino 2022? E che spirito c’è oggi?
Ai Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022 l’Italia ha ottenuto risultati importanti, confermandosi tra le nazioni di riferimento negli sport invernali paralimpici. È stata un’edizione intensa, capace di regalarci emozioni straordinarie. Oggi si respira entusiasmo e consapevolezza: arriviamo a Milano-Cortina con una squadra più matura, più strutturata e con una visione chiara. Gareggiare in casa ci dà ulteriore motivazione e senso di responsabilità.
C’è un aspetto che ci tiene a evidenziare?
Sottolineo che il nostro obiettivo non è solo vincere medaglie, ma lasciare un’eredità culturale. Milano-Cortina 2026 deve consolidare il cambiamento di sguardo sulla disabilità, promuovendo inclusione, accessibilità e pari opportunità. Lo sport paralimpico è uno straordinario strumento educativo e sociale: il suo impatto va ben oltre il podio.
Molti sostengono che una volta terminata la Paralimpiade si farà poco per migliorare il diritto allo sport anche per le persone con disabilità. Cosa risponde?
Non dobbiamo dimenticare che una volta che avremo concluso i Giochi e si saranno spente le luci, il lavoro non si dovrà fermare, anzi. Perché se nello sport di alto livello abbiamo e stiamo ottenendo importanti risultati, per quanto riguarda l’avviamento e la promozione dobbiamo lavorare ancora molto visto che abbiamo ancora un altissimo potenziale per quanto riguarda coloro i quali possono praticare attività sportiva rispetto agli attuali tesserati.
Non possiamo non menzionare alcune criticità organizzative verificatesi e che ilfattoquotidiano.it ha raccontato con testimonianze dirette.
Organizzare un grande evento invernale diffuso su più territori comporta inevitabili complessità logistiche, infrastrutturali e di coordinamento. La sfida sarà garantire piena accessibilità, trasporti efficienti e strutture all’altezza delle esigenze degli atleti. Tuttavia, proprio questa dimensione diffusa rappresenta anche un punto di forza: valorizza territori straordinari e competenze organizzative consolidate. Abbiamo già superato molto bene la sfida Olimpiadi, nonostante le critiche che hanno preceduto questo grande evento, abbiamo dato prova di efficienza e organizzazione. Sono certo che i Giochi Paralimpici non saranno da meno e lasceranno una grande eredità, quella di un miglioramento della cultura del nostro Paese in tema di inclusione.