
La ceca, classe '95, è un unicum nella storia degli sport invernali. Ma per un conflitto di date tra la discesa e il gigante parallelo di snowboard è stata costretta a fare una dura scelta
Se le mettete in mano una stecca da biliardo, probabilmente nel giro di pochi mesi la vedreste in tv partecipare a una finale di snooker. Perché lei è così, leggere per credere: il 18 gennaio, a Tarvisio, si mette ai piedi un paio di sci lunghi, e quando al parterre del super-g di Coppa del mondo stanno quasi per festeggiare, ecco che taglia il traguardo. Terza. Sei giorni dopo è a Simonhohe, in Austria, si corre lo slalom gigante parallelo, sempre di Coppa del mondo. E che problema c’è? Infila ai piedi la tavola e mette tutte in riga. Prima.
È Ester Ledecká, ceca, classe ’95, unica atleta della storia dei Giochi olimpici invernali ad aver vinto l’oro in due discipline diverse. Ebbene sì: super-g (sci alpino) e slalom gigante parallelo (snowboard). Per gli addetti al settore, e per chi la conosce, Ledecká è una forza della natura. Una specie di prodigio, come ne nascono poche, una su un milione ogni tot anni, al netto del duro allenamento e dei sacrifici. D’altra parte, se la cava per davvero alla grandissima sul ghiaccio, brandendo la mazza da hockey, ma anche con la tavola da surf in estate, cavalcando le onde, o in una palestra mentre pratica kickboxing. Va detto, in effetti, che suo nonno era hockeista (Jan Klapac, argento e bronzo olimpico), sua mamma pattinatrice di figura di alto livello.
E non è un caso che la Red Bull, sempre alla ricerca di nuovi testimonial, l’abbia voluta con sé appena ha compiuto il miracolo sportivo: nel 2018, ai Giochi di Pyeongchang, Ledecká ha prima trionfato nello snowboard, poi – a sorpresa – nel supergigante, partendo col pettorale 26, quando letteralmente le redazioni dei giornali avevano già dato la notizia del podio finale. Riguardare quella gara, possibilmente sul canale ufficiale Olympics, e sentire le sue urla nel massimo sforzo, mentre sfreccia con la tutina disegnata dal fratello a oltre cento chilometri orari, e vedere la sua espressione di incredulità appena tagliato il traguardo – un centesimo più veloce della favoritissima Anna Veith – è sempre uno spettacolo. “Credevo avessero sbagliato a registrare il mio tempo” dirà. Veith, ironia della sorte, lavorerà col produttore di sci scelto dall’atleta ceca, Kästle. Quattro anni dopo, a Pechino, Ledecká quasi rifà lo scherzetto: di nuovo oro nello slalom gigante parallelo di snowboard, quinta in supergigante, quarta in supercombinata.
“I miei allenatori mi dicono che quando scio sembro una snowboardista, e che quando faccio snowboard sembro una sciatrice. Mi hanno sempre detto di scegliere, o l’una o l’altra disciplina, ma sono solo parole, bla bla bla”. Ledecká ha sempre fatto di testa sua, portando avanti due discipline fin da piccola. “Dicono che sono pazza. Beh, hanno ragione“. Ledecká sempre controcorrente. Nella vita, in gara, sui social. Mentre suona il piano, la chitarra. Mentre impara a ballare e sorride.
E ora, a Milano-Cortina, che farà? In questo caso è stata costretta a scegliere: l’8 di febbraio sono in programma sia la discesa olimpica sia il gigante parallelo. La prima a Cortina e la seconda a Livigno. Ledecká ha scritto a tutti: al Cio, alla Fis. “Cambiate data, fate qualcosa”. Nessuna risposta. “Ho pianto per questa cosa, credevo mi venissero incontro” ha detto. E alla fine, sì snowboard, discesa libera no. Lei, che più volte ha scherzato sul fatto di essere una supereroe, alla domanda su quale superpotere avesse voluto avere ha risposto: “Il teletrasporto“.
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