Olimpiadi

Gaffe all’Arena di Santa Giulia, sequestrata bandiera Ue a un 12enne: “È un simbolo politico”. Poi le scuse

La Fondazione Milano-Cortina: "La bandiera non era vietata dal regolamento e la situazione non è stata gestita nel modo corretto, soprattutto considerando l’età dello spettatore"

Un addetto alla sicurezza apre lo zaino di un bambino di 12 anni, vede una bandiera dell’Unione Europea e ordina: “Questa non può entrare“. È successo davvero nella serata di martedì all’Arena di Santa Giulia, poco prima della semifinale di hockey femminile tra Stati Uniti e Svezia, poi finita 5-0 per le statunitensi. A quel il bambino – in preda all’imbarazzo – ha buttato la bandiera nel cestino. Poi il gesto di un’altra addetta: “Tienila pure, ma non tirarla mai fuori”.

Secondo un’interpretazione molto rigida della Carta Olimpica, la bandiera UE – come quella della pace – è classificata come simbolo “politico“, al contrario invece delle bandiere dei vari stati. Nonostante questo punto, il Cio l’ammette regolarmente nel protocollo istituzionale. Il vessillo europeo, in realtà, è incluso dal Cio nel “set protocollare” delle bandiere olimpiche, tanto che è presente nelle sedi di gara. Gli addetti lo hanno però trattato come una “dichiarazione politica“.

A distanza di poco meno di 24 ore sono arrivate le scuse della Fondazione Milano Cortina 2026. “Il Comitato Organizzatore è a conoscenza dell’episodio che ha coinvolto un giovane spettatore durante la semifinale di hockey su ghiaccio, in cui una bandiera è stata confiscata durante i controlli all’ingresso. La bandiera – si legge – non era vietata dal regolamento della sede e la situazione non è stata gestita nel modo corretto, soprattutto considerando l’età dello spettatore. Ci rammarichiamo per quanto accaduto e abbiamo provveduto a contattare la famiglia. Abbiamo affrontato la questione con il dipartimento di Sicurezza e Milano Cortina 2026 rimane impegnata a garantire un ambiente accogliente e inclusivo per tutti gli spettatori”.