Pensieri in libertà (con libertà di pensiero) sulla settimana NBA | 26 punti di media e tira dal perimetro con il 40%: solo Larry Bird si arrestava come il cestista di Houston

Attenzione, è un giocatore di altissimo livello. È solo legittimo chiedersi se può davvero essere la stella di prima grandezza di una squadra che punta al titolo. O comunque a fare strada nei playoff. In alcune partite, sembra imprendibile. In altre, diventa impreciso, prende tiri da fuori a bassa percentuale, sembra non avere il carisma giusto per trascinare la squadra. Nelle ultime dieci gare, per esempio, dal campo sta tirando così e così (44%), per 18,3 punti in totale. Stanotte contro gli Charlotte Hornets dire che ha “steccato” è volergli fare un complimento: appena 7 punti con 3 su 11 dal campo. Ai liberi, poi, non ne parliamo nemmeno. Non raggiunge il 70%, non il massimo per uno che gioca la sua mole di palloni. Tecnicamente, sembra un filmato proveniente direttamente dagli anni ’90. Somiglia molto a Rony Seikaly (pivot libanese che ha fatto il suo meglio con i Miami Heat).
Trattasi di centrone come li facevano una volta. Molto vintage. Un po’ lentino e rigido, forse poco esplosivo, però con un uso del piede perno davvero notevole. Prende posizione in post basso, sente con la schiena le intenzioni del difensore, finta o si gira in base alla reazione chi lo sta marcando e trova (quasi) sempre la via del canestro. Bel semigancio destro quando prende il centro area dopo un arresto a un tempo, capace anche di attaccare in palleggio e proteggere la palla con il corpo nelle entrate centrali. Molto bravo a servire i tagli dei compagni. Per lui, in questa stagione, oltre i 20 punti di media e 9 rimbalzi. Forse un po’ poche le carambole, considerando l’alto numero di possessi con cui si gioca oggi. Chi è Alperen Sengun? Solo il tempo ce lo dirà.
Forse una parabola discendente un po’ troppo ingenerosa, per un giocatore che in ogni caso ha vinto un anello con i Los Angeles Lakers da protagonista. Anthony Davis è finito ai Wizards con D’Angelo “nessuno mi vuole” Russell, Hardy ed Exum in cambio di Middleton, Johnson, Branham, Bagley e due prime scelte di futuri draft. Si, in cambio di poca roba. Forse le scelte future, ma in sostanza, al momento, poca roba. Dallas decide di ricostruire. Washington decide – una costante da venti o trent’anni – di fare cose a caso, senza strategia, senza un senso logico. Davis raggiunge Trae Young. Evviva, che felicità. Fatto sta che per l’ex stella dei Pelicans, a 33 primavere, problemi fisici costanti e con un picco di carriera ormai bello che andato, approdare in una franchigia in confusione, poco sexy, poco gloriosa come i Wizards potrebbe segnare (sempre se vi rimarrà) un fine carriera da incubo, tra poca considerazione, risultati pessimi, essere ai margini della NBA. Dispiace.
Sapete perché può essere considerato nella top 5 degli attaccanti migliori di sempre? Perché è un 2.11 in grado di arrestarsi a due tempi dal perimetro come solo Larry Bird sapeva fare. Ma che poi, palla in mano, è in grado di cambiare direzione in palleggio e penetrare fino in fondo come fosse una guardia. Perché con quello specimen fisico, e delle braccia interminabili, muove i piedi in uscita dai blocchi come e forse meglio di Reggie Miller. Perché 20 punti in una gara di alto livello NBA li mette solo nel momento in cui dice alla propria fidanzata “amore, mi faccio il borsone e vado al campo”. Perché nemmeno King Kong potrebbe impedirgli di prendersi un tiro dalla media cadendo all’indietro. Ma anche perché, a 37 anni, sta segnando ben 26 punti di media e tira dal perimetro con il 40%. Ogni volta che rilascia la palla dopo un arresto e tiro, da qualche parte negli States sboccia una rosa. American Beauty.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.