Olimpiadi

Ha vinto medaglie, ha sdoganato il bacio tra uomini in tv, ha recitato in American Horror Story: le mille vite di Gus Kenworthy

Il campione di freestyle è alla sua quarta Olimpiade: aveva smesso per dedicarsi alla carriera a Hollywood, è tornato e si è subito guadagnato il pass per Milano-Cortina. Senza mai rinunciare a esporsi, dalle battaglie sui diritti civili fino alle critiche all'ICE

C’è qualcosa di cinematografico nel ritorno di Gus Kenworthy sulle piste, come se la sua vita avesse deciso di ignorare i confini tra sport e racconto. Milano-Cortina 2026 èil suo prossimo set, con Livigno come palcoscenico innevato e la bandiera della Gran Bretagna sulle spalle. Quattro anni dopo aver detto basta allo sci agonistico, Kenworthy torna là dove tutto era iniziato, nonostante uno stop che sembrava definitivo e un presente diviso tra Hollywood e l’attivismo.

Kenworthy ha 34 anni, è nato nell’Essex ma cresciuto negli Stati Uniti, e la sua carriera sportiva era già entrata nella storia nel 2014, quando a Sochi vinse l’argento olimpico nello slopestyle. Dodici anni fa era uno dei volti nuovi del freestyle mondiale; oggi è un atleta che torna, con l’esperienza di chi ha vissuto più vite. Dopo Sochi sono arrivati PyeongChang 2018 e Pechino 2022, Olimpiadi diverse non solo per risultati ma per peso simbolico. Proprio dopo Pechino, Kenworthy aveva annunciato il ritiro: basta gare, basta allenamenti, spazio a un’altra passione coltivata da tempo. Il cinema e la televisione.

Hollywood, per lui, non è stato un capriccio post-agonistico. Il ruolo di Chet Clancy nella nona stagione di American Horror Story lo ha consacrato anche come attore, in una serie cult capace di collezionare 16 Emmy Awards e 2 Golden Globes. Sembrava l’inizio di una nuova vita, lontana dai pettorali e dalle classifiche. E invece, a un certo punto, il richiamo della pista è tornato a farsi sentire. Pochi mesi fa Kenworthy ha rimesso gli sci ai piedi, quasi in silenzio, tornando ad allenarsi. Il risultato ha dell’incredibile: nonostante il lungo stop, è già nono nel ranking mondiale. La chiamata ufficiale è arrivata dal capo allenatore di GB Snow Sport, Pat Sharples, in una telefonata diventata virale. “Ce l’hai fatta, sapevo che potevi riuscirci”, gli ha detto. Kenworthy ha risposto con una parola sola: “Incredibile”. La quarta Olimpiade è realtà.

Come già nel 2022, Kenworthy gareggerà per la Gran Bretagna, una scelta fatta per onorare le origini britanniche della madre, dopo aver vestito i colori degli Stati Uniti a Sochi e PyeongChang. Ma ridurre Gus Kenworthy a un semplice atleta sarebbe un errore. La sua storia è intrecciata con battaglie civili e gesti simbolici che hanno superato lo sport. Nell’ottobre 2015 ha fatto coming out pubblicamente, diventando insieme ad Adam Rippon il primo atleta apertamente gay a partecipare alle Olimpiadi invernali. A PyeongChang 2018, un bacio al compagno Matthew Wilkas, trasmesso in diretta tv dalla NBC, fece il giro del mondo. Un gesto semplice, ma potente. “Non avevo mai visto un atleta gay baciare il suo ragazzo alle Olimpiadi”, disse Kenworthy. “Spero che questo abbia aiutato altre persone”.

La sua voce non si è mai fermata nemmeno fuori dalle piste. Dopo PyeongChang 2018, Kenworthy ha collaborato con Humane Society International per chiudere un allevamento di cani destinati al macello in Corea del Sud, contribuendo a salvare 90 animali. Già a Sochi aveva attirato l’attenzione internazionale adottando una cagnolina e i suoi cuccioli, dopo che il problema dei cani randagi nella città russa era stato ampiamente discusso nel periodo precedente ai Giochi. Attivismo concreto, non di facciata, portato avanti con la stessa determinazione mostrata in gara. Anche sul fronte dei diritti umani, Kenworthy non ha mai abbassato il tono. A Pechino 2022 criticò duramente il CIO per l’assegnazione dei Giochi alla Cina, denunciando le violazioni dei diritti delle minoranze e le posizioni contro la comunità LGBTQ+. “Quando hai una piattaforma come i social, hai il dovere di usarla per mandare un certo tipo di messaggi”, spiegò alla BBC, senza paura delle conseguenze. Il ritorno di Gus Kenworthy a Milano-Cortina è stato segnato dalla sua critica pubblica all’ICE per i fatti di Minneapolis: ha condiviso sul proprio account un’immagine che mostrava la scritta “f*** ICE” sulla neve. Un’iniziativa che gli è costata anche minacce di morte. Ma per Kenworthy il ritorno in pista è molto più di una sfida agonistica: porta con sé storie che parlano di sport, diritti e identità.