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Finita la sbornia delle Olimpiadi, torna l’amara realtà del calcio italiano: rischiamo la peggior Champions da oltre 20 anni

Il confronto è impietoso: a Milano-Cortina gli atleti azzurri hanno stracciato ogni record, mostrando il volto di un'Italia sportiva che eccelle in tante discipline, vecchie e nuovo. Mentre il pallone affronta l'ennesima settimana da incubo, con vista sui play-off Mondiali di marzo

Siamo un Paese di sciatori e pattinatori, di tennisti e pallavolisti. Non siamo più un Paese di calciatori. Il contrasto è plastico, dirompente, impietoso. Mentre sono appena terminate le Olimpiadi invernali più luminose di sempre per l’Italia, con 10 ori e 30 medaglie conquistate dagli azzurri a Milano-Cortina, battendo ogni precedente record, il nostro calcio si appresta a vivere altri giorni di passione e sofferenza. Oggi si gioca Inter-Bodø/Glimt, domani tocca ad Atalanta-Borussia Dortmund e Juventus-Galatasaray. Le squadre italiane sono chiamate a tre rimonte quasi impossibili per evitare la catastrofe europea: da quando esistono gli ottavi nel format della Champions League, introdotti nel 2004, un nostro club si era sempre qualificato tra le migliori 16. Rischiamo quindi di vivere a breve la peggior Champions da oltre 20 anni. Un viatico cupo in vista del cruciale appuntamento di fine marzo, quando la Nazionale di Gattuso si giocherà ai play-off l’accesso ai Mondiali di giugno. Di fatto, in ballo c’è il futuro del calcio italiano.

Il paradosso è evidente. Il pallone, lo sport nazionale, vive una crisi che pare irreversibile proprio in uno dei momenti storicamente migliori per lo sport italiano. La sbornia di medaglie di Milano-Cortina sta lì a dimostrarlo: non solo gli atleti italiani hanno vinto, ma lo hanno fatto in 10 discipline diverse. Una capacità di eccellere in ambiti differenti che a livello di Giochi invernali è pari solamente a quella di Stati Uniti e Germania. Anche negli sport di nicchia con pochi praticanti, vedasi pattinaggio di velocità e short track, riusciamo a fare emergere i talenti alla Francesca Lollobrigida. Nello sci abbiamo una campionessa, Federica Brignone, riconosciuta a livello mondiale tanto quanto Jannik Sinner nel tennis.

“Negli ultimi anni, l’Italia non è riuscita a produrre una stella emergente nel suo sport preferito, il calcio”, scriveva maliziosamente il New York Times qualche giorno fa, citando proprio Brignone e Sinner. Invece sono emersi campioni un po’ ovunque nelle altre discipline, non solo invernali. Anche agli ultimi Giochi estivi, da Tokyo a Parigi, l’Italia ha toccato il record di 40 medaglie complessive. L’atletica ha vissuto l’epopea di Tamberi e Jacobs, oggi celebra Mattia Furlani campione mondiale in carica nel salto in lungo. Il nuoto nel 2024 ha fornito la miglior Olimpiade di sempre, culminata con gli ori di Ceccon e Martinenghi. Agli ultimi Mondiali sono arrivate 19 medaglie, dietro solo a Cina, Australia e Usa. La pallavolo italiana domina in lungo e in largo, sia al femminile sia al maschile, sia con le Nazionali (entrambe campioni del mondo in carica) sia con i club. Nel tennis c’è Sinner e non solo: Lorenzo Musetti, Jasmine Paolini, 7 italiani attualmente in top 100. L’Italia vince la Coppa Davis da tre anni, le azzurre sono bi-campionesse in carica di Billie Jean King Cup.

Ma la lista degli sport da citare sarebbe davvero infinita. Anche il basket sta risalendo la china, almeno a livello giovanile. Forse giusto il ciclismo, altra disciplina della tradizione sportiva italiana, vive una crisi simile a quella del pallone, ma quanto meno si consola con i risultati su pista. Il calcio però attraversa una depressione che va oltre i risultati, comunque impietosi. È evidentemente uno spettacolo che non attrae più i bambini italiani già da un decennio almeno: oggi i migliori talenti stanno emergendo in altre discipline. Per ripartire, ha bisogno di nuove storie da raccontare, di ispirare qualcosa di diverso dalle solite polemiche arbitrali.

Questa sera l’Inter a San Siro riparte dall’1 a 3 subito nella gara d’andata in Norvegia, che ora ci sembra quasi più vicina negli sport invernali che nel calcio, davvero una follia. I nerazzurri di Chivu possono pensare di superare il Bodø/Glimt, soprattutto al Meazza, ma vincere con tre gol di scarto non è mai cosa banale. Ancora più difficile domani per l’Atalanta recuperare un passivo di due reti contro il Borussia Dortmund. Mentre mercoledì sera per la Juve c’è forse l’impresa più difficile: il Galatasaray all’andata ha vinto 5 a 2 e negli spazi aperti può contare su Osimhen. Non avere alcuna squadra italiana agli ottavi di Champions sarebbe l’ennesimo brutale bagno di realtà. E anche un monito in vista dei play-off Mondiali contro Irlanda del Nord ed eventualmente una tra Galles e Bosnia. Già ci consideriamo i favoriti, in realtà siamo una Nazionale pericolosamente fragile, specchio del suo movimento.

Per il ct Gattuso, paradossalmente, meno impegni europei per i club potrebbero anche trasformarsi in benzina in più nelle gambe dei suoi calciatori. Inutile ribadire che dalla qualificazione ai Mondiali passa ogni chance di rilanciare il calcio italiano, che altrimenti rischierebbe la morte cerebrale. Qualcuno sostiene che in caso di ennesima disfatta partirebbe la rivoluzione da tempo annunciata. È una pia illusione. L’Italia ha giocato l’ultima partita al Mondiale il 24 giugno 2014: da allora, nonostante varie figuracce, nulla è cambiato. Nello stesso anno, a Sochi, gli azzurri degli sport invernali raccoglievano alle Olimpiadi la miseria di 8 medaglie e nessun oro. Dodici anni dopo esiste un’Italia sportiva completamente diversa.