
LA GUIDA OLIMPICA - Nato in Scozia per giocare a bocce sui laghi ghiacciati, nel tempo ha affinato regole e strategie. E fa della sportività il suo perno: infatti non è prevista la presenza di un arbitro
Il granito estratto dall’isola scozzese di Ailsa Craig ha dato vita a uno dei giochi più popolari e attesi delle Olimpiadi. Definito “ruggente” per il rumore delle pietre sul ghiaccio, viene soprannominato “gioco del silenzio” perché durante la partita nessuno parla. Alla fine degli anni ’90 era considerato uno sport di nicchia, oggi è uno dei più apprezzati. Che sia stato dal vivo o in tv, almeno una volta vi sarete chiesti: “ma perché nel curling due atleti spazzolano il ghiaccio?”. Andiamo con ordine.
Il calendario delle Olimpiadi: gli orari di gare e finali giorno per giorno
Gli italiani in gara a Milano-Cortina 2026: tutti gli azzurri in ogni disciplina
Le origini
Il curling nasce in Scozia nel XVI secolo come passatempo per i più piccoli: piccoli laghetti ghiacciati erano il campo da gioco preferito. E al posto della stone come la conosciamo oggi, venivano utilizzati dei comuni sassi come se fossero delle bocce. Oggi la superficie del campo di gioco – detto rink – non è ghiaccio liscio, ma è ricoperta da piccole goccioline d’acqua congelate chiamate “pebble” determinanti nel ridurre l’attrito.
Le regole e la terminologia
Una gara di curling è suddivisa in parziali, chiamati “end”. Per il doppio misto ne sono previsti 8 (10 invece nelle competizioni maschili e femminili). Vince chi ottiene il maggior numero di punti al termine di tutti gli “end”. In caso di parità è previsto un extra-end. A ogni manche è possibile accumulare un massimo di 8 punti: un 8-0, che è molto raro, viene chiamato “pupazzo di neve”. Insomma, un po’ come quando parliamo informalmente di “cappotto” nel ping pong.
Il rink, ovvero il campo da gioco, è una striscia di ghiaccio stretta circa 5 metri e lunga 45 metri. Il famoso bersaglio si chiama “house”: proprio nella casa i giocatori devono indirizzare la loro stone. Composta da tre cerchi concentrici, il centro viene definito “button”. In sostanza è quello che fa accumulare punti. Più la pietra è vicina al “button” più probabilità hai di vincere la manche.
Nei match di doppio ogni squadra può spostare una delle due pietre iniziali. Quello che viene definito “power play” consente di spostare la stone sul lato così da liberare la pista per il bersaglio più grosso. L’”hammer” (martello), invece, è rappresentato dall’ultimo tiro della manche: un vero e proprio vantaggio strategico che viene decisivo all’inizio della gara tramite sorteggio. Chi lancia per ultimo, infatti, può ribaltare il punteggio in suo favore.
A cosa serve spazzare il ghiaccio
E qui torniamo alla domanda iniziale. Sembra un gesto ridicolo, ma spazzare il ghiaccio è fondamentale: infatti farlo davanti alla pietra ne aumenta la velocità e ne raddrizza la traiettoria. Il ghiaccio si scioglie e crea il cosiddetto acquaplaning. In questo modo, con il cosiddetto “Effetto Scopa”, saranno gli atleti a decidere il percorso della stone.
Una disciplina senza arbitri
Sembrerà strano, ma il curling è una delle poche discipline in cui non è prevista la presenza di un arbitro. Questo sport, noto per la sua sportività, si basa sul Fair Play dei giocatori (il cosiddetto “Spirit of Curling”). Un buon curler non distrae e non umilia gli avversari: gli atleti giocano per vincere nel rispetto delle regole. È poi tradizione che i vincitori offrano da bere alla squadra sconfitta dopo la partita. Stefania Constantini e Amos Mosaner – oro olimpico nel doppio misto – avevano pagato il loro giro di birre nel 2022 a Pechino. Quest’anno a chi toccherà?