
Presentato a Montecitorio il report del Comitato Olimpico Palestinese: centinaia di vittime tra gli sportivi, infrastrutture rase al suolo e campionati sospesi. L’appello: "Israele andrebbe esclusa dalle competizioni”
Sono 684 gli atleti uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Questo è il risultato di oltre due anni di incursioni delle forze israeliane a Gaza. Tra loro, 178 sono ragazzi tra i 6 e i 20 anni, 143 persone tra i 20 e i 30 anni, dunque nel pieno dell’attività agonistica, mentre 111 superano i 50 anni. La federazione più colpita è quella del calcio, con 367 morti tra giocatori, allenatori e arbitri, seguita dall’associazione Scout con 54 vittime e dalla federazione di karate con 31. I numeri vengono da un report presentato venerdì mattina a Montecitorio dal Comitato Olimpico Palestinese: “Dati che sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, viene spiegato.
Sul fronte delle infrastrutture, poi, la distruzione è definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati Fifa, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni. Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto è stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo.
Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale. “Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, il documento del Comitato Olimpico Internazionale che tutela i valori fondamentali dello sport”, ha dichiarato l’ex allenatore della nazionale di pallavolo italiana e ora deputato del Pd, Mauro Berruto, aprendo l’incontro. “Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali, e si continua a morire. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”, prosegue Berruto.
Il report e l’incontro, oltre a raccontare le devastazioni a Gaza, dove non c’è nemmeno più un impianto sportivo in piedi, pongono i riflettori sulla difficoltà da sempre incontrata dagli atleti palestinesi nel praticare sport. “Con la difficoltà di spostamento da una zona all’altra, anche solo andare agli allenamenti è complicato: l’ho potuto verificare io stesso tenendo uno stage con la nazionale di pallavolo palestinese a fine novembre in Cisgiordania. Non sempre gli atleti riuscivano ad arrivare agli allenamenti”, racconta Berruto. Poi c’è il problema della difficoltà degli atleti a partecipare alle manifestazioni internazionali, Olimpiadi comprese, tanto che vi riescono quasi solo quelli che vivono in diaspora, lontano dalla loro terra.
“Israele vìola sistematicamente la Carta Olimpica rendendo difficile ai palestinesi la pratica quotidiana dello sport, con la conseguenza che le nostre attività sportive sono paralizzate. Ora tutti i nostri campionati sono sospesi. Anche per questo dal Cio dovrebbe arrivare un cartellino rosso a Israele, che andrebbe esclusa dalle competizioni internazionali”, afferma Jibril Rajoub, presidente del Comitato Olimpico Palestinese. “Le morti degli atleti sono un crimine vergognoso, come lo è anche togliere ai ragazzi la possibilità di fare sport, che per loro rappresenta forse l’unica luce di speranza nella vita e nel futuro”, afferma Mona Abuamara, ambasciatrice di Palestina in Italia. Presenti anche alcune atlete palestinesi, tra cui una calciatrice e una nuotatrice, che hanno raccontato la morte di alcuni colleghi e amici a Gaza.
All’incontro è intervenuto anche il presidente dell’associazione allenatori di calcio ed ex mister Renzo Ulivieri ed Eusebio Di Francesco, coach del Lecce. Ulivieri ha premiato il ct della nazionale di calcio palestinese Ehab Abu Jazar. “La Palestina ha una squadra olimpica e una nazionale di calcio, ma non ha uno Stato”, fa notare Ulivieri. “Mentre in Italia è accesa la fiamma olimpica invernale, abbiamo voluto accendere una luce anche sulla Palestina, dove a causa della situazione di apartheid in cui si vive, il diritto alla sport è negato. Il nostro appello va a Cio, Uefa e Fifa affinché tutti possano esercitare questo diritto all’interno dei propri confini”, conclude Berruto.