Olimpiadi

“Non so cosa succederà domani, non so se Federica riuscirà a mettere gli sci”: la madre di Brignone racconta il giorno dell’infortunio

L'estratto dal libro "Due Vite" di Maria Rosa Quario, detta Ninna, che racconta le ore successive al terribile incidente del 3 aprile 2025. Rileggere ora queste pagine aiuta a restituire la dimensione del miracolo sportivo compiuto vincendo l'oro olimpico a Milano-Cortina

La corsa in ospedale, i pensieri di una madre – “Fede dovrebbe farla finita con lo sci e con le gare” – per la figlia stesa su una barella. Poi l’operazione, l’attesa, il responso dei medici: “Ho fatto un bel puzzle. Era un disastro“. Per gentile concessione della casa editrice, ilFattoQuotidiano.it pubblica un estratto del volume “Due vite. Lo slalom parallelo con mia figlia Federica Brignone” di Edizioni Minerva (312 pp, 19 euro), scritto da Maria Rosa Quario, detta Ninna, ex leggenda dello sci alpino femminile e oggi per tutti la madre di Federica Brignone,la nuova campionessa olimpica di Super G a Milano-Cortina 2026. Rileggere quanto scritto da Ninna Quario, ricordando il giorno del terribile infortunio, aiuta a restituire la dimensione del miracolo sportivo compiuto dall’azzurra sulla pista delle Tofane. Era il 3 aprile 2025, Brignone aveva la gamba sinistra praticamente distrutta. La madre pensa e in qualche modo spera che sia la fine della carriera. Ma ha quasi una sorta di premonizione: “Ha già dato, ha vinto tanto, ha vinto tutto (o quasi, mancherebbe solo l’oro olimpico […])”.

