Olimpiadi

Tensioni al confine: gli svizzeri si ritrovano a gestire gli spettatori delle gare di Livigno, vogliono almeno 5 milioni da Milano-Cortina

Buona parte del flusso di appassionati in arrivo dal Nord Europa deve fermarsi nel Cantone dei Grigioni: il passaggio in Italia avverrà tramite navette che attraversano la galleria del Munt La Schera. Per coprire le spese, gli organizzatori hanno offerto 600mila euro

Che le Olimpiadi Milano Cortina siano, al di là dell’emozione sportiva, soprattutto una questione di soldi lo si è capito da tempo, ma ciò che sta accadendo nell’Alta Valtellina, ai confini con la Svizzera, è una dimostrazione ancora più lampante. Per organizzare i Giochi, Fondazione Milano Cortina 2026 spende almeno 2 miliardi di euro, circa […]

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Che le Olimpiadi Milano Cortina siano, al di là dell’emozione sportiva, soprattutto una questione di soldi lo si è capito da tempo, ma ciò che sta accadendo nell’Alta Valtellina, ai confini con la Svizzera, è una dimostrazione ancora più lampante. Per organizzare i Giochi, Fondazione Milano Cortina 2026 spende almeno 2 miliardi di euro, circa 500 milioni di euro in più rispetto a quanto preventivato. Eppure dall’Italia sono stati offerti solo 600mila euro ai nostri vicini che hanno chiesto un contributo per le spese che dovranno sostenere per l’accesso degli spettatori in arrivo a Livigno dal centro Europa, in particolare Romania, Polonia, Cecoslovacchia e Austria. Gli italiani hanno il braccino troppo corto per gli elvetici che chiedono almeno 5 milioni di euro, anche se pare che spendano di più. Finora hanno dovuto accontentarsi di promesse. La vicenda non ha solo risvolti contabili, nei rapporti bilaterali con il Cantone dei Grigioni, ma si collega a uno dei nodi problematici dell’organizzazione, i collegamenti.

Le Olimpiadi non vengono seguite solo attraverso la televisione o le piattaforme. Le gare in diretta costituiscono un indiscutibile spettacolo, soprattutto quando si tratta di sport come snowboard, freestyle skiing e moguls (gobbe). Si tratta di discipline che attirano molto un pubblico giovane e che verranno disputate in due aree, il Mottolino e il Carosello Snowpark. Per questa è atteso un afflusso considerevole di spettatori dalla Repubblica Elvetica. Il traffico di persone e auto private dovrà però fermarsi al di là del confine perché l’accesso a Livigno avviene attraverso un autentico collo di bottiglia. Si tratta di una galleria artificiale lunga 3 chilometri e 400 metri, ad una altezza di 1.800 metri sul livello del mare, nelle viscere del Munt La Schera. È un vero budello, gestito dalla società Engadiner Kraftwerke, costituito da una sola corsia di marcia, con il traffico a senso alternato e regolazione affidata a un semaforo.

Tutti dovranno transitare da lì, ma le caratteristiche della galleria non consentono di portare in Italia, nei tempi utili per le gare, tutti gli spettatori se non utilizzando mezzi di altezza non superiore ai 3 metri e 60 centimetri e di larghezza inferiore ai due metri e mezzo. Anche perché, oltre la galleria, si intaserebbe la zona del lago di Livigno fino al paese, con un inquinamento enorme. Abitualmente il costo di un passaggio è di 20 franchi svizzeri, all’incirca 21 euro e 50 centesimi. Come avviene per le altre venues, le auto private si devono fermare lontano dalle località di gara. A Cortina, ad esempio, grandi parcheggi sono stati realizzati a Longarone, San Vito di Cadore e Fiames. A Livigno saranno in territorio svizzero per chi arriva da nord, con il problema di attrezzare le aree.

Gli elvetici hanno fissato un prezzo giornaliero di sosta piuttosto elevato, 70 franchi, per disincentivare le auto e promuovere gli arrivi in treno fino a Zernez. Un parcheggio si trova lì, gli altri poco prima del tunnel (sul versante elvetico) e in Val Monastero. I lavori di adattamento costano milioni di euro, per questo da alcuni anni sono stati avviati contatti tra le amministrazioni dei due paesi. A quanto pare senza esito. Le trattative si sono arenate a metà gennaio. Gli svizzeri si sono sentiti offrire 600mila euro, ritenuti assolutamente inadeguati rispetto al traffico che intaserà le loro strade e al lavoro di manutenzione che dovranno garantire, soprattutto se nevicherà molto. Così dal Canton Grigioni sono partite le accuse. “Noi le Olimpiadi le abbiamo sempre rifiutate e adesso dobbiamo farci carico dei costi per i Giochi voluti dagli italiani”. L’ultimo riferimento è al 2017, quando venne rifiutata l’ipotesi di candidarsi proprio per il 2026, l’edizione andata all’Italia.

L’assessore lombardo alla montagna, il leghista Massimo Sertori, ha risposto accampando giustificazioni tecniche. “Abbiamo fatto più dialoghi e più incontri. Io stesso ho un rapporto personale molto positivo con i ministri dei Grigioni. Credo ci sia un errore di fondo. I flussi utilizzati dai Grigioni per quantificare il conto sono più elevati rispetto a quelli reali”. Li hanno indicati in punte di 7mila persone al giorno, un flusso di cui beneficia Livigno per i consumi nei bar e ristoranti durante le gare, o per il pernottamento in albergo. Non gli svizzeri. “Stiamo lavorando sui dati effettivi, sui flussi reali, e da questo punto di vista vedremo quali saranno i conteggi rivisti”, ha aggiunto Sertori. Ma da allora non c’è stato nessun passo avanti concreto. Il clima che si respira in Engadina è pesante, anche se non al punto da pensare di ostacolare gli accessi. I Grigioni hanno rifiutato la proposta arrivata dall’Italia di garantire l’apertura del passo della Forcola di Livigno, che d’inverno resta chiuso.

Il piano viario più recente prevede una frequenza molto elevata nel tunnel Munt La Schera, arrivando fino a un bus ogni 3 minuti e mezzo nelle ore di punta, pari a circa 17 bus all’ora. I servizi navetta collegheranno le stazioni di Zernez e Malles (in Italia) e i piazzali Park+Ride situati a Zernez e in Val Monastero, trasportando i visitatori direttamente a Livigno. Fondazione Milano Cortina 2026 e la Regione Lombardia sembrano avere altro da pensare, visto che sono alle prese con problemi di budget platealmente sforato. Ormai però siamo alla vigilia dei Giochi e lassù, oltre il “piccolo Tibet” è attesa una cornucopia di opere per 160 milioni di euro finanziati dallo Stato italiano, una nevicata che si ferma sul confine nazionale.