Olimpiadi

Settanta docce distrutte in un mese, vandali hanno agito indisturbati: inchiesta sulla sicurezza del Villaggio olimpico

All’interno degli alloggi destinati agli atleti sono stati manomessi i tappi di scarico del piatto della doccia di turno e perforati i tubi di scarico

Più bello dentro che fuori, ma con una possibile falla nel sistema di sicurezza. Il Villaggio olimpico di MilanoCortina, infatti, è stato teatro di alcuni atti vandalici tra il 12 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026 con ben 70 docce totali devastate in altrettante stanze di tre palazzine. A riportare i fatti è il Corriere della Sera. All’interno degli alloggi destinati agli atleti sono stati manomessi i tappi di scarico del piatto della doccia di turno e perforati i tubi di scarico con mezzi meccanici come una fresa.

I danni – adesso al vaglio della Digos della polizia e del pool antiterrorismo della Procura di Milano – sono stati scoperti per caso dai manager della Fondazione MilanoCortina responsabili della gestione logistica del Villaggio durante attività di collaudo degli impianti idrici (successivi alla flussimetria del 28 novembre 2025) già programmati. I manager hanno notato una copiosa perdita d’acqua dal soffitto di un piano terra e da lì c’è stata subito la percezione che qualcosa non andasse. I sopralluoghi dei tecnici hanno così individuato una serie di danneggiamenti in più palazzine e in più periodi.

Nella “palazzina F” il 12 dicembre 2025 sono stati danneggiati 29 bagni e nella “palazzina E” ne sono stati contati altri 22. A distanza di quattro giorni sono stati vandalizzati altri 7 bagni nella “palazzina D”. E successivamente – dopo circa un mese – il 12 gennaio 2026 dopo altri controlli sono stati scoperti altri 12 piatti doccia danneggiati (che erano perfettamente funzionanti nelle precedenti verifiche) nella “palazzina F”. Traendo le conclusioni, tra il 16 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026, qualcuno – o entrato abusivamente dall’esterno nel Villaggio Olimpico o già presente avendo titolo – ha distrutto le 70 docce con strumenti meccanici e rumorosi come una fresa, per almeno due volte e in operazioni che comunque non vengono portate a termine in brevissimo tempo. Ma oltre al danno in sé (le docce sono state ripristinate e rimesse a nuovo in poco tempo), c’è il vero interrogativo della vicenda, che riguarda ovviamente le procedure di sicurezza.

Entrare nel Villaggio olimpico era infatti in teoria possibile in quelle settimane soltanto dal cantiere di via Lorenzini e soltanto in possesso di un pass personalizzato e abbinato a un codice QR, sotto la sorveglianza continua dei vigilantes di un’azienda di sicurezza esterna e privata. All’interno non c’erano poi limitazioni alla circolazione interna tra le varie palazzine per gli operai delle decine di ditte impegnate a lavorare, ma per accedere in ciascuna delle stanze serviva una singola chiave diversa gestita dalla Fondazione e consegnata alla ditta di turno solo per il tempo necessario a svolgere il lavoro. C’erano soltanto tre eccezioni: due riguardanti aziende incaricate degli arredi e della manutenzione e una consistente in una chiave in grado di aprire tutte le porte.

Gli inquirenti però potrebbero e dovrebbero avere qualche indizio: le immagini (conservate su server del Villaggio olimpico) delle telecamere di videosorveglianza puntate sui corridoi di ogni piano e di ogni palazzina in teoria dovrebbero aver ripreso tutto.