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3 aprile 2025. Ci fermiamo a Milano, va bene. Federica arriverà in elicottero al San Raffaele. Affiorano pensieri negativi. Perché il San Raffaele? Ci sarà qualche complicazione? Li scaccio e, nell’attesa, misuro il grado di popolarità raggiunto da mia figlia dopo le recenti vittorie.
Io e Vezzo veniamo accolti dall’amministratore delegato, ci fa notare che Fede atterrerà lì, ma solo perché alla clinica La Madonnina non è possibile farlo. L’ultimo trasferimento sarà fatto in ambulanza. Noi torniamo quindi verso il centro, nel traffico di un pomeriggio milanese alla vigila della Settimana del mobile. Quando arriviamo in via Quadronno non posso credere ai miei occhi. Sul marciapiede di fronte all’ingresso della clinica c’è un assembramento di persone con telecamere e microfoni. Aspettano Federica.
Per fortuna la vecchia auto del suo ragazzo non attira l’attenzione e possiamo entrare nel parcheggio che ci avevano riservato. L’attesa dura poco, prima di Fede arrivano suo padre e la zia Cinzia, partiti da Savona appena saputo dell’infortunio, e poco dopo ecco la nostra bambina, fidanzata, nipote.
È stesa su una barella, ha l’aria fra il confuso e il nervoso, le gambe sono coperte, la sinistra ingessata. Si percepisce la fretta dei medici chiamati a operarla. Con un volo privato organizzato dalla Federazione, sono arrivati dalla Francia Andrea Panzeri e Gabriele Thiébat, che assisteranno lo specialista in ricostruzioni ossee, il professor Accetta (nome perfetto per chi deve operare gambe rotte!), mentre dell’anestesia si occuperà l’équipe del professor Zangrillo, che dal San Raffaele ha viaggiato in ambulanza con Federica.
Passano due ore nelle quali io e Daniele, per la prima volta dopo tanto tempo, ci sentiamo in perfetta sintonia, la pensiamo cioè allo stesso modo: Fede dovrebbe farla finita con lo sci e con le gare. Ha già dato, ha vinto tanto, ha vinto tutto (o quasi, mancherebbe solo l’oro olimpico, ma tre medaglie non sono male come bottino ai Giochi Olimpici) e insomma, noi non ne possiamo più di stress. Quest’ultimo li ha superati tutti. Siamo preoccupati. Abbiamo capito che la situazione della gamba sinistra è grave, abbiamo intravisto la Tac e, soprattutto, abbiamo ascoltato le parole dei medici.
“Eccoli di nuovo, urca, sono già passate due ore.”
Daniele non ha aspettato, è ripartito per la Liguria, ma nel frattempo è arrivato Davide dal Trentino, dopo aver recuperato l’auto e tutti i bagagli rimasti nella camera dell’hotel di Moena. Lo vedo provato. Molto scosso. Lui, sempre così lucido e razionale, fatica a parlare, è agitato, stanchissimo. A farsi male non è stata solo la sua atleta, è stata sua sorella, e lo ha fatto davanti ai suoi occhi. «Ero poche porte sopra, dopo la caduta sono arrivato da lei per secondo, c’era già Luca [Scarian preparatore atletico della squadra, nda] piazzato proprio vicino alla porta agganciata da Fede con il braccio. Abbiamo capito subito che si era rotta qualcosa, la gamba dal ginocchio in giù era come staccata, penzolava, e quando Fede ha provato a muoversi ha capito a sua volta di essere messa male. Sul momento però c’era poco da pensare, bisognava toglierle gli sci, rincuorarla, aspettare i soccorsi, rispondere a te mamma, e a papà, che stavate chiamandomi al telefono per avere notizie.»
Povero Davide. A lui nessuno ha dato calmanti, lui, come me e come molti che vogliono veramente bene a Federica, non ha dormito per notti intere ripensando a quel momento, a come si sarebbe potuto evitare, a come sarà il suo futuro immediato, così legato a quello della sorella. Che, poco dopo i medici, torna dalla sala operatoria incavolata nera. Ce l’ha con tutti: «Bastardi! Lasciatemi tranquilla, voglio dormire, per sempre!». Effetti dell’anestesia, dicono. A interessarci di più sono le parole dei chirurghi, parla per tutti il professor Accetta: «Ho fatto un bel puzzle. Era un disastro, abbiamo rimesso assieme il possibile ed è venuto bene. Oltre alle ossa abbiamo sistemato capsula, legamento collaterale e menisco mediale».
Il presidente della Commissione medica federale Andrea Panzeri parla invece ai giornalisti, ancora in strada ad aspettare notizie: «Abbiamo riparato il riparabile. Impossibile stabilire ora i tempi di recupero. Il crociato? Per ora non lo abbiamo valutato».
Lo valuteranno quasi due mesi dopo, quando la gamba si sarà un po’ sgonfiata e quando si sarà resa disponibile un’apparecchiatura in grado di fare la risonanza magnetica a un ginocchio attorniato da placche metalliche e viti, inserite per rimettere assieme il piatto tibiale. Il crociato c’è, è attaccato, che sollievo. Una diagnosi che verrà confermata altri due mesi dopo, a fine luglio, quando un nuovo intervento chirurgico, molto meno invasivo perché fatto in artroscopia, confermerà che tutti i legamenti sono a posto, anche il collaterale interno operato ad aprile. Vengono rimosse le aderenze che limitavano il piegamento e viene confermata la sofferenza delle cartilagini, problema comune a molti sportivi: probabilmente creeranno dolori in futuro, ma è inutile pensarci ora, ora è solo importante pensare a recuperare tono muscolare, giorno dopo giorno, un piccolo passo alla volta.

Devo mettere un punto, il libro va in stampa. Non so cosa succederà domani, non so se Federica riuscirà a mettere gli sci negli ultimi mesi del suo anno di grazia. Non so se farà la sua quinta Olimpiade in Italia, non so se tornerà l’atleta vincente che è stata.
Ma per me è proprio questo il bello della vita, non sapere cosa succederà fra un minuto e sperare che sia qualcosa di meraviglioso.

Campione non è solo chi diventa famoso,
ma è anche e soprattutto chi riesce a dare
tutto se stesso in quello che fa,
con impegno, serietà e determinazione.