Olimpiadi

Distanze di oltre 400 km, lavori incompiuti, tempi di percorrenza fino a 20 ore con i mezzi pubblici: la logistica delle “Olimpiadi diffuse” Milano-Cortina | Mappa

I primi Giochi "diffusi" promettevano bassi costi e sostenibilità ambientale: alla fine sono stati previsti cantieri per 5 miliardi, mentre l'effetto più evidente è un'odissea logistica per gli spettatori

I Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 passeranno alla storia come il primo modello di Olimpiadi diffuse. Il nome Milano-Cortina infatti è già di per sé fuorviante: le gare olimpiche si terranno tra Bormio, Livigno, Predazzo, Tesero e Anterselva. Poi anche un po’ a Milano (pattinaggio di velocità, short track, hockey e pattinaggio di figura) e un po’ a Cortina (sci femminile, curling, slittino, skeleton e bob). Un enorme caos logistico, che ha sconvolto la stampa estera, come stanno lì a testimoniare gli articoli di denuncia pubblicati dal New York Times e dal tabloid tedesco Bild. Eppure, almeno originariamente, l’idea delle Olimpiadi diffuse aveva una logica ben precisa: non concentrare tutte le gare in un luogo ristretto evita di costruire impianti da zero, con il rischio di cattedrali nel deserto, sfruttando invece le strutture già presenti sul territorio. Infatti, anche i prossimi Giochi invernali saranno diffusi: si terranno nel 2030 nelle Alpi francesi. E per il 2034 si sta facendo avanti la candidatura della Svizzera, come intero Paese. Ma nell’esperimento di Milano-Cortina qualcosa non ha funzionato, a partire dalla scelta di inserire forzatamente il capoluogo lombardo, lontano centinaia di km da tutte le montagne dove ci sono le altre sedi di gara.

La mappa delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Grafica di Fabio Amato

Fino a 20 ore per gli spostamenti: la logistica folle

Per aiutare gli spettatori a muoversi tra una sede di gara e l’altra Milano-Cortina ha previsto perfino un’app dedicata ai trasporti. Il problema è che le risposte fornite sono scoraggianti: se un appassionato, dopo aver visto una gara di biathlon ad Anterselva, vuole spostarsi a Livigno per seguire lo sci freestyle, il percorso suggerito dura in totale 19 ore e 37 minuti. Prevede l’utilizzo di un bus, due treni e poi un altro bus. Ci vogliono almeno 5 ore invece per arrivare da Milano a Tesero, dove si svolgono le gare di sci di fondo: anche in questo caso, servono sia treno che bus. E se un appassionato di hockey dopo aver visto un match a Santa Giulia abbia comprato anche un biglietto per il bob, per vedere il nuovissimo Sliding Center di Cortina? Dovrà armarsi di pazienza: i percorsi suggeriti vanno dalle 6 alle 9 ore, con l’utilizzo di treno, bus e perfino un tratto a piedi. D’altronde, Milano è distante non meno di 200 km da tutte le altre sedi olimpiche: la più lontana, 410 km, è proprio Cortina. Nel Programma per la Realizzazione dei Giochi, però, gli organizzatori prevedevano una durata media degli spostamenti non superiore alle 5 ore 45 minuti (per andare da Cortina a Bormio, o viceversa). La stessa app di Milano-Cortina li sbugiarda: utilizzando il trasporto pubblico, i tempi sono infinitamente più lunghi, in tutte le direzioni. Nello specifico di un viaggio da Bormio a Cortina, una delle soluzioni più rapide prevede un itinerario con bus, treno regionale, Frecciarossa, bus e ancora bus. Durata totale 10 ore e 36 minuti. Ma in momenti meno fortunati l’intero spostamento può durare quasi 19 ore.

Qual era l’obiettivo: costo zero e basso impatto ambientale

Eppure, come detto, dietro il modello delle Olimpiadi diffuse si nasconde un intento nobile. La prima linea di ragionamento è la seguente: sfruttando le strutture già presenti sul territorio per le varie discipline invernali, si possono rinnovare quegli impianti ed evitare di costruirne di nuovi. Con un doppio vantaggio: costi ridotti e addio cattedrali nel deserto. Il secondo ragionamento riguarda la sostenibilità ambientale ed è direttamente collegato al primo: costruire meno significa avere un impatto ridotto sull’ecosistema della montagna. Infatti, nei grandi proclami che seguirono l’assegnazione dei Giochi invernali a Milano-Cortina, si parlò di “Olimpiadi a costo zero” e all’insegna dell’ambiente. Nel dossier di candidatura la parola “sostenibilità” viene ripetuta quasi cento volte, in ossequio all’Agenda del Cio. Cento opere sono in cantiere: strade, ferrovie, ponti, varianti, funivie, seggiovie, parcheggi, sbancamenti e nuovi impianti. È la confutazione dell’assioma iniziale.

Cosa non ha funzionato

Infatti, nella preparazione delle Olimpiadi “diffuse” sono emersi troppi problemi. Innanzitutto i costi: sono lievitati sia quelli legati alle strutture sportive, sia quelle destinate alle opere accessorie. Sul primo fronte, i pochi impianti sportivi che dovevano essere costruiti hanno tutti avuto intoppi. Non c’è solo l’arcinota pista da bob di Cortina, che doveva essere una ristrutturazione da una quarantina di milioni ed è costata circa 130 milioni di euro. A Milano era prevista la riqualificazione del PalaSharp, storico palazzetto a Lampugnano: è rimasto un rudere. Le gare di hockey si faranno invece alla nuova arena (privata) di Santa Giulia, che non è ancora completamente finita e sarà poi destinata ai concerti. L’hockey si gioca anche a Rho, in una struttura temporanea che poi verrà smantellata. Sempre nella Fiera, ci sarà anche il pattinaggio di velocità: stesse modalità. Il dossier iniziale prevedeva la copertura dello splendido ovale di Baselga di Pinè, dove fare appunto lo speed skating: alla fine l’operazione è stata abbandonata per i costi troppo elevati. Fortunatamente il resto era già tutto pronto. Non erano pronte invece le strade e la rete dei trasporti: a dispetto degli annunci iniziali, per rifare ferrovie, ponti, funivie e varianti sono stati stanziati quasi 5 miliardi di euro. Il problema è che la maggior parte delle opere – più della metà – sarà pronto solo dopo i Giochi. In alcuni casi, i cantieri apriranno – forse – a Olimpiade già conclusa. Nel frattempo, gli spettatori che vengono in Italia per godersi i Giochi affrontano gli stessi problemi che hanno tutti i giorni pendolari, studenti e italiani in generale. Ed ecco che la mappa di Milano-Cortina diventa l’istantanea di un’odissea logistica.