Olimpiadi

La galleria che scivola nel lago e rischia di isolare la Valtellina: i lavori finiranno dopo le Olimpiadi, ma non saranno risolutivi

L’ALTRA OLIMPIADE – La galleria del monte Piazzo per via di una frana rischia di diventare inaccessibile, bloccando la statale 36 che costeggia il lago di Como: è la strada più frequentata della Lombardia. Il cantiere aperto grazie ai Giochi è in ritardo

LECCO – La galleria del monte Piazzo, che scivola inesorabilmente in quel ramo del lago di Como compreso tra Lecco e Colico, costituisce una minaccia incombente per la Valtellina. Se crollerà fino a diventare impraticabile, il traffico lungo la statale 36 che porta da Milano e Como fino a Sondrio, e quindi verso le montagne, verrà interrotto. Non si tratta di un’eventualità, ma ormai di una certezza, anche se il fine vita della strada più frequentata della Lombardia, con un traffico di 80mila veicoli al giorno, è fissato a una quindicina di anni. Una sorte ineluttabile? La domanda è ancora più stridente se si pensa che per le Olimpiadi invernali 2026 ci si è limitati a un maquillage, che per quanto impegnativo e costoso è servito solo a tamponare parzialmente la situazione per evitare guai peggiori durante il passaggio di pubblico, atleti e tecnici. Ma non ha risolto il problema, visto che servirebbe una galleria completamente nuova, più a monte, in modo da evitare gli effetti letali della frana.

Il “Consolidamento della galleria ‘Monte Piazzo’” è entrato nel primo dossier degli interventi essenziali per le Olimpiadi, contenuto nel decreto della presidenza del consiglio dei ministri (governo Draghi) del 26 settembre 2022. In quel documento era indicata l’Anas quale soggetto attuatore, mentre l’importo dei lavori era fissato in 44 milioni di euro, di cui 25 milioni già stanziati e 19 milioni di “ulteriore necessità”. Un anno dopo (settembre 2023) il governo Meloni aveva preparato l’elenco definitivo, indicando una somma complessiva già cresciuta a 55 milioni 293 mila euro. Più ci si è avvicinati alle Olimpiadi, più ci si è resi conto che Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), controllata dal ministero delle Infrastrutture, non era in grado di far fronte a quell’impegno.

Tra febbraio e marzo 2024 è infatti avvenuto lo spoiling system di Simico, con l’uscita del primo amministratore delegato, l’ingegnere Luigivalerio Sant’Andrea, e l’ingresso dell’architetto Fabio Massimo Saldini, voluto dal ministro Matteo Salvini. In quella occasione è stato approvato un decreto, convertito in legge il 27 marzo 2024, in base al quale la galleria di monte Piazzo è uscita, almeno formalmente, dai radar delle opere olimpiche, entrando nell’elenco di quelle complementari affidate direttamente ad Anas. Ed è così che la galleria, pur unita ai destini di Milano Cortina 2026, ha seguito un suo percorso parallelo.

A indicare il termine dei 15 anni di vita era stato, nel dicembre 2024, l’ingegnere Nicola Prisco, numero uno di Anas Lombardia: “La galleria si trova su un cono di frana, un difetto che non può essere eliminato completamente con nessun intervento. Anche una volta consolidata, la galleria avrà una vita massima di circa una quindicina d’anni”. Parole allarmanti. La situazione strutturale era aggravata dal fatto che quando venne costruita su una paleofrana, cinquant’anni fa, non fu realizzato un sistema di impermeabilizzazione e nemmeno l’arco rovescio, tecniche che non erano previste fino agli inizi degli anni Ottanta.

Oltre ai rappezzamenti, un primo significativo intervento nella galleria lunga 2.525 metri, a due canne, è stato realizzato una dozzina di anni fa. Poi è arrivato l’appalto olimpico da 55 milioni di euro per il rafforzamento delle strutture, a cui si sono aggiunti altri 22 milioni per interventi tecnologici. “I lavori prevedono la realizzazione di un nuovo rivestimento in cemento armato prefabbricato e interventi di drenaggio per limitare la pressione delle acque ipogee sulle strutture oltre alla realizzazione dei nuovi impianti tecnologici di illuminazione, ventilazione e sicurezza”, spiega Anas, interpellata da ilfattoquotidiano.it.

La suddivisione per fasi è stata decisa per garantire la circolazione almeno su una canna e limitare i disagi dovuti alla cantierizzazione. Una prima fase, con consegna nel marzo 2024, ha riguardato la canna sud, con il completamento avvenuto prima dei lavori dell’avvio dei Giochi Olimpici. La seconda fase (canna nord) verrà conclusa entro il 2026. Anche in questo caso, quindi, come è avvenuto per la maggioranza delle opere olimpiche, non si è riusciti a rispettare gli impegni indicati nel piano degli interventi. Durante il periodo dei Giochi entrambe le canne della galleria sono percorribili senza limitazioni, visto che i lavori riprenderanno al termine delle gare a Bormio e Livigno.

Non si poteva pensare che le Olimpiadi avrebbero risolto la questione alla radice, eppure permane il rischio di isolamento della Valtellina. A fine 2024 l’assessore regionale Massimo Sertori aveva detto: “Non possiamo aspettare di arrivare al punto di non ritorno”. Infatti, la galleria Monte Piazzo è come un malato terminale, in un contesto di fragilità idrogeologica e rischio di eventi naturali, con la rete ferroviaria soggetta a guasti, interruzioni e ritardi. Anche se Regione Lombardia e Anas hanno effettuato investimenti sostanziosi sulla statale 36, le cure non sembrano risolutive.

La conferma viene da Anas, visto che le condizioni funzionali e strutturali della galleria sono oggetto di un monitoraggio continuo. “Il principio della piena sicurezza degli utenti e dei cittadini resta per noi inderogabile e irrinunciabile”. Ma si può affermare che la galleria di Monte Piazzo è una infrastruttura a perdere? “Sul tema della vita utile, precisiamo che il riferimento ai ‘15 anni’ non rappresenta in alcun modo una scadenza o una durata residua dell’infrastruttura. Tale valore corrisponde esclusivamente alla vita nominale prevista in progetto e definita in coerenza con le Norme Tecniche Nazionali quale parametro tecnico per il dimensionamento strutturale e per la pianificazione manutentiva”. Cosa significa? “Gli importanti lavori attualmente in corso hanno l’obiettivo di incrementare la durabilità e l’affidabilità strutturale dell’opera. Allo scadere dell’orizzonte temporale considerato, gli eventuali interventi previsti saranno verosimilmente di natura manutentiva e di entità significativamente inferiore rispetto ai rilevanti lavori strutturali oggi realizzati”. La risposta è affidata a uno studio di fattibilità. “Sarà completato entro il 2026 e consentirà di valutare eventuali alternative di tracciato all’attuale tunnel. Le loro fattibilità saranno esaminate in coerenza con la pianificazione tecnica ed economica degli interventi”. Solo allora sapremo se la strada per la Valtellina, tra quindici anni, si fermerà a Lecco.