Olimpiadi

Che smacco per Malagò: perde la corsa a un posto nell’esecutivo del Cio, beffato in casa dal cileno Ilic

Nel corso della votazione della 145esima assemblea, il presidente di Fondazione Milano Cortina 2026 ed ex numero uno del Coni è stato battuto alla seconda votazione. Lui la prende con sportività, ma la delusione è grande

Sognava di essere eletto proprio in Italia, e poi di farsi le Olimpiadi di Milano-Cortina da presidente (del Comitato organizzatore) e pure da fresco membro dell’esecutivo Cio. Praticamente un trionfo. Invece è finita, se non proprio con un’umiliazione, certamente con una beffa: battuto – o come si suol dire in gergo “trombato” – per un solo voto e in casa propria nella corsa ad un posto prestigioso nel consiglio dei ministri dello sport mondiale.

Giovanni Malagò coltiva da anni il progetto di una carriera internazionale, visto che la politica italiana fin qui non l’ha mai troppo attratto. È diventato membro Cio nel 2018, poi ha favorito l’elezione tra gli atleti della sua protetta Federica Pellegrini. In passato si era parlato addirittura di una possibile candidatura alla presidenza, ma all’ultimo giro in cui è stata eletta la sudafricana Kirsty Coventry i tempi erano decisamente prematuri. Proprio l’elezione di Coventry, però, ha liberato un posto nell’esecutivo Cio, il gruppo ristretto che prende le decisioni più importanti, direttamente sotto il presidente. L’occasione ideale per fare un ulteriore avanzamento, tanto più che il voto si teneva a Milano, nella sessione Cio che tradizionalmente precede l’inizio dei Giochi. Da padrone di casa, e con un solo rivale, Malagò si presentava da favorito.

Invece è andata male. Anzi malissimo: Malagò ha perso di un’incollatura contro il cileno Neven Ilic: al primo giro avevano preso 48 voti a testa, al secondo è stata decisiva un’astensione. Ha pagato una serie di circostanze sfavorevoli. Nelle dinamiche della geopolitica sportiva, un cileno era comunque più adatto a prendere il posto di Coventry, donna sudafricana, tanto più che il Sudamerica ha soltanto un altro rappresentante nel board, dove invece l’Europa è in larga maggioranza e l’Italia può contare già su Ivo Ferriani (il n.1 mondiale del bob). E probabilmente lo stesso Malagò, che era molto vicino all’ex presidente Thomas Bach (che in passato lo ha spalleggiato nelle battaglie contro il governo italiano), sembra diventato più marginale nella nuova gestione Coventry.

Malagò ostenta sportività: “Accetto con serenità l’esito del voto”, ha detto dopo la proclamazione del rivale. “Sono arrivato a pareggiare i suoi voti in pochi giorni di campagna”. Ma in realtà ci teneva tantissimo e ci lavorava da tempo. Lo smacco è clamoroso. Non è la prima volta che capita: c’è infatti l’illustre precedente di Mario Pescante, che proprio nella sessione di Torino 2006 non riuscì a diventare vicepresidente. Evidentemente le Olimpiadi di casa non portano bene ai nostri dirigenti, ma oltre la cabala ci dev’essere di più. La morale è che il prestigio che Malagò si è sempre (auto) riconosciuto a livello internazionale forse era stato un po’ sovrastimato. Ormai isolato in Italia, dove le continue polemiche contro politica e governo lo hanno portato a perdere consenso nel suo stesso mondo (vedi l’ultima batosta sulla scelta della governance delle Olimpiadi giovanili di Valtellina 2028). Irrilevante anche nel mondo. Gli restano i Giochi di Milano-Cortina da presidente, queste tre settimane ancora da protagonista. E poi un futuro da reinventare.