
La procura del Vallese ha respinto la richiesta della difesa dei due indagati per chiudere la piattaforma creata da uno dei legali impegnati nella tutela delle parti civili
La procura del Vallese ha respinto la richiesta della difesa dei coniugi Moretti – Jacques e Jessica Maric – di far oscurare il sito crans.merkt.ch, una piattaforma online creata dall’avvocato Romain Jordan, che rappresenta alcune delle vittime dell’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana. Il sito – come scrive Repubblica – consente a testimoni e […]
La procura del Vallese ha respinto la richiesta della difesa dei coniugi Moretti – Jacques e Jessica Maric – di far oscurare il sito crans.merkt.ch, una piattaforma online creata dall’avvocato Romain Jordan, che rappresenta alcune delle vittime dell’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana. Il sito – come scrive Repubblica – consente a testimoni e persone informate sui fatti di condividere con i legali delle vittime foto, video e documenti relativi alla strage di Capodanno, che ha causato 41 morti e 115 feriti di cui 64 ancora ricoverati in ospedale in conseguenza delle ustioni e dei danni ai polmoni per i fumi tossici respirati.
Secondo quanto emerge dagli atti, il 14 gennaio Patrick Michod, avvocato di Jacques Moretti, ha scritto alla procura di Sion sostenendo che Jordan stesse assumendo un ruolo che spetterebbe esclusivamente all’autorità giudiziaria. Nella lettera, Michod afferma che la piattaforma configurerebbe un’indagine parallela, priva di supervisione da parte degli inquirenti, e critica in particolare la possibilità di inviare materiale in forma anonima. A suo avviso, ciò renderebbe difficile verificarne l’origine e l’autenticità, anche considerando il rischio che immagini o video possano essere stati generati o manipolati tramite strumenti di intelligenza artificiale, con il pericolo di introdurre prove false nel procedimento. Un’azione che rientra nella strategia difensiva aggressiva che ha portato i due coniugi – indagati per omicidio e lesioni – a scaricare le responsabilità del rogo su staff, camerieri e Comune.
Jordan – che già dai primi giorni ha valutato anche la possibilità di una causa contro il Comune per i mancati controlli – ha risposto il 22 gennaio, sempre con una comunicazione alla procura, sostenendo che non esistono motivi giuridici per vietare a una parte di raccogliere elementi potenzialmente utili alla difesa dei propri interessi. L’avvocato ha precisato che l’eventuale raccolta di dati tramite la piattaforma non sottrae prove all’indagine ufficiale e che il materiale acquisito può essere sottoposto alle stesse verifiche previste per qualsiasi altra fonte. Ha inoltre osservato che nulla impedirebbe alla polizia o alla procura di creare uno strumento analogo per la ricerca di testimoni, iniziativa che – secondo quanto riferito – era stata proposta dallo stesso Jordan nei primi giorni dell’inchiesta senza ottenere riscontro. L’avvocato ha anche sottolineato che il sito rappresenta un’alternativa trasparente all’invio diretto di informazioni ai media.
Al momento non sono previste azioni contro la piattaforma, che tuttavia resterà sotto osservazione. Sul sito è inoltre specificato che chi è in possesso di potenziali prove deve conservare i file originali e rivolgersi alla polizia o alla procura per segnalarli. Commentando la decisione, Jordan ha dichiarato a Repubblica che si tratta di una notizia positiva per lo svolgimento delle indagini e per le famiglie delle vittime.
Intanto il contestato Comune di Crans ha stanziato un milione di franchi destinati alla Fondazione d’aiuto alle vittime dell’incendio. “Siamo consapevoli che il denaro non cancellerà nessuna ferita, ma speriamo di poter sostenere le famiglie colpite da questa tragedia e testimoniare la solidarietà della comunità di Crans-Montana”, spiega in una nota il sindaco Nicolas Féraud che aveva ammesso come il locale dei due indagati non fosse stato controllato negli ultimi cinque anni.