
Il giovane atleta di Rho, alla sua prima partecipazione, chiude al terzo posto dietro il norvegese Sander Eitrem e il ceco Metoděj Jílek
Ti aspetti Davide Ghiotto, arriva Riccardo Lorello. Il giovane atleta milanese piazza la zampata nei 5 chilometri di pattinaggio di velocità e conquista un bronzo inatteso ai Giochi di Milano-Cortina. Da totale outsider, il 23enne di Rho, che vive a pochi chilometri dall’arena olimpica, ha chiuso alle spalle del norvegese Sander Eitrem, detentore del record del mondo, e del ceco Metoděj Jílek, che si sono giocati oro e argento nella stessa stellare batteria con due tempi che al di sotto del precedente record olimpico.
Un crono che Lorello ha sfiorato fermandosi a 6’09″22. Inarrivabili Eitrem (6’03″95) e Jilek (6’06″22), ma allo stesso tempo inarrivabile lui per tutti gli altri. Anche per Davide Ghiotto, l’italiano più atteso, pluricampione nei 10.000 metri, che è arrivato al quarto posto staccato di 37 centesimi dal compagno di squadra.
Dopo il meraviglioso oro nei 3.000 metri femminili di Francesca Lollobrigida, è quindi arrivato un nuovo podio nei 5.000 maschili grazie a Lorello, il padrone di casa nel vero senso della parola essendo nato e cresciuto a Rho. Il 23enne azzurro, partito nella terza di dieci batterie, ha stampato un ottimo 6’09”22 ottenuto scendendo sotto i 30 secondi in ogni giro e con cui ha preso la testa da subito, mantenendola per gran parte della gara. Per un attimo ha addirittura sognato l’oro, che sarebbe stato ancora più clamoroso.
Lorello è una sorpresa, ma fino a un certo punto perché quest’anno aveva già fatto vedere una grande crescita e la sua giovane età ha fatto il resto. Il primo segnale era stato l’argento agli Europei di Tomaszów Mazowiecki (Polonia), lo scorso 10 gennaio. Nessuno, però, si aspettava la medaglia olimpica al debutto. Tutti attendevano Ghiotto, che infatti si è giocato il bronzo con Lorello fin sul traguardo.
Il vicentino dopo essere partito leggermente più lento e aveva superato virtualmente il compagno di squadra ai 1.600 metri. Ed è rimasto in testa fino al giro finale, quando però lo sprint di Lorello è stato più incisivo. Ghiotto ha mancato la sua seconda medaglia olimpica, dopo il bronzo nei 10.000 metri di Pechino 2022, per un nulla. Soli 35 centesimi di secondo, che gli sono valsi il quarto posto. Ha chiuso 12° in 6’17”95, invece, il terzo italiano Michele Malfatti.
“È qualcosa di stupendo e davanti alla mia famiglia e ai miei amici ha ancora più gusto – racconta Riccardo Lorello – La medaglia è dedicata a papà Adriano che mi ha avvicinato al mondo dello sport e mi ha seguito fin da quando sono passato dalle rotelle al ghiaccio e per seguirmi più da vicino si è messo a fare il giudice da quattro anni. Infatti, oggi era in centro pista che arbitrava”. L’azzurro, poi, analizza la gara: “Sono arrivato qua senza ambizioni di medaglia. Ma visto che sono un atleta spero sempre di arrivarci ed ero in pista per dare il mio meglio. Però non volevo mettermi pressione aggiuntive, quindi per me era importante più che altro far bene, fare un bel debutto e poi ancora meglio, perché è arrivata la medaglia. La nostra strategia era girare in 29”. Alla fine, è venuto 29”2 medio, quindi perfetto”.
Nel percorso per arrivare al pattinaggio di velocità un ruolo decisivo lo ha avuto il Covid: “Il coronavirus mi ha permesso di switchare o comunque di provare a fare qualcosa anche nel ghiaccio. Da lì in poi è stato veramente un crescendo, grazie al lavoro di squadra che abbiamo fatto e al nostro allenatore Maurizio Marchetto”. Un grazie poi va ai compagni di squadra Ghiotto, Andrea Giovannini e Malfatti: “Gli allievi senza i maestri non vanno da nessuna parte, quindi un grazie speciale anche a Davide, Andrea e Michele che durante gli allenamenti mi hanno sempre spronato. Ancora oggi li guardo veramente con gli occhi di chi non sa come fanno a fare certe cose perché sono veramente degli animali da allenamento”.
Ma un pensiero speciale lo riserva per Giovannini: “Il mio idolo sportivo dagli ultimi quattro anni è Andrea Giovannini perché per me è il miglior atleta che abbia mai conosciuto. È sempre stato un punto di riferimento sia in gara che fuori dalla pista”. In conclusione, c’è spazio anche per Ghiotto, che gli è rimasto dietro per pochissimo: “Anche lui era genuinamente contento e felice perché sa che dietro a questa medaglia c’è il duro lavoro di squadra che stiamo facendo e abbiamo fatto. Mentre lui e le ultime batterie erano in pista mi hanno tolto il telefono per non guardare i tempi al passaggio. Mi sono messo le mani davanti agli occhi perché non volevo scoprirlo quasi. Ai giovani vorrei consigliare qualsiasi sport. Non è importante quale si faccia, ma l’importante è fare sport perché ti cambia la vita”